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Sfratti a valanga in Puglia nonostante i blocchi del governo

Covid o non covid, emergenza o non emergenza, per gli inquilini che non pagano la pigione per colpa di una crisi sempre più insopportabile, la paura di restare senza un tetto corre sul filo degli sfratti esecutivi. Costi quel che costi, numeri alla mano. Sono stati pubblicati dall’ufficio statistica sfratti del Ministero degli Interni, infatti, i dati relativi alle esecuzioni autorizzate dai Tribunali della Puglia e gli sfratti andati avanti nonostante impegni e promesse del governo sono migliaia, nella nostra regione. Per la precisione 2mila e 538 nonostante fosse in vigore il blocco deciso dal Governo fino al 30 giugno 2021. Dall’analisi dei dati provinciali risulta che il territorio più colpito è quello barese con 1.187 esecuzioni, seguito dalla Bat con 524, da Foggia e Taranto rispettivamente 312 e 244, da Lecce 156 e Brindisi 115. I rappresentanti sindacali si sono fatti sentire, non senza aver aspettato anche loro che terminasse il periodo feriale estivo. “Si tratta di numeri impressionanti perché nemmeno il blocco imposto dal Governo ha inciso nelle esecuzioni coinvolgendo 2.538 nuclei familiari – ha osservato Paolo Cicerone, Segretario del Sicet Cisl/Puglia – e ci sarebbe da chiedersi come sarebbe stato l’impatto in Puglia sul fronte degli sfratti senza un blocco che, comunque, ha evitato l’80% del totale degli sfratti. Allora – ha spiegato ancora il sindacalista – occorre far diventare la politica abitativa pubblica una necessità strutturale del Governo centrale e regionale sbloccando con incentivi mirati il patrimonio immobiliare privato, ricorrendo a misure fiscali di vantaggio sia per i proprietari che per gli inquilini e operando per un Piano Casa a canoni sostenibili per le famiglie a basso reddito”. Insomma, non si poteva aspettare fino al termine dell’emergenza Covid-19, per tutelare tanti cittadini in difficoltà e scongiurare una possibile crisi abitativa? “Le agenzie dell’abitare del territorio regionale avrebbero dovuto sospendere subito gli sfratti esecutivi, almeno fino al termine dell’emergenza causata dal Covid-19, era anche la proposta lanciata dalla Uil di Puglia e Uniat/Puglia, sindacato degli inquilini della Uil. Ancora e sempre emergenza abitativa in primo piano in Puglia, dunque, anche perché l’Osservatorio in Puglia ha consegnato negli anni passati quadri a tinte sempre più fosche, sul fronte della crescita del disagio abitativo, con sfratti a quota del 90% solo per morosità incolpevole, cioè impossibilità dell’affittuario di pagare il canone a causa della riduzione della capacità reddituale. Questo mette a rischio in tutto il territorio regionale circa 15 mila famiglie che potrebbero restare senza un tetto, e che risiedono al 70% nei capoluoghi di provincia, mentre altre 30 mila circa hanno fatto richiesta di alloggio pubblico. E non parliamo dell’accesso alla casa e dell’impossibilità di condurre la propria esistenza in condizioni abitative dignitose, a Bari uno tra i problemi più gravi e forse anche più taciuti, causa di sempre maggiore esclusione sociale. Il problema della mancanza e dell’inadeguatezza degli alloggi si è aggravato anche dalla mancanza di risorse destinate all’edilizia residenziale pubblica: non dimentichiamo che l’Italia è ancora terz’ultima in Europa in termini di peso delle abitazioni sociali sul patrimonio abitativo, superata soltanto da Portogallo e Spagna. Ecco, dunque, la necessità di misure strutturali, per mostrare senza altri indugi una volontà d’inversione di tendenza, dopo anni di disinteresse e fallimento dei recenti provvedimenti legislativi -seppure in emergenza – in materia di ‘welfare’ abitativo.

Francesco De Martino

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