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Maggioranza in crisi sulle Società partecipate, manca il numero legale

Non ci sono i numeri per modificare il regolamento. Episcopo: “Siamo convinti di noi”

L’adeguamento dello statuto delle società partecipate, primo punto all’ordine del giorno del consiglio comunale di ieri, non è passato per mancanza del numero legale. Alla votazione risolutiva, dopo un dibattito fiume dalle ore 10 fino alle 14, in aula erano presenti in 12, tutti espressione della maggioranza. Dai banchi opposti, nel frattempo, si sono sfilati un po’ per volta i consiglieri di Forza Italia, poi Fdi, qualcuno era assente dal primo appello, poi sono usciti Giuseppe Mainiero, Antonio De Sabato e Nunzio Angiola.

La seduta è stata fissata con 41 punti da discutere, fra cui l’adesione alla stazione unica appaltante, vari debiti fuori bilancio, decreti di liquidazione, mozioni e interrogazioni.

“L’armonizzazione” di tutti i regolamenti delle società partecipate- così come illustrato dal dirigente Marchitelli, invocato a gran voce dalla minoranza perché intervenisse a chiarire- e l’adeguamento dei singoli statuti sono il cuore della proposta di maggioranza.

Hanno avuto varie fasi di aggiornamento queste società, nel 2013, nel 2015, durante la gestione dei commissari. L’atto di ieri sarebbe servito ad adeguarle al testo unico delle suddette società in base al D.Lgs 175/2016.

 

La minoranza ha tenuto il perno fermo su un concetto, quello di una revisione dello statuto “funzionale all’aumento dei consigli di amministrazione da 3 a 5 componenti”, cosa che, da punti di vista differenti, è stato contestato a più riprese. “Un atto politico”, che qualcuno ha criticato come declino di responsabilità, qualcun altro ha contestato nel merito, rivendicando l’atto (vero) di indirizzo di un consiglio comunale che non può “demandare” all’attuale amministratore unico una modifica di questa portata.

Il dirigente Marchitelli: “Il consiglio comunale è competente per la modifica dello statuto, ma non per l’aggiornamento previsto dal legislatore”. Quanto poi al numero di componenti del cda, “questo rientra nella competenza esclusiva dell’assemblea dei soci”. Circa l’atto di indirizzo, “il consiglio comunale ha un regolamento del 2022 dei commissari per le nomine”. Fin qui la parte tecnica rispetto alla quale si è barcamenata la maggioranza in aula.

Non pareva molto chiaro nemmeno a quest’ultima, effettivamente, o si poteva dire meglio, cosa dovesse essere “demandato” nella revisione. Giovanni Quarato (M5s) ha proposto un emendamento alla delibera. “Demandare agli amministratori unici delle società partecipate del Comune di Foggia l’adeguamento degli statuti in base a quanto previsto dai commi 3, 4 e 9 dell’art.11 del testo unico delle società partecipate e al D.Lgs 175/2016”. Quindi la possibilità di portare gli amministratori delle società da 3 a 5. Nel caso non fosse stato esplicitato, il consigliere del M5s ha fatto venir fuori quello su cui la maggioranza intendeva operare.

Ne è scaturita una discussione a tratti anche molto agitata, tanto che, nel trambusto in aula, si è interrotta la diretta dei lavori. Angiola ha precisato, rivolto alla presidente del consiglio Azzarone, che “non avviene nemmeno in Parlamento una cosa di tal genere”, e ha portato a esempio lo scontro sull’autonomia differenziata, la scorsa settimana, di cui ogni scena è andata in onda. Ma torniamo a Palazzo di città.

Mainiero non sapeva più come spiegare alla presidenza, alla giunta, ai dirigenti chi detiene la “proprietà e rappresentanza” dell’aula. “Se un amministratore di condominio non viene delegato dal condominio stesso, chi rappresenta? I condomini devono decidere”. Questo per spiegare che il consiglio si sarebbe dovuto esprimere sull’accrescimento dei cda da 3 a 5. Ha parlato di “equo compenso” rispetto al fatto che i costi di questa operazione sarebbero invariati, e di “legittimità” di un atto che, in questo senso, potrebbe essere contestato in futuro. Di diverso parere il segretario generale Alfredo Migliozzi, ma non ha scalfito l’opposizione.

“Scaricate sulla burocrazia per aggirare una brutta figura- ha detto il consigliere Raffaele Di Mauro- e demandate ad altri quello che la politica dovrebbe decidere. Avete necessità di spartizione politica, di dare un contentino alle varie liste che si sono candidate nel campo largo e scaricate sulla sindaca. È un ritorno al passato, un atto di viltà politica”. Con Franco Landella, lo ha ricordato qualcuno in aula, i consigli di amministrazione erano 3.

Claudio Amorese, di Fdi, ha proposto un altro emendamento alla delibera, che il “controllo analogo venga realizzato all’interno dell’ente per evitare di gravare sulle casse comunali” e il supporto sia solo degli uffici comunali.

A discussione inoltrata è intervenuta la sindaca Episcopo per replicare sulle questioni complessive e politiche: “Il mio orizzonte è il campo largo, quindi qualunque decisione sarà per i cittadini ed elettori”. Ha ricordato gli oltre 36mila voti presi dalla sua coalizione a ottobre, ha ribadito che “non transige sui costi invariati” e ha aggiunto: “Delle valutazioni politiche mi prendo la responsabilità. Anche se si fossero le seconde e terze file, incarnano l’identikit ideale di un amministratore di una società pubblica”.

De Sabato ha tenuto un concitato intervento sulla questione cda, sempre più convinto (era il suo intervento ad essere stato interrotto come diretta) che si stiano scrivendo “brutte pagine” di consiglio comunale in questi ultimi tempi: “Qual è la motivazione gestionale di portare i consiglieri da 3 a 5? Da dove trae spunto questa convinzione? Siete convinti che faranno meglio? Abbassate il compenso per dividerlo in 5, il calcio-mercato delle partecipate”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Nunzio Angiola, riprendendo i concetti della sindaca: “Badare alla qualità delle risorse che si mettono in campo cozza con l’invarianza delle spese, se vuoi veramente attrarre i professionisti in queste partecipate, di cui una sull’orlo del baratro. Puntiamo su questa, sulla qualità, e un attimo dopo è l’apoteosi dell’incoerenza con condizioni economiche quasi dimezzate e considerando le responsabilità civili, amministrative e penali che comporta la gestione”.

In maggioranza si sono registrate alcune assenze che hanno contribuito alla mancanza del numero legale. Oggi si riprende.

 

Paola Lucino


Pubblicato il 20 Giugno 2024

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