Melillo: “La mafia foggiana più grave di quella di Sicilia e Calabria”
Operazione antimafia a Foggia: 18 arresti per estorsioni ad imprenditori edili

Sono più di dieci gli imprenditori foggiani, soprattutto operanti nei settori energetico e agricolo, vittime delle estorsioni contestate, a vario titolo, alle 18 persone, arrestate dalla squadra mobile del capoluogo dauno (16 in carcere e due ai domiciliari). Quattordici gli episodi di estorsione aggravata dal metodo e dall’agevolazione mafiosa, armi e droga che sarebbero stati commessi tra ottobre 2024 e novembre 2025.
Una delle estorsioni contestate sarebbe iniziata ad ottobre 2015. Le richieste di denaro variavano in base alle capacità economiche delle vittime: in un caso sarebbe stato imposto il pagamento di una tangente pari al 10% del valore di un appalto. Tra gli episodi contestati, c’è anche un tentativo estorsivo che sarebbe stato organizzato direttamente dal carcere.
Attraverso i social network, il presunto estorsore avrebbe chiesto il pagamento di 20mila euro, indicando persino le persone incaricate di ritirare il denaro. L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Bari e dalla Procura di Foggia, con il coordinamento della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, è nata dalla denuncia di un imprenditore foggiano vittima di un tentativo di estorsione. “Un significativo numero degli episodi estorsivi – evidenziano gli investigatori – è stato denunciato dalle vittime”. Il denaro estorto a imprenditori e commercianti, cifre in alcuni casi anche di centinaia di migliaia di euro, sarebbe stato spartito tra le batterie Moretti-Pellegrino e Sinesi-Francavilla, considerate le due principali articolazioni della mafia foggiana.
“La situazione a Foggia è persino più grave di quella che si rivela nella Sicilia occidentale o in Calabria. Qui non è ancora avvenuta in maniera aperta, definitiva, la rottura del patto di omertà che regge i rapporti tra mafiosi e vittime dei reati prettamente mafiosi”. Lo ha detto Giovanni Melillo, procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, “Soprattutto, ed è questo lo scenario investigativo sul quale la Procura distrettuale di Bari e anche il mio ufficio si impegnano in futuro, – ha spiegato Melillo – riguarda le componenti più sofisticate e più raffinate delle organizzazioni criminali, che non sono quelle che gestiscono i riti della violenza, sono quelle che accumulano ricchezza.
Da questo punto di vista, la situazione criminale in questa regione è molto più grave di quella che appare, perché l’espansione affaristica, l’espansione economica, i processi di accumulazione della ricchezza delle mafie foggiane vanno ben oltre i confini della provincia di Foggia, hanno letteralmente invaso le regioni circostanti, Molise, Abruzzo, una parte significativa anche della Campania”. “Le mafie foggiane – ha spiegato il procuratore – partecipano a pieno titolo a processi di riciclaggio e investimento speculativo che arrivano molto lontano. Quando tutto ciò sarà chiaro, probabilmente si farà un passo avanti importante nella comprensione di un fenomeno che è in grado di strozzare letteralmente la vita, non semplicemente la vita economica, la vita sociale, la vita democratica di un’intera comunità”.
Il procuratore nazionale antimafia: “La mafia interroga le coscienze di tutte le istituzioni”
“La magistratura fa la sua parte, lo fanno le forze di polizia, ma la questione della mafia interroga le coscienze delle istituzioni rappresentative, politiche, delle associazioni di categoria, delle organizzazioni sindacali, dei cittadini nel loro complesso”. “la mafia è una questione troppo seria per essere considerata semplicemente questione dei magistrati e delle forze di polizia. Esiste sicuramente una dimensione violenta e intimidatoria, ma è strumentale a strategie criminose molto più complesse di espansione affaristica”.
“Gli omicidi, le estorsioni sono semplicemente gli strumenti per mantenere in vita la reputazione violenta di un’organizzazione che però è molto più complessa, – ha argomentato ancora Melillo – che è fatta di un tessuto di imprese fiduciarie di interessi mafiosi, di controllo di interi settori dell’economia cittadina, dell’economia della Capitanata”.
Il procuratore nazionale ha citato a tal proposito le “agromafie” e “ciò che avviene ogni giorno anche in queste ore, sotto gli occhi di tutti e nell’indifferenza di tutti, vale a dire una condizione schiavile del lavoro agricolo, un’attività di produzione raccolta di prodotti agricoli che costituisce una delle principali fonti di alimentazione finanziaria del crimine organizzato foggiano”. Il procuratore di Bari, Roberto Rossi, ha parlato di “mafia in continua evoluzione. Una mafia di affari, una mafia che unisce la violenza alla capacità di inserimento all’interno della società, è su questo che stiamo lavorando”.
Pubblicato il 12 Maggio 2026



