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Una proposta di legge per svecchiare la normativa sulle sanzioni a tutela dell’olio extra vergine d’oliva

E’ stata presentata alla Camera una proposta di legge a firma del deputato pugliese Giuseppe L’Abbate del M5S per svecchiare la normativa nazionale inerente le sanzioni a tutela dell’olio extra vergine di oliva, attualmente disciplinate da una legge risalente al 1960. L’attuale classificazione degli oli d’oliva è disciplinata dalla regolamentazione dell’Unione europea che ha introdotto, relativamente alle caratteristiche che devono possedere le diverse categorie di olio, parametri chimico-fisici ed organolettici non previsti all’epoca in cui fu emanata la legge nazionale inerente le sanzioni da applicare in caso di classificazione non conforme alla normativa di classificazione, ovvero la legge n. 1407 del 1960 attualmente in vigore. Ad esempio, le caratteristiche organolettiche (ndr – pannel test), i limiti degli isomeri trans dell’acido oleico (tra i principale indice di classificazione dell’olio di oliva) ed altre caratteristiche legate all’evoluzione analitico-scientifica non risultano contemplate nella normativa risalente al 1960. Inoltre, in detta normativa ancora in vigore non sono neppure previste alcune tipologie di esami per una puntuale e corretta classificazione degli oli di oliva. Per cui l’esponente parlamentare pugliese del M5S, ritenendo doveroso intervenire con un aggiornamento normativo anche in merito alle sanzioni da applicare in caso di violazione nella classificazione degli oli di qualità, ha depositato una proposta di legge al riguardo, al fine di “svecchiare” la legge italiana inerente le sanzioni. Infatti, ha dichiarato L’abbate : “l’apparato sanzionatorio non è adeguato a quelle che sono state le evoluzioni nel mondo dell’olio di oliva negli ultimi 50 anni e, incredibilmente, non utilizza strumenti, tecniche e caratteristiche divenute scientificamente obiettive per stabilire le diverse tipologie e qualità di olio di oliva”. L’esponente pugliese del M5S, che è anche componente della Commissione Agricoltura di Montecitorio, pertanto ha sottolineato: “Per rassicurare i consumatori sull’olio d’oliva che stanno acquistando e per tutelare e sostenere i produttori di qualità si rende necessario adeguare il panorama sanzionatorio nazionale in funzione alle designazioni e definizioni degli oli di oliva e degli oli di sansa di oliva così come previste dal legislatore dell’Unione europea”. E “per far questo – ha aggiunto L’Abbate – , ho presentato una proposta di legge che integra il decreto legislativo 23 maggio 2016, n. 103 con disposizioni che consentano di adeguare il sistema sanzionatorio alle nuove disposizioni comunitarie, creando una sorta di ‘Testo unico’ sanzionatorio”, commentando inoltre: “Per una volta che l’Unione europea ci garantisce una innovazione a tutela della parte sana della filiera commerciale, dal produttore al consumatore  mi sembra quantomeno opportuno cogliere questa occasione e far sì che le normative italiane in materia non rimangano obsolete”. “Mi auguro, dunque, – ha concluso l’esponente pentastellato proponente della nuova disciplina sanzionatoria – che la proposta possa iniziare quanto prima l’iter parlamentare alla Camera a difesa dell’oro verde, dei suoi produttori e dei suoi estimatori”. Quindi, ogniqualvolta ci si appresta all’acquisto di una lattina o una bottiglia del prezioso condimento che è l’immancabile protagonista della dieta mediterranea e dei sapori della cucina ‘made in Italy’, ovvero l’olio d’oliva, occorre fare bene attenzione a che tipologia di prodotto si sta acquistando. Pertanto “occhio all’etichetta”, poiché nella classificazione europea del prodotto sono implicitamente racchiuse anche una serie di altre informazioni utili ad individuare con esattezza la qualità e bontà dell’olio d’oliva etichettato. E, se la proposta di legge presentata da L’Abbate andrà in porto, qualora detta classificazione non dovesse rispondere ai requisiti normativi previsti, anche le sanzioni non saranno più le stesse di ora. E questo sarà sufficiente a scoraggiare sofisticazioni e frodi nel comparto? Verosimilmente no. Però, dopo oltre cinquant’anni, un aggiornamento normativo è sicuramente necessario.

Giuseppe Palella

 

 


Pubblicato il 1 Novembre 2018

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