A proporre le candidature nel Pd pugliese sono gli stessi del 2018
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Questa volta potrebbe essere il centrodestra a fare “cappotto” in Puglia

Alle politiche del 2018 in Puglia, con il “rosatellum”, il M5s fece cappotto in tutti i collegi dell’uninominale a conquistare la metà dei parlamentari del proporzionale, conquistando complessivamente ben 42 eletti, tra Camera e Senato. Invece, il prossimo 25 settembre a fare il “pieno” di voti (e quindi di seggi) in Puglia potrebbe essere la coalizione di centrodestra, formata da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia ed i centristi satelliti dell’area berlusconiana (Cesa, Lupi, Toti, etc.). Infatti, se le previsioni ricavate dai sondaggi fossero confermate, il centrodestra in Puglia potrebbe vincere in modo quasi scontato in ben 13 collegi uninominali e, con qualche incertezza, solo nei due collegi baresi di Camera e Senato, dove il risultato potrebbe invece dipendere anche dai nomi dei candidati proposti. Per cui nei due collegi baresi del maggioritario l’attenzione nella scelta dei nomi sarà sicuramente massima, sia da parte del centrodestra che del centrosinistra. Ma sicuramente anche da parte delle altre forze presenti nella competizione e fuori dalle citate coalizioni faranno molta attenzione alla scelta dei candidati nei predetti due collegi, poiché proprio su Bari, regno incontrastato del centrosinistra alle amministrative ed alle regionali da quasi vent’anni, con Michele Emiliano prima ed Antonio Decaro dopo, non si escludono sorprese eclatanti, come avvenne alle politiche del 2018, quando a vincere contro ogni aspettativa furono due candidati semisconosciuti del M5s. Almeno altri 12 seggi sicuri la coalizione di centrodestra in Puglia potrebbe conquistarli nel proporzionale, dove la parte del leone la farebbe Fratelli d’Italia con 6 o 7 eletti e, a seguire, Forza Italia con 3 o 4 e la Lega con 2 o 3. Però, in Puglia al partito di Giorgia Meloni potrebbe toccare di lasciare uno-due posti del maggioritario ai partiti centristi della coalizione, ossa all’Udc ed a “Noi con l’Italia”, per cui Fdi dai collegi dell’uninominale potrebbe ritrovarsi con 5 eletti e non 7, a causa di detto “sacrificio” a favore degli alleati minori di centrodestra. E se in Puglia nel centrodestra  – secondo i primi sondaggi – c’è “grasso” che cola per la spartizione dei collegi sicuri del maggioritario ed i posizionamenti dei candidati da eleggere nei listini bloccati del proporzionale, nel centrosinistra la “coperta” già corta, in termini di posti ad elezione sicura anche a causa della riduzione di 1/3 dei parlamentari, ora rischia di diventare addirittura stretta in conseguenza degli accordi nazionali del segretario dem, Enrico Letta, con il leader di “Azione”, Carlo Calenda, e gli altri partiti della sinistra tutt’ora in trattativa. A farne le spese – è ormai certo – saranno le liste civiche che nel 2020 furono determinanti alle regionali per la vittoria di Emiliano e, quindi, del centrosinistra in Puglia. Infatti, i tre Gruppi civici di Emiliano (“Con”, “Popolari” e “Per la Puglia”) che alle ultime regionali hanno valso quasi il 20 per cento dei consensi per la coalizione del governatore, ora vorrebbero almeno un posto sicuro in parlamento per il capo di Gabinetto di Emiliano, Claudio Stefanazzi, o per l’assessore regionale al Lavoro, Sebastiano Leo. Però, il Pd pugliese per bocca del segretario Marco Lacarra, ma verosimilmente su comando del responsabile nazionale enti locali, Francesco Boccia, che a sua volta avrebbe avuto l’ordine perentorio da Letta, ha detto “No” alla richiesta dei civici. Richiesta che, come è facile immaginare, più che delle civiche di centrosinistra presenti nell’Aula barese di via Gentile, sarebbe un’iniziativa di Emiliano, che vorrebbe portare in Parlamento, sempre attraverso le liste bloccate de Pd, un nominativo in più rispetto a quelli già accordatigli nel 2018 dal segretario del Pd dell’epoca, Matteo Renzi, ed ora da Letta. Vale a dire che Emiliano, oltre ad Assuntela Messina ed Ubaldo Pagano insieme a Lacarra (che però è verosimilmente a mezzadria con Decaro!), sta facendo il tentativo di far candidare in posizione di sicura eleggibilità un altro dei suoi fedelissimi ed a discapito del Pd pugliese. E che questa ipotesi sia attendibile ne è dimostrazione il fatto che nel mondo dei civici emilianisti ci sono anche esponenti che nel panorama del centrosinistra nazionale si stanno muovendo verosimilmente in sintonia con il governatore pugliese, ma in totale autonomia da esso, per accaparrarsi una candidatura sicura al Parlamento per le elezioni del prossimo 25 settembre. I nomi? Il dg dell’Arpal-Puglia, Massimo Cassano, e l’assessore regionale al Personale, Gianni Stea, sono solo alcuni di questi civici in libera uscita dallo schema di Emiliano. Dopo il “No” perentorio di Letta alla richiesta emilianista,il mondo civico che sostiene il governatore in Consiglio regionale sta forse già pensando di prendere altre strade per eleggere in modo sicuro qualche suo candidato sicura, minacciando forsanche novità clamorose, da momento che Letta non vuole accontentarli. Però, è anche possibile che le “novità” del mondo civico emilianista altro non sono che la precostituzione di un alibi per Emiliano, su ciò che in Puglia, il 26 settembre prossimo, potrebbe essere per il centrosinistra. Ossia una disfatta annunciata, nonostante le tante posizioni di governo locale acquisite finora o in essere ininterrottamente da quasi due decenni. A cominciare dal Comune e Città metropolitana di Bari e Regione Puglia. Ma questo è tutto un altro discorso.

 

Giuseppe Palella

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