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Piano di Sviluppo Rurale, la grande fiera delle occasioni perse

“Se qualcuno poteva ancora nutrire il minimo dubbio sul flop totale della Giunta regionale e sui ritardi collezionati nel Piano di Sviluppo Rurale, ecco la classifica AGEA che strappa ogni perplessità: meglio della Puglia nell’avanzamento della spesa, per la prima volta, persino la Calabria. Della serie: collezioniamo grandi successi…”, attacca non senza ironia il capogruppo di Forza Italia alla Regione Puglia, Nino Marmo. “Infatti – aggiunge il consigliere forzista – l’avanzamento della spesa dei fondi PSR, aggiornata al 31 marzo 2018, è pari per la Puglia a 10,72 per cento. La Calabria, invece, ci raddoppia: 22,10 per cento. E meglio di noi non mancano Sicilia e Basilicata, i cui governi regionali hanno programmato le iniziative, pubblicato i bandi e stanziato i fondi secondo tempi ragionevoli per chi vuole effettivamente sostenere la crescita del settore agricolo”. “La nostra Puglia, invece, – continua Marmo – resta in coda e attanagliata da una serie di ritardi ed errori oggettivamente incalcolabili nella gestione delle procedure”. Ma già circa un anno fa l’ex assessore all’Agricoltura attaccava a tutto spiano il Piano di Sviluppo Rurale della Regione Puglia, che all’inizio del 2017 avrebbe dovuto volgere la sua attenzione a una rapidissima ‘rimodulazione tra le misure’. In effetti il dato vero riscontrato da tutti gli agricoltori della Regione e’ che i bandi-Psr erano e sono fermi e non si erogano i fondi, con la macchina amministrativa altrettanto inceppata e inefficiente, come comprenderebbe senza tema di smentite chi dovesse avventurarsi negli uffici regionali (ormai semivuoti a causa dei pensionamenti e trasferimenti del personale) sul lungomare. “Dopo mesi di distrazione colpevole non si rendono conto – spiegato Nimo Marmo già un anno e mezzo fa – di essere fuori tempo massimo e che i loro ritardi oggi si ripercuotono inevitabilmente sul settore agricolo”. Tuttavia la grande questione resta di gestione della Giunta Regionale di Michele Emiliano. La tanto declamata riorganizzazione dei settori della Regione con il modello ‘Maia’ l’ha di fatto bloccata ed oggi l’assessorato e’ sguarnito di tecnici, dirigenti e funzionari”. Tuttavia c’era una possibile soluzione nella rimodulazione dei finanziamenti. “Le risorse finanziarie indicativamente appostate su ogni misura e poi sui relativi bandi non sono ancora ‘impegnate’ e – sottolineava ancora l’ex assessore – non essendo giuridicamente vincolanti si possono rimodulare in maniera equilibrata, essendo impossibile caricare tutto su talune misure a discapito di altre, come chiesto da alcune associazioni agricole”. Per Marmo “…l’unica possibilita’ e’ data da una rapidissima rimodulazione tra le misure, compiuta con il Comitato di Sorveglianza e con il consenso del Partenariato. Fermo restando che alla fine l’ultima parola spetta sempre a Bruxelles”. “Grave invece sarebbe attribuire al Consiglio Regionale la competenza e la responsabilità della riprogrammazione buttandola – ha concluso il forzista – in politica per far credere che tutti sono colpevoli”. Anche la Coldiretti Puglia ieri è intervenuta sulla spesa relativa al Psr, praticamente bloccata. A distanza di 5 anni dall’avvio del Psr la spesa sulla misura degli investimenti risulta bloccata e la Puglia sta perdendo competitività, mentre sono bloccati da ben tre anni i primi 120 milioni di euro per bandi pubblicati nel lontano 2016. “Quanto sta accadendo sul Psr in Puglia e’ la dimostrazione – secondo il rappresentante della Confederazione pugliese – della paralisi in cui versa la macchina amministrativa dell’Assessorato all’Agricoltura”. Nella nota la Coldiretti sottolinea che “e’ lunga la lista di imprese agricole che hanno anticipato investimenti per l’acquisto di macchinari, strumenti, realizzazione di serre, prefabbricati, impianti irrigui e che a distanza di 2 anni non hanno potuto neppure perfezionare le pratiche di finanziamento e chissà quando potranno avere le risorse utili all’innovazione e allo sviluppo”. Su questa base Angelo Corsetti, Direttore della Coldiretti Puglia, ha chiesto anche lui tempo fa di “recuperare le risorse dalle misure improduttive e, soprattutto, dai Gal (Gruppi di azione locale) che non possono essere in questo scenario la priorità per nessuno. Per finanziare i progetti presentati dai 5mila giovani e dalle 3100 aziende che vogliono investire servono risorse”. “Se la Regione destinasse una percentuale massima di risorse pari al 5% (percentuale minima imposta dall’Ue), come richiesto da Coldiretti, sarebbero liberati circa 80 milioni di euro, da poter destinare alla Misura giovani. Ciò consentirebbe l’ingresso in agricoltura di circa 1.500 giovani in più, dando risposte a parte dei 4mila giovani oggi esclusi dal Piano”. Tutte voci al condizionale riposte nel limbo delle occasioni perse, per il settore agroalimentare pugliese…

Francesco De Martino


Pubblicato il 20 Aprile 2018

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