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Prorogati i documenti di regolarità contributiva: sindacati all’attacco

In Puglia la decisione di prorogare la validità dei documenti unici di regolarità contributiva (Durc) fino a fine anno, adottata nei giorni scorsi in Commissione Bilancio alla Camera, rischia di trasformarsi in una beffa per i lavoratori edili e le imprese serie e in un regalo per caporali e imprenditori scorretti. E immediatamente è arrivato l’appello ai parlamentari pugliesi e all’Associazione nazionale dei comuni per attivarsi in tutti i modi e cancellare un provvedimento “ingiusto e pericoloso”. Così lo definiscono Pierpaolo Frisenna, Antonio Delle Noci e Silvano Penna, segretari generali di FenealUil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil, commentando la cancellazione dell’articolo del Decreto Rilancio che prevedeva che la proroga dei Durc, validi al 31 gennaio per via del ‘lockdown’ non andasse oltre il 15 giugno. “L’articolo contenuto nel Decreto Rilancio e cancellato in Commissione Bilancio – spiegano – era stato richiesto dalle parti sociali dell’edilizia al Governo, ed era oggetto di un’intesa raggiunta ad aprile con i ministri del Lavoro, Catalfo, e delle Infrastrutture, De Micheli. Ora, invece, si proroga ulteriormente la validità del Durc, rendendo superfluo il corretto versamento dei contributi da parte delle aziende. Le conseguenze del provvedimento sono paradossali e pericolose anche nella nostra regione: un’impresa edile, infatti, risulta regolare e può lavorare fino a fine anno senza pagare i contributi Inps, Inail e gli accantonamenti in Cassa edile (ferie, permessi, ratei di tredicesima). Può addirittura tenere i lavoratori in nero ma partecipare ad appalti pubblici e beneficiare di incentivi. Un’azienda che nasce oggi, invece, potrebbe lavorare senza aver mai pagato un contributo e risultare regolare, al pari di chi invece fa impresa seriamente pagando i lavoratori e rispettando leggi e contratti. Altro che lotta al lavoro nero, altro che lotta all’illegalità, alle mafie e alla criminalità”. I sindacati vanno giù pesante e promettono battaglia su questo tema, chiedendo fin da subito l’intervento del Governo e appellandosi come detto anche all’Ance: “L’Esecutivo ristabilisca subito la legalità in edilizia, e per questo ci appelliamo al buon senso dei parlamentari pugliesi. Anche l’Ance alzi la voce contro questa decisione che penalizza le imprese oneste. Se la norma non dovesse essere cambiata siamo pronti a mettere in atto tutte le forme di protesta a nostra disposizione”, concludono Frisenna, Delle Noci e Penna.

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