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Ninni Corda: “A Foggia lascio ricordi incredibili, ma non potevo fare la comparsa”

Nella data di domenica, il Seregno ha comunicato di aver affidato l’incarico di direttore generale al signor Ninni Corda. L’accordo tra le parti avrà una durata triennale. Corda, nato a Nuoro il 28 gennaio 1974, vanta una lunga esperienza nel mondo del calcio, cominciata come allenatore nelle giovanili del Cagliari, proseguita sulle panchine di Tempio, Como, Alghero, Tavolara, Savona e Barletta, prima dell’esperienza come direttore tecnico a Como e della tappa a Foggia, dove ha lavorato sia come allenatore che come direttore generale. Così Davide Erba, presidente del Seregno ha detto: “Siamo molto felici di poter annunciare questa novità. All’esordio su un palcoscenico impegnativo quale la serie C, nelle vesti di neopromossa, come società abbiamo cercato una figura dirigenziale in grado di farci compiere da subito un salto di qualità, per capacità, esperienza e carisma. Abbiamo perciò valutato diversi profili, ma la nostra prima scelta è sempre stata Ninni Corda, un vincente assoluto, come dimostra il suo curriculum, ricco di successi e di piazzamenti prestigiosi, e come dimostra il credito che gli viene riconosciuto in tutto il panorama calcistico italiano. A lui auguriamo di conquistare con noi le soddisfazioni che merita”. Presentato ieri alla stampa locale, lo abbiamo intervistato e sentito direttamente, l’ex direttore del CalcioFoggia, fresco di incarico al Seregno, lo ringraziamo per aver toccato diversi temi e la sua disponiblità.

 

Direttore, aveva già scelto di concludere da vincente a Foggia, o ha coinciso la sua scelta con l’avvento del dott. Canonico come neopresidente?

 

“E’ noto che quando cambia una proprietà molte cose cambiano. Non avevo nessuna scelta preordinata. Anzi, avevo un contratto a tempo indeterminato, potevo accettare di buon grado anche di ricoprire un ruolo diverso e restare. Ma io non sono così, e non sono uno che ama fare la comparsa, e le nostre strade si sono separate. Con il presidente del Seregno c’è stata subito intesa ed ho accettato questa nuova sfida volentieri e con grandi stimoli”.

A Foggia ha dato tanto e ricevuto altrettanto. Il ricordo più bello e come si è lasciato con la piazza?

“Non c’è un ricordo più bello in particolare. Foggia ti dà e toglie tanto, ma vincere è stato fantastico così come la stagione appena conclusa partiti con mille difficoltà ed arrivati a giocarci le nostre chance ai playoff. Ho avuto tanti attestati dai tifosi e mi ha fatto immenso piacere. Nessuno poi riesce a mettere d’accordo tutti, però ripeto sono orgoglioso di quello che è stato”.

Riparte da Seregno e già si parla di due giocatori del Foggia, in uscita, uno di questi è Cristian Anelli e l’altro è Federico Gentile.

“Ammetto che sono legato ad entrambi ma non sono nostri giocatori. A Foggia hanno dato tanto, ma parlo di quelli che ho a disposizione e sotto contratto. Al momento smentisco che sono già del Seregno”.

Quale sarà il vostro obiettivo e se sarà dei vostri l’ex centrale difensivo del Bari, Martino Borghese, un leader, caparbio e col vizio del gol.

“Parto da Martino Borghese, chiarisco che posso dite che con orgoglio l’ho scoperto io ad Alghero dove fece anche due gol. Martino è il nostro capitano e lo sarà anche nella prossima stagione. So che ha fatto grandi cose a Bari e io a Foggia, ci accomuna la grande voglia, e sarà dei nostri. Sugli obiettivi, dietro posso dire che c’è una società molto seria, punteremo subito alla permanenza della categoria, ma in tre anni c’è il progetto di provare la scalata alla B”.  

Un’ultima battuta direttore da uomo di calcio, sulla possibile nuova legge sulla multiproprietà.

“Fare una legge retroattiva va contro la Costituzione Italiana. Vanno tutelati i presidenti che hanno investito e salvato società e piazze dal fallimento, non messi nella condizione di svendere o abbandonare la barca. Penso alla situazione di Salerno, dove hanno messo nella condizione a Mezzaroma di vendere solo perché imparentato con Lotito. Bisogna trovare soluzioni e non mettere sempre ostacoli e freni, fare calcio così è diventato difficile”.

M.I.

 

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