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Peppe Zullo: “Cuochi non si diventa in poco tempo, ma con anni di esperienza”

La globalizzazione nella gastronomia, tutelando però sana tradizione e genuinità dei prodotti. E’ stato questo il tema, davvero molto stimolante, della 23ma edizione di “Appuntamenti con la Daunia- Cibo  Universale”, organizzata e promossa dal noto chef di Orsara, Peppe Zullo. Il convegno, al quale hanno preso parte giornalisti specializzati, addetti ai lavori ed ospiti stranieri, si è rivelato molto interessante e vivace. Il Quotidiano ha intervistato il patron Peppe Zullo.

Zullo, per quale motivo “Cibo Universale”?

“Oggi il mondo, lo vediamo in tanti esempi, è globalizzato e dobbiamo prenderne atto, piaccia o no. Tale fenomeno, arriva certamente anche sulle nostre tavole e nelle scelte gastronomiche. Faccio alcuni esempi”.

Prego..

“Specialità tipicamente italiane come pizza e pasta, ormai non si fanno più solo da noi, ma le troviamo in ogni angolo della terra e nazione. Lo stesso dicasi, a ruoli invertiti, per prodotti di altre culture e paesi che trovano consenso qui da noi e dappertutto, vado al kebab o al sushi. Dunque, non possiamo negare che siamo davanti a un fenomeno di globalizzazione della cucina. Tutto questo, però, non deve mai fare abbassare la guardia sul rispetto della genuinità dei prodotti e materie prime e sulla fedeltà alla tradizione, sia pur nella saggia innovazione”.

In questa edizione avete avuto anche un approccio scientifico e specialistico al tema…

“Bisogna studiare e aggiornarsi e questo vale in ogni settore, anche in cucina. E’ una continua ricerca e non dobbiamo mai accontentarci delle vecchie nozioni. A questa edizione, per esempio, hanno preso parte attivamente studenti americani con voglia di apprendere, e hanno dato il loro prezioso contributo esperti di Usa, Messico e qualificati giornalisti del settore”.

Che possiamo dire della Puglia a tavola?

“La regione ha compiuto enormi passi in avanti facilitata da una cucina che da sempre è ottima e noto in giro in Italia e nel mondo tanta voglia di Puglia. Non a caso, una fetta del turismo che viene qui, ha radici enogastronomiche. Siamo motivati. Però, a mio avviso, si potrebbe fare di più e talvolta ho la sensazione che, ad ogni livello, la Puglia sia considerata solo da Bari in giù ed è un errore”.

Quale il maggior difetto?

“Detto che attualmente il positivo primeggia sul negativo, per fortuna, vi è talvolta improvvisazione. Ci si incorona da soli cuochi. Ogni masseria o pescheria, diventa automaticamente ristorante, insomma tutti si credono o si fanno ristoratori, dimenticando che bisogna avere solida esperienza unita a capacità. Così non va bene, si rende un pessimo servizio e alla fine questo danneggia, il cliente va rispettato. Cuochi non si diventa in poco tempo, ma con anni di studio ed esperienza”.

Bruno Volpe

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