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Pitta versus Bozzini: duello alla sciabola

Non sono pochi i giornalisti che hanno pagato con la vita l’ardire di aver detto la verità. Qualcuno ha conservato la pelle al prezzo di un pestaggio. Scendendo di livello, ecco gli avvertimenti, i dispetti, le querele di parte, le chiassate…  In passato ‘andavano’ le sfide a duello. Successe a un giornalista pugliese. Nato a Lucera nel 1857 (sarebbe morto a Roma nel 1950), Gaetano Pitta è stato scrittore e giornalista di tendenza libertaria e socialista che sul finire dell’Ottocento diede vita ad un coraggioso quotidiano a respiro locale, ‘Il Foglietto’. Come tutti i quotidiani non asserviti al potere, il giornale di Pitta non perdeva occasione per tirare l’orecchio ai potenti, che la facessero grossa o si rendessero rei di ‘marachelle’. A quest’ultimo proposito emblematico è rimasto il ‘caso Bozzini’, cui Giuseppe Trincucci dedica attenzione sulle colonne di Adesso il Sud.it. Il quotidiano di Pitta ospitava un rubrica (‘Voci del pubblico’) in cui si raccoglievano proteste a proposito di cose d’interesse collettivo. Nel numero del 29 ottobre 1905 appariva una “lagnanza” a firma di tale P. Ink nella quale si dava del “clown” a un “qualche elegantone lucerino” che si compiaceva di cavalcare “sulle zone laterali ai marciapiedi del Belvedere” (la breve altura su cui si estende la villa comunale – n.d.r.) calpestando così “i teneri arboscelli ancora nascenti”. Il cavallerizzo clown era Umberto Bozzini, avvocato, scrittore e poeta appartenente a una famiglia della ricca borghesia terriera e professionale della città. Offeso nel riconoscersi in quel ‘clown’, Bozzini chiese ragioni a Pitta : Chi era quell’impudente, fuori il nome! Gliel’avrebbe fatta vedere lui a questo P. Ink e persino allo stesso Direttore del Foglietto, qualora fosse stato lui a nascondersi dietro quel ‘nom de plume’!… Pitta dichiarò di non essere l’autore dell’articolo e di ignorare chi lo fosse, Peraltro, aggiunse, ove mai l’avesse saputo, per motivi di correttezza non lo avrebbe rivelato. Per cui, si assumeva le sue responsabilità. Il dado era tratto. L’avvocato mandò i propri padrini da Pitta : sarebbe stato duello alla sciabola, il tre novembre, nell’ora e nel luogo poi concordato fra le parti. Quando lo scontro sembrava inevitabile, ecco il colpo di scena : Tullio Colucci, uno studente ventenne, scriveva al Foglietto affermando d’essere l’estensore della lagnanza. Era lui P. Ink. A questo punto i padrini di Bozzini e Pitta si davano sollecito convegno per dichiarare chiusa la “materia di vertenza”. Ma fra Colucci e Bozzini come andò a finire? Stranamente Trincucci tace in proposito. L’avvocato dirottò i suoi padrini su Colucci? E’ da escludere. Il dignitoso gesto del giovane e la sua giovane età dovettero dissuadere Bozzini dal rimettere in moto la crudele macchina del duello, che già in quei giorni cominciava a svelarsi anacronistica. E forse a placare definitivamente le acque fu lo stesso Pitta, verso cui il suo mancato nemico doveva aver maturato una certa stima. Se Pitta intercedette presso l’avvocato, è possibile che i tre si siano incontrati in un caffè dove, possiamo immaginare, dopo un lungo e polemico chiarimento, tutto svapora in un tintinnare di bicchieri. Pace fatta, insomma. Magari con la solenne promessa da parte di Bozzini di non fare più il ‘clown cavallerizzo’.

Italo Interesse

 

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