Cronaca

Manfredonia, l’embrione di una futura coalizione Comunali, gran fermento civico che supera i partiti

Malconcia Forza Italia, il campo largo è tutto da costruire, il M5s deve decidere

È “Manfredonia che verrà” il gruppo politico e civico a proporsi, fra gli altri, con suo schieramento per le prossime comunali di Manfredonia. Riunisce in un’unica casa, che potrebbe essere l’embrione di una futura coalizione, alcuni nomi di attori politici del territorio con sensibilità diverse. Da Giuseppe Basta, ex vicesindaco di Fi a Gaetano Brigida, coordinatore di Azione, da Pietro Frattaruolo, con una militanza nella sinistra, a Donato Troiano, già dirigente Asl con il suo partito liberale, da Gaetano La Forgia e Francesca Troiano di Italia Viva, a Libero Palumbo, già assessore dimissionario nella giunta Rotice, e a Cristiano Romani, già consigliere comunale di opposizione nella giunta di centrosinistra, promotore della civica E 885.

Il contesto che si delinea ad amministrazione conclusa anzitempo è molto sfilacciato. Oltre al centrosinistra, che forse si riunirà nel campo largo, diventa complicato, per esempio, capire la rotta del centrodestra, e mentre ballano altri raggruppamenti, lo schema di Manfredonia che verrà contribuisce a dare alcuni punti fermi, base su cui costruire delle liste.

“Non servono nuovi padroni di casa, né nobili signori, occorre investire, tutti insieme, su nuove energie, pulite”, dice Francesca Troiano che, sottolinea, crede molto nella politica fatta dalle donne e nel rinnovamento della cultura e dei suoi contenitori culturali nella città do Manfredonia.

“Abbiamo scelto una alleanza di soggetti diversi che non subisce passivamente le decisioni di chi esclude la concreta e attiva partecipazione delle comunità locali”.

“Siamo una coalizione scesa in campo scegliendo prima l’esercito e poi i generali -dice Cristiano Romani-. Lavoreremo sul candidato sindaco sedendo a tavoli quanto più possibile inclusivi, senza nomi preconfezionati”.

Al sindaco, tuttavia, bisogna pensarci, e nessuno azzarda nomi sebbene nel paese del golfo, negli ultimi tempi, ne siano girati diversi, soprattutto nel centrosinistra. Quello di Michele Bordo (Pd) è stato smentito dai vertici locali, quello di Damiano Gelsomino è rimasto sospeso, dubbi sulla fondatezza per quanto riguarda Maria Grazia Campo. Sì è fatto anche il nome di Maria Teresa Valente, di “Con”, con una discreta riserva circa il fatto che il Pd di Manfredonia, con la sua storica impronta, possa “cedere” su questo terreno. Ma è il cruccio in cui potrebbe arrovellarsi anche lo stesso campo largo di cui non si sa bene i contorni e in cui il già candidato sindaco del M5s, Raffaele Fatone, nell’autonomia lasciata dalla segreteria provinciale, potrebbe muoversi oltre qualunque steccato, rientrando anche nella coalizione manfredoniana di cui parliamo.

In “Manfredonia che verrà” c’è Giuseppe Basta, esponente di punta di Fi senza che il partito sieda al tavolo di coalizione, una questione finora irrisolta e che s’intreccia con la sorte del partito provinciale. Se la Lega e Fdi non sono mai stati particolarmente forti, elettoralmente, nel paese del golfo non s’immagina il futuro se non nella disputa, a suon di tessere, fra Rotice, appoggiato da Dell’Erba da una parte, e Giandiego Gatta dall’altra. Il congresso è imminente con gli inevitabili corollari.

Una cosa è certa, alcuni punti fermi delle tradizionali aggregazioni se non sono confusi sono alquanto sfocati, almeno per ora. Il rebus è la possibile candidatura di Gianni Rotice a sindaco, che un giorno smentisce la discesa in campo e l’altro la riconsidera. Di fronte alla sua forza di inglobare pezzi di centrodestra, ma non solo, si potrebbe giocare una partita. Il centrosinistra dei buoni propositi da campo largo deve però farli quadrare, e qui potrebbe contare anche la spinta regionale per rimettere in carreggiata tutte le aspirazioni. Con AgiAmo Manfredonia di Antonio Tasso, ferma nella sua scelta di indipendenza senza preclusioni, certamente oggi una forza più attrezzata e matura nell’agone elettorale, l’aggregazione di liberali calamita centrista e il M5s che rivendica la sua identità, lo scenario manfredoniano si presenta molto articolato verso il ballottaggio. Anche se, come precisa Cristiano Romani, “non si dice mai, chi gioca lo fa per vincere”.  (p.l.)

 


Pubblicato il 6 Gennaio 2024

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