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Malati gravissimi: tutto quanto bisogna sapere sull’assegno di cura

Troppe le voci in giro sull’Assegno di cura per i malati gravissimi non autosufficienti, per non costringere l’Assessore al Welfare Salvatore Ruggeri ad intervenire in giunta per approvare finalmente la disciplina, dopo che i precedenti pagamenti si sono chiusi il 13 luglio scorso con l’erogazione di 12 mensilità a 5.145 aventi diritto. Al tavolo regionale s’è tenuto conto innanzitutto del vincolo di bilancio, allo scopo di stabilire i nuovi paletti, per cui per la nuova annualità saranno disponibili complessivamente 25 milioni di euro. Pur essendo salito il numero di persone riconosciute effettivamente come gravissime non autosufficienti, sulla base della valutazione sanitaria fatta da equipe e medici delle ASL, perché i 5.145 attualmente ammessi all’assegno di cura in Puglia sono risultati essere quasi tre volte superiori (1,2 beneficiari ogni 1000 abitanti in Puglia, contro 0,47 beneficiari ogni mille abitanti in Lombardia) ai numeri rilevati in regioni come Lombardia, Marche e altre Regioni che erogano uno strumento analogo (in Lombardia i fruitori di assegni di cura per gravità della non autosufficienza nel 2017 sono stati circa 4800 a fronte di oltre 10 milioni di abitanti!).Tuttavia, visti i precedenti in Puglia, sono state molte le proposte migliorative che la stessa Regione propone per quest’anno: nel punteggio per la priorità dei casi rispetto al totale delle domande che arriveranno, scompare la situazione economica (l’iSEE), come richiesto dalle Associazioni, ma più peso ha la composizione del nucleo familiare e l’assenza di lavoro, cercando di filtrare l’assoluta priorità per quei casi dichiarati gravissimi e che già ricevono prestazioni sanitarie di elevata complessità (Cure domiciliari di III livello e riabilitative), rispetto ai casi che ricevono prestazioni di minore complessità sanitaria. Non priorità, invece, per casi che, pur gravissimi, fruiscono di prestazioni socioassistenziali proprie di altre condizioni di disabilità, come ad esempio i progetti di vita indipendente, la frequenza dei centri diurni sociali, eccetera, scoraggiando chi non utilizza i soldi dell’Assegno di cura per remunerare assistenti familiari o compensare il mancato reddito di un familiare. Già in liquidazione il nuovo assegno agli aventi diritto, precisamente a far data dal 14 luglio, per assicurare una continuità temporale. Ma la Regione ci tiene pure a far sapere che sono state semplificate le procedure di presentazione delle domande (a partire dal 24 settembre 2018, per informare correttamente quante più persone possibile) e di istruttoria delle stesse. Quanto all’importo, l’Ente si è mostrato contrario all’ipotesi – pure avanzata da alcune associazioni rappresentative dei pazienti affetti da SLA e patologie affini (circa 500 in tutta la Puglia) – proseguire con il mantenimento di 5.145 fruitori a cui dare un importo assai esiguo (circa 400 euro mensili per tutti, a fronte della disponibilità di “soli” 25 milioni di euro), perché questo penalizzerebbe coloro che hanno maggiori bisogni e che, peraltro, non sono solo i pazienti affetti da SLA, ma si pensi a pazienti autistici gravi, gravissime malattie rare, Parkinson e Alzheimer negli stati terminali, ecc….Ed è anche impensabile pensare di ampliare nuovamente la dotazione finanziaria per un assegno di cura incondizionato e non tracciato, perché  penalizzerebbe altri stanziamenti che Regione, ASL e Comuni destinano alla fruizione di servizi reali, in campo sociale e in campo sanitario. E, tuttavia, la Giunta Regionale ha accolto la richiesta di rinviare alla fase di definizione dell’Avviso pubblico, quindi all’inizio di settembre, la definizione della platea dei beneficiari e l’importo dell’Assegno di cura 2018-2019, in relazione ai vincoli di bilancio, perché l’Assessore si è impegnato a trovare le modalità opportune per assicurare alle Associazioni la consultazione sulla stesura dell’Avviso pubblico e sulla decisione finale di quale importo dell’assegno di cura riconoscere. “Siamo impegnati – ha ribadito l’Assessore Ruggeri – nel potenziamento delle prestazioni domiciliari ai pazienti gravissimi, ma anche all’attivazione di importanti PDTA-Percorsi diagnostico-terautici assistenziali – per molte delle persone che ci chiedono l’assegno di cura. Ed è importante che nessuno intenda l’assegno di cura come surroga o in sostituzione a migliori prestazioni sanitarie e sociali. Per questo è compito preciso della Regione trovare un giusto bilanciamento tra le esigenze di molte migliaia di nuclei familiari, anche non rappresentati ai tavoli attivi, e soprattutto non svilire lo sforzo per potenziare i servizi a vantaggio della mera erogazione di contributi economici”. Per finire bisogna sapere che da circa un mese è stata messa in campo dalla stessa Regione Puglia un’altra modalità di sostegno economico alle famiglie di persone non autosufficienti, con una specifica destinazione del Reddito di Dignità che prevede proprio il riconoscimento di un sostegno al reddito fino a 500 euro per coloro che lo richiedano a fronte dell’impegno di sostenere il proprio congiunto nell’assistenza quotidiana per un numero minimo di ore. Anche quando le condizioni di non autosufficienza non presentano il profilo di massima gravità richiesto per l’assegno di cura.

Antonio De Luigi

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