Cultura e Spettacoli

Madama Butterfly e il realismo poetico di Puccini, per troppo tempo frainteso

Foyer gremito del Teatro Petruzzelli per “Conversazione sull’Opera”

“Bisogna considerare Puccini l’ uomo che traghetta l’opera lirica nella contemporaneità. Egli inventa il vero, come diceva Verdi,e il suo non è realismo frivolo. Basandosi su melodie della tradizione giapponese ha  costruito una musica raffinatissima.” Così descrive il senso dell’opera di Puccini il giornalista e musicologo  Alberto Mattioli, martedì scorso 27 febbraio, nel foyer gremito del Teatro Petruzzelli, durante la “Conversazione sull’Opera” dedicata a Madama Butterfly di Giacomo Puccini. Acuta la sua analisi del percorso di vita del grande maestro, che si intreccia con le vicende storiche legate all’apertura del Giappone all’Occidente e soprattutto alla grande modernità di un’opera a lungo sottovalutata dalla critica. ” Puccini non è quello dei merletti, delle cuffiette e della narrazione frivola piccolo borghese, ma colui che racconta un dramma umano nella sua crudezza e disperazione, trasformando certi cliché dell’opera lirica in elementi di modernità”, ha spiegato  Mattioli. Domenica 3 marzo alle 18.00 al Teatro Petruzzelli andrà in scena la prima di Madama Butterfly, per la regia di Pierluigi Pizzi, autore anche delle scene e dei costumi dell’ opera. Sul podio dell’Orchestra del Teatro Giacomo Sagripanti, maestro del Coro del Petruzzelli Giovanni Farina. L’incontro di Puccini con Butterfly avviene nel luglio 1900 al Duke of York’s Theatre di Londra, dove il compositore assiste a una replica del dramma in prosa che il commediografo portoghese David Belasco aveva ricavato dal racconto dell’americano John Luther Long intitolato Madame Butterfly, apparso nel 1898 e forse ispirato a un fatto di cronaca. Colpito dalla figura toccante della geisha e dalla recitazione dell’attrice protagonista, Evelyn Millar, decide di ricavarne un’opera, che fu rivista più volte. Rispetto alla versione originale, Puccini rimuoverà i preamboli al duetto d’amore del primo atto e il drammatico confronto fra Cio-Cio-San e Kate Pinkerton nella penultima scena del secondo. Questi cambiamenti favoriranno  le intime commistioni tematiche e armoniche dellopera. Nella prima versione, insomma, Puccini dava spazio a un certo colore  d’ambiente che sará poi ridimensionato. Tuttavia, alla luce dell’analisi delle partiture, il percorso drammatico non risulterá mai sminuito. Già dalla prima stesura il compositore ha sempre mirato al cuore del dramma, pur indugiando su qualche elemento di contorno, che ha spesso generato fraintendimenti sul senso vero del suo lavoro. Puccini rimaneggiò ulteriormente la partitura, dando vita anche a una terza versione (Londra, 1905) e a una quarta, definitiva stesura (Parigi, 1906). Madame Butterfly occupa un posto rilevante nel panorama culturale della fin de siècle e del primo Novecento. È la storia di un episodio non proprio edificante riguardo a una pratica comune all’epoca, ambientato in Giappone, e tocca, tra le altre cose, un problema centrale della cultura del decadentismo: Un dramma che si esprime nel travaglio interiore della protagonista, Cio-Cio-San, che in una sorta di “destino tragico” si vede sottrarre continuamente ogni cosa: padre, familiari, identità razziale, agi, marito e infine anche il figlio. Per quanto avvolta da un’apparente alone di superficialità esotica, si tratta di una tragedia autentica, in cui alla fine l’eroina, attanagliata da un dilemma morale (sposare il principe Yamadori, tornare a fare la geisha o morire), compie la scelta più difficile, il suicidio. Una struggente tematica esistenziale in cui troviamo il vero senso di un’opera che non finirà mai di commuovere gli spettatori di tutti i tempi.

Rossella Cea


Pubblicato il 29 Febbraio 2024

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