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“Esorcizzare la Basilica di San Pietro per purificarla dagli idoli”

Esorcizzare, per purificarla dagli idoli, la Basilica di San Pietro: la clamorosa proposta del consigliere di Papa Ratzinger, il noto teologo barese Monsignor Nicola Bux, a conclusione del discusso sinodo sull’ Amazzonia rivolta al cardinal Sarah.

Monsignor Bux, in alcune immagini si vede la ormai discussa Pachamama non solo nella chiesa Traspontina di Roma, ma anche in san Pietro, che ne pensa?

“I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, il Padre cerca tali adoratori” (Gv 4,23): “in spirito” vuol dire che il culto non è confinato in un sol luogo santo, come il tempio di Gerusalemme per i giudei; “in verità” vuol dire che non è contaminato da idolatria o sincretismo, cioè prodotto dalle nostre mani. La chiesa non è appena un luogo di raduno, ma la dimora di Dio con l’uomo, perciò è chiamata ‘casa di Dio’.

 Quale è il suo giudizio complessivo sullo svolgimento dei lavori del sinodo sull’Amazzonia?

“L’unica ragione per cui la Chiesa debba occuparsi di una regione del mondo, è perché il Signore le ha chiesto di far conoscere il Vangelo fino ai confini della terra. Il sinodo partiva dal presupposto che l’Amazzonia è una regione ricca ma devastata, e i suoi abitanti sono invece poveri e miseri. E il Signore è venuto ad evangelizzare i poveri, per i quali la Chiesa deve avere una opzione preferenziale – non assoluta come vorrebbe la teologia della liberazione – perché con la povertà  sperimentano una delle conseguenze permanenti del peccato originale. La povertà è diseguaglianza sociale, mancanza del necessario. Ad esempio, l’essere dotato di telefonino, che è cosa superflua, spesso costosa, o essere in condizione di pagare lo scafista, non dà il diritto di essere annoverato tra i poveri. Invece la Chiesa, che, alle sue origini “mancava del necessario” (2 Cor. 8,7-14) e ancora oggi, in diverse parti del mondo, viene perseguitata, questa sì che è povera e fatta di poveri. La Chiesa conosce la povertà per il fatto che la sua predicazione ha maggiore accoglienza nelle pieghe povere delle popolazioni.”

Si corre il rischio dello scisma?

“L’unità della Chiesa è il bene più prezioso da custodire, dice san Giovanni Crisostomo, che preferì cinque volte l’esilio, pur di evitarlo. Da più parti si dice che la rottura nella Chiesa cattolica c’è già, si parla della coesistenza di due religioni o di una anti-chiesa. Il punto è di non tirare la corda. Per esempio, insistere sulla Chiesa sinodale, contrasta con la natura della Chiesa cattolica che è gerarchica perché ha un vertice: il primato del papa, perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità della Chiesa, come afferma il Vaticano II (Lg 23).

 Sinodo, era davvero tutto già scritto o previsto?

“Sembra tornato il pifferaio di Hamelin a far uscire i sorci che allegramente gli van dietro, senza capire dove andranno a finire. Che vuol dire l’arcivescovo di Taranto, quando afferma che la differenza tra noi e i popoli amazzonici sta nel fatto che noi accumuliamo cose e loro accumulano relazioni con la natura e le persone? La Chiesa deve occuparsi di far entrare l’uomo in relazione con Dio; deve insegnare anche a non deificare la natura, ma a custodirla con cura e farla progredire. La Chiesa non deve indicare com’è il Cielo ma come si va lassù. Di questo deve occuparsi un vescovo”.

Che cosa pensa del celibato per i preti?

 “Il card. Ruini ha ammonito che rinunciare al celibato è un cedimento allo spirito del mondo. Il dibattito su questo tema, rivela la deriva intramondana degli uomini di Chiesa. Si è dimenticato che la continenza –che è la sostanza del celibato, come della verginità consacrata – è il segno della tensione permanente verso l’eternità. I sacerdoti dell’Antico Testamento, in continuità coi quali su questo punto sono quelli del Nuovo, devono astenersi dai rapporti coniugali perché anticipano nel tempo la condizione celeste dove non esiste né moglie né marito. Certo, il ‘sommo sacerdote’ laicista Scalfari ha scritto che la Chiesa deve adeguarsi al mondo, e in questa ottica plaude al papa e ai pastori che porterebbero avanti tale agenda. Ma l’adeguamento al mondo è il tradimento di Cristo che ha detto, il mio regno non è di questo mondo”

Le donne possono fare il diacono?

 “Al tempo di Gesù, Israele era circondato da culti agiti da sacerdotesse, quindi egli non era condizionato dal maschilismo. Perché non le ha istituite nella sua Chiesa? Perché ha fatto della Chiesa la sua sposa, mentre ha istituito il sacerdozio virile, che ne è l’organo generatore, altrimenti si avrebbe un rapporto contro natura. Finché il diaconato sarà un grado del sacramento dell’ordine sacro, la Chiesa non ha il potere di conferirlo alle donne”

La dottrina della chiesa ne è intaccata?

“La dottrina o insegnamento, il pasto (donde vengono i termini pastore e pastorale) di cui devono nutrirsi i fedeli, deve essere “sicura”, “sana” e “pura”, scrive l’Apostolo a Tito. Ad ascoltare vescovi e preti in dialogo coi laicisti, ha osservato un sacerdote mio amico, si ha questa impressione: logica 0, senso della realtà 0, dottrina 0, confusione 10, allineamento al mondo 10 ecc. Non annunciano il vangelo di Gesù Cristo per convertire la mente e il cuore degli uomini a Dio, ma la ‘conversione ecologica’”.

Chi sono i viri probati?

“Il tentativo di clericalizzare i laici, sebbene il Vaticano II abbia esortato questi a permeare le realtà temporali, dando testimonianza e facendo missione nella famiglia e nel lavoro. Da alcuni osservatori, inoltre, ci si è chiesto: se l’obiettivo in Amazzonia è valorizzare le culture indigene, persino idolatriche, a che servono i sacramenti e quindi i preti? Se si teorizza che bisogna vivere la fede in modo laico, a che serve il sacerdozio? In Amazzonia, come in altre parti del mondo, si deve evangelizzare e promuovere la fede e la preghiera, solo così sorgerebbero le vocazioni”.

Bruno Volpe

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