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Test italiano in orbita, un prof Unifg racconta i giorni alla Nasa

“Osservando il cielo mi sono reso conto che quello che era stato tra le nostre mani fino a poco prima, stava lasciando la Terra per raggiungere lo spazio: e’
stata un’emozione travolgente”. Cosi’ un ricercatore dell’Universita’ di Foggia, componente dell’equipe coordinata dall’Universita’ di Bari che ha curato l’esperimento “In Vitro Bone”, inviato in orbita da Cape Canaveral, racconta la sue esperienza dei giorni scorsi alla Nasa per curare il lancio del test a bordo della navicella Dragon. Il test ha lo scopo di verificare l’efficacia della molecola ‘Irisina’ per la lotta contro l’osteoporosi e l’atrofia muscolare anche in vista di
missioni spedizioni spaziali con astronauti sempre piu’ lunghe, anche su Marte. L’equipe di ricerca e’ coordinata dalla prof.ssa Maria Grano (ordinario di Istologia alla Scuola di Medicina dell’Universita’ di Bari). Il prof. Giorgio Mori (associato di Malattie ondostomatologiche al Dipartimento di Medicina clinica e sperimentale di UniFg), in qualita’ di componente dell’equipe di ricerca allestita dall’Universita’ di Bari, si e’ occupato di osservare reazioni e comportamenti delle cellule ossee nello spazio. In una lunga testimonianza diffusa dall’Universita’ di Foggia, Mori racconta le sue emozioni e la sua esperienza dall’arrivo al Kennedy Space Center alla preparazione degli esperimenti, dal lancio del ‘Falcon 9′ il 2 aprile scorso e l’aggancio avvenuto due giorni dopo alla stazione spaziale orbitante. Mori parla della perfetta organizzazione e coordinamento tra l’agenzia spaziale Europea (ESA), che aveva concordato gli esperimenti e la NASA. “Tutto ha funzionato perfettamente – racconta – dall’allestimento delle colture cellulari alla loro integrazione nelle pathway, grazie alla collaborazione con i tecnici canadesi della Calm che hanno realizzato l’intero sistema e le payload, che consentiranno alle nostre cellule di vivere nelle condizioni giuste e a noi di raccogliere i dati utili alla fine della missione”. “Quello che immaginavo – racconta – avendo testato per gli ultimi due anni le procedure, e che tuttavia e’ stato sorprendente verificare, corrispondeva alla realta’: nulla era stato lasciato al caso”. “La notte di sabato 31 marzo – prosegue – ha rappresentato un momento cruciale: a sole 40 ore dal lancio, i nostri esperimenti sono passati alla fase finale e sono stati consegnati ai tecnici NASA per essere inviati nella capsula ‘Dragon'”. “Abbiamo lavorato tutta la notte ma con massima concentrazione, consapevoli di realizzare un esperimento che sarebbe andato in orbita intorno alla Terra. Lunedi’ 2 aprile – aggiunge Mori – noi ricercatori eravamo riuniti sul prato poco distante dalla rampa di lancio del razzo “Falcon” e abbiamo assistito in diretta tra rombi e fumi, al lancio della capsula “Dragon” che conteneva il nostro lavoro”. “Renderci conto, osservando il cielo, che quello che era stato tra le nostre mani fino a poco prima stava lasciando la terra per raggiungere lo spazio, e’ stata un’emozione travolgente”. “Siamo ora in attesa – conclude – di poter analizzare i dati degli esperimenti, con la speranza che contribuiscano ad adottare delle misure che possano rendere in un futuro prossimo la vita nello spazio piu’ simile a quella sulla terra”.

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