Severo: “Un classico sul nodo di ricatto fra salute e lavoro”
Al Teatro Dalla di Manfredonia arriva “Sottosopra” con gli Apocrifi

A vent’anni dal debutto, la Bottega degli Apocrifi riporta in scena “Sottosopra. La città salvata dalle donne e altri scherzi simili”. Al Teatro Dalla di Manfredonia, l’11 e il 12 aprile 2026 un coro di 50 donne rievoca il caso Enichem tra memoria storica e impegno civile. Abbiamo intervistato Cosimo Severo, regista dello spettacolo.
“Sottosopra” ritorna in scena dopo quasi vent’anni. Qual è la forza attuale di questo spettacolo?
Ci sono classici teatrali che arrivano a noi oggi, a distanza di secoli, con tutta la potenza con cui sono stati scritti. Se pensiamo agli antichi greci, parole di 2500 anni fa sembrano scritte proprio ieri, proprio per noi. Accade perché continuano a interrogarci su “quel che ci morde il cuore”, come direbbe Aristofane. A Manfredonia e sul territorio “Enichem” è ancora una parola tabù. “Energas” è ancora una minaccia che incombe. In tanta parte di tutti i Sud del mondo il nodo lavoro/salute è ancora un ricatto che tiene sotto scacco interi popoli. E il teatro è il luogo in cui i conflitti prendono corpo in scena aprendo lo sguardo su scenari inediti, è lo spazio in cui il futuro si materializza nei corpi e nelle voci degli attori, anche quando racconta di un passato che ha ancora domande da farci.
Cinquanta donne si sono unite al coro che racconta le proteste delle donne degli anni Ottanta. Cosa vi aveva colpito di quel movimento femminile e plurale?
Il Movimento cittadino donne, nato a Manfredonia proprio nei giorni della protesta ininterrotta dal 1988 al 1990, è classificato tra i primi movimenti eco femministi d’Italia e ha aperto uno sguardo nuovo sulla relazione tra la città e il petrolchimico di Stato. Ha portato un linguaggio nuovo, e di conseguenza azioni inedite. Se pensiamo a Wittgenstein – “è nominando il mondo che lo creiamo” – quella protesta al femminile plurale (ché il NOI in questa storia è fondamentale) ha creato un nuovo modo di stare: la protesta è diventata “veglia permanente”; all’incompatibilità ambientale ed economica tra fabbrica e città si è aggiunta “l’incompatibilità psicologica”. Parole a cui seguono azioni, prima fra tutte “l’Università in piazza”, cioè una manifestazione permanente fondata sullo studio, l’approfondimento e la diffusione di notizie. Oggi fatichiamo anche solo a immaginarlo!
Il caso Enichem, a Manfredonia, rappresenta ancora un conflitto e una ferita aperta. Il teatro come può abitare questa ferita?
Cosa fa il teatro, quando è teatro, se non abitare le ferite, i conflitti, le memorie non pacificate? Cosa fa Antigone, che oggi risuona più che mai contemporanea? Lo fa, d’altro canto, in commedia, anche Lisistrata che risponde così a chi le da della pazza a pensare che le donne che si occupano di filare possano occuparsi di politica “Come facciamo noi quando la matassa è ingarbugliata? Infiliamo il fuso con pazienza, ora da una parte ora dall’altra, finché non si sbroglia. Sbroglieremo così anche questa guerra”. Se non dal teatro, oggi, da dove può ripartire uno sguardo acceso e vivo sulla complessità del mondo?
Dopo “Canto per la città”, arriva “Sottosopra” per festeggiare i vostri primi venticinque anni di attività. Che operazione rappresenta questa rimessa in vita di spettacoli che hanno segnato i vostri inizi?
Venticinque anni di vita per una compagnia teatrale, a sud, in una provincia di Foggia desertificata per scelte altrui e per scelte proprie, non sono scontati. Nessuno dei giorni che compongono questi venticinque anni lo è. Così abbiamo scelto di riattraversare i capisaldi del nostro lavoro, quelli che più di tutti hanno segnato il nostro legame con questa terra che abbiamo scelto come casa e, al tempo stesso, la nostra identità artistica e SottoSopra è certamente uno di questi. (s.v.)
Pubblicato il 8 Aprile 2026



