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Sfilzi, la foresta antica entra nella Rete dei Boschi Vetusti

Un’area di oltre 46 ettari nel demanio forestale regionale di Vico del Gargano

La Foresta di Sfilzi, uno degli ambienti più preziosi e meno accessibili della Foresta Umbra, ha ottenuto dalla Giunta regionale il riconoscimento di Bosco Vetusto e si prepara a entrare nella Rete nazionale istituita per proteggere gli ecosistemi forestali più antichi e meglio conservati del Paese. L’area si estende per oltre 46 ettari nel demanio regionale, nel territorio di Vico del Gargano, e ricade all’interno del Parco nazionale. Il provvedimento conclude la parte del procedimento affidata alla Regione e trasmette ora al ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste la proposta di iscrizione.

Una volta completato questo passaggio, Sfilzi diventerà il secondo bosco inserito nella Rete nazionale dopo l’Abetina di Rosello, in Abruzzo. Il riconoscimento non dipende soltanto dall’età degli alberi, ma dall’equilibrio sviluppato dall’intero ambiente nel corso dei decenni. Per essere classificata come vetusta, una foresta deve essere composta prevalentemente da specie autoctone e non aver subito interventi umani rilevanti per almeno sessant’anni, così da lasciare spazio ai processi naturali di crescita, morte e rinnovamento.

In questi ecosistemi anche gli alberi caduti svolgono una funzione essenziale. Il legno in decomposizione restituisce sostanze al terreno e crea habitat per insetti, funghi, muschi e numerosi altri organismi, favorendo una biodiversità difficilmente riscontrabile nei boschi sottoposti a una gestione più intensa. È proprio la continuità di questo ciclo, proseguito senza alterazioni significative, ad aver consentito alla Foresta di Sfilzi di raggiungere i requisiti previsti dalla normativa.

La candidatura è stata predisposta dalle strutture regionali competenti attraverso un’istruttoria che ha ricostruito le caratteristiche dell’area, censito gli elementi di vetustà e individuato le misure necessarie alla tutela, alla conservazione e al monitoraggio. Il riconoscimento comporterà infatti l’impegno a mantenere nel tempo le condizioni che hanno permesso alla foresta di evolvere secondo i propri equilibri. Sfilzi si trova nei pressi dell’omonima Riserva naturale integrale, in una delle zone di maggiore valore ambientale del Gargano. La distanza dalle principali vie d’accesso alla Foresta Umbra ha limitato la presenza umana e contribuito alla conservazione dell’ecosistema, caratterizzato da faggete pure e miste che convivono con cerri, aceri, carpini e numerose specie arboree e arbustive.

Alla varietà della vegetazione si accompagna una ricca presenza faunistica, favorita dalla tranquillità dell’area e dalla molteplicità degli habitat. A rendere ancora più particolare questo ambiente è la sorgente perenne di Sfilzi, l’unica presente nella parte montana del promontorio garganico. L’acqua ha permesso la formazione di una zona umida popolata da felci, muschi e licheni e frequentata da numerose specie selvatiche. Il valore della foresta è rafforzato dall’inserimento delle sue faggete nel sito transnazionale Unesco “Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa”, che riunisce aree forestali considerate fondamentali per comprendere l’espansione e l’evoluzione del faggio nel continente dopo l’ultima era glaciale.

“Il riconoscimento della Foresta di Sfilzi come bosco vetusto è un risultato di grande valore per la Puglia e per il Gargano e conferma quanto sia straordinario il patrimonio naturale custodito dalla nostra regione – dichiara l’assessore regionale all’Agricoltura e allo Sviluppo rurale, Francesco Paolicelli –. La Puglia ha una delle più basse percentuali di superficie boschiva d’Italia, ma custodisce ecosistemi di eccezionale ricchezza e una biodiversità che rappresenta una parte fondamentale della nostra identità. Sfilzi ne è una delle espressioni più preziose: un luogo nel quale la natura ha continuato per decenni a evolversi secondo i propri equilibri e che oggi abbiamo il dovere di proteggere e consegnare alle prossime generazioni.

Questo risultato – aggiunge l’assessore – assume un valore ancora maggiore perché le sue faggete sono riconosciute Patrimonio Mondiale UNESCO e rientrano nel sito transnazionale “Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa”– prosegue Paolicelli –. Un patrimonio di valore internazionale che ci ricorda quanto la tutela dei boschi sia una responsabilità ma anche una grande opportunità per la Puglia”. “Il lavoro della Regione non si ferma a Sfilzi – conclude l’assessore –. Il nostro lavoro proseguirà con l’individuazione di altri due boschi vetusti pugliesi, rispettivamente di 68 e 88 ettari. Vogliamo continuare a tutelare e far conoscere questi straordinari ecosistemi, perché investire nella salute e nella conservazione dei nostri boschi significa investire nel futuro ambientale della Puglia”.


Pubblicato il 17 Luglio 2026

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