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L’utopia possibile della connessione tra persone lontane

Il sesto evento di Musica Civica è riservato all’oggetto più amato – e a volte più odiato – della nostra quotidianità. Onnipresente, invadente, il telefono ha cambiato il nostro modo di vivere. Tant’è vero che per questo spettacolo la partecipazione attiva del pubblico, cellulare in mano, sarà indispensabile allo svolgimento della serata. Domenica 14 aprile, al Teatro Giordano di Foggia alle 19, il filosofo Roberto Mordacci proporrà le sue riflessioni su questo oggetto, nato come l’utopia possibile della connessione tra persone lontane. Cosa avrebbe scritto Tommaso Moro nell’Utopia se avesse avuto il telefono? Questi ed altri interrogativi si svilupperanno nella conversazione “L’utopia al telefono”. La comunicazione è, infatti, un sogno utopico e il telefono è l’oggetto che più rappresenta questo sogno. Nato per connettere esseri umani, è diventato l’oggetto della solitudine. Creato per unire, adesso divide: divide persone vicine con la sua invadenza e “finge” di unire persone lontane che a volte non hanno nulla da condividere. L’utopia diventa distopia. Il sogno diventa incubo. Cosa faremo al risveglio? Cosa faremo quando ci accorgeremo che dietro quello schermo non ci sono le persone che pensiamo, gli amici che riteniamo di avere, il mondo che ci illudiamo di conoscere? Anche la musica ha dedicato al telefono riflessioni, composizioni, sperimentazioni e per questo Musica Civica propone il concerto “Il telefono no”. Sul palco l’Orchestra Sinfonica della Città Metropolitana di Bari diretta da Gianna Fratta, artista acclamata a livello internazionale, e i solisti Grazia Raimondi al violino e Alberto Bocini al contrabbasso (nel concerto anche in veste di compositore). Il primo brano in programma è Era a sottolineare, come spiega lo stesso compositore Alberto Napolitano, “la nuova era che l’invenzione del telefono ha inaugurato nel corso della storia dell’uomo”. PIN & PUK è, invece, il brano di Roberto De Nittis, che così lo descrive: “Il codice PIN, Personal Identification Number, ed il codice PUK, Personal Unbloking Key, sono le due combinazioni di numeri che nessuno di noi vorrebbe mai dimenticare onde evitare di tagliare i ponti con il mondo esterno, almeno temporaneamente. L’ambito compositivo andrà a scardinare e a dare luce a motivi sonori legati ai codici di programmazione dello smartphone e ai due codici indispensabili per il suo utilizzo”. Quindi sarà la volta di Sliding Doors per violino, contrabbasso e orchestra, di Alberto Bocini. “Siamo sempre davvero liberi nella scelta o a volte episodi fortuiti scelgono per noi con conseguenze dettate dal caso? Le sliding doors (porte scorrevoli, dal titolo dell’omonimo film degli anni ’90) sono qui rappresentate dalle suonerie di cellulari che arrivano ad interrompere i vari momenti musicali, chiamate stanze, proiettando il discorso verso altri momenti, altre stanze. Le suonerie verranno innescate da persone scelte fra il pubblico, che interpreteranno il caso e saranno quindi responsabili del momento del passaggio da una stanza all’altra”, spiega il compositore. Chiude il programma un’opera comica in un atto di Gian Carlo Menotti, che ne ha composto sia la musica che il libretto: Il Telefono (The Telephone, or L’Amour à trois). Brano del 1947, Il Telefono è una composizione visionaria per la sua capacità di aver descritto con 60 anni di anticipo le conseguenze catastrofiche e l’invadenza di questo oggetto nelle esistenze delle persone. Presto detta la trama: Ben – interpretato dal baritono Matteo D’Apolito -, portando con sé un regalo, fa visita a Lucy – il soprano Ripalta Bufo – nel suo appartamento; la motivazione è semplice: vuole chiederle la mano prima di partire per un viaggio. Nonostante i numerosi tentativi di “proposta”, Lucy sarà sempre occupata in interminabili conversazioni al telefono ignorando quasi del tutto Ben. Finché questi non troverà un modo per riuscire a parlarle.

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