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Parole e musica “dentro”, con un grande Renzo Arbore. Standing ovation nel carcere di Foggia

“Grazie, non potevate farmi regalo più bello”. Si è conclusa con un applaudito arrangiamento di “Ma la notte no” a cura del coro del penitenziario, guidato dal maestro Sergio Picucci, la visita di Renzo Arbore nella Casa Circondariale di Foggia, “un carcere importante in cui viene privilegiata l’umanità”, ha sottolineato il musicista e showman.

“È un momento rilevante per questo istituto, perché lei è di Foggia, di questa terra – ha detto durante i saluti il direttore del Penitenziario, Mariateresa Susca – Il carcere ha bisogno di questi momenti, di confrontarsi e noi siamo pronti ad aprirci al territorio, come istituzione. La sua presenza qui lo dimostra, per questo motivo la ringrazio calorosamente di aver accolto il nostro invito a nome del Personale, del Comandante di Reparto Luca Di Mola, dell’Area Educativa, coordinata da Maria Giovanna Valentini e di tutti i detenuti”.

Sull’importanza del reinserimento e del trattamento all’interno dell’Istituzione Penitenziaria si è soffermato nel suo intervento il sindaco di Foggia, Franco Landella. “Le statistiche ci dicono che il 75% delle persone che ha avuto la sfortuna di inciampare con la legge, purtroppo, torna a commettere i reati, spesso anche a causa della mancanza di opportunità e di lavoro. È una vita segnata e ancora di più, per tale motivo, dobbiamo dare attenzione a questi luoghi e la tua presenza qui, Renzo, significa guardare al carcere con uno spirito sensibile. Grazie della tua presenza che porta sollievo e conforto”. Poi, rivolgendosi ai detenuti, “non siete soli – ha detto il primo cittadino – anche se spesso non riusciamo ad assistere in maniera compiuta a quel principio fondamentale di recupero previsto dalla Costituzione, a causa della mancanza di opportunità dopo la scarcerazione”.

Luigi Talienti, vicepreside del CPIA1 di Foggia, ha portato i saluti della Dirigente Antonia Cavallone e di tutti i docenti del Centro Provinciale di Istruzione per gli Adulti, che sta realizzando – con il coordinamento del Maestro Sergio Picucci – il progetto “Tra musica e teatro, alla ricerca di un’espressione”, all’interno del quale è stato organizzato l’appuntamento “Renzo Arbore si racconta… ai detenuti”. Ha poi sottolineato l’importanza del volontariato, mondo rappresentato nel pomeriggio anche dal CSV Foggia.

“Si tratta di un percorso progettuale articolato – ha avuto modo di spiegare il docente di musica – che prevede laboratori di musica, vocalità, espressione e teatro e momenti di confronto con i personaggi dello spettacolo e del mondo culturale”.

Renzo Arbore ha quindi risposto a numerose domande poste dai ristretti su vari temi, dai talent show alla professione che avrebbe scelto di fare se non fosse diventato un personaggio dello spettacolo; dal suo possibile erede televisivo – “è sicuramento Fiorello”, ha detto – ai ricordi che lo legano a Foggia, musicali e non solo.

“Ieri – ha raccontato – pioveva e ho iniziato il concerto ricordando ciò che sentivo cantare dai bambini foggiani, dietro casa mia, quando c’era la pioggia. E come dimenticare i versi dei carrettieri, alcuni erano a doppio senso”. E poi, il lungo ricordo di Mario Marenco, recentemente scomparso, e del suo “Colonnello Rambaldo Buttiglione, uno stralunato alto ufficiale dell’Esercito Italiano”, nato nella trasmissione radiofonica “Alto gradimento”, condotta con Gianni Boncompagni.

Concluso il momento dell’intervista, dopo un emozionante monologo recitato da uno dei detenuti, il maestro Angelo Palazzo ha accompagnato al piano la performance musicale del coro, guidato da Picucci.

Renzo Arbore, emozionato, ha cantato insieme ai ragazzi, coinvolgendo la platea, che lo ha ringraziato con una standing ovation.

Il pomeriggio si è concluso con un fuoriprogramma, un’esibizione di “Tu si ‘na cosa grande” di Domenico Modugno, a cura di uno dei ristretti, che ha commosso i presenti.

Prima di ripartire, Renzo Arbore ha salutato i detenuti, gli agenti della Polizia Penitenziaria e tutto il personale, ringraziando per l’esperienza, la prima per lui in un Istituto Penitenziario.

 

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