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Locked Down, un corto per riflettere sulla paura della morte che non fa vivere

“Non ho paura della morte. Sono stato morto per miliardi e miliardi di anni prima di nascere, e ciò non mi ha causato il benché minimo disturbo.” Sentenziava con il suo  proverbiale sarcasmo lo scrittore Mark Twain, dibattendo sulla paura della morte e sulle  sue ripercussioni sull’animo umano, tematica che va da Epicuro ad Allen, e che nel travagliato periodo pandemico che stiamo attraversando prende forma e senso pratico di autentica originalità anche attraverso l’interessante rielaborazione artistica della giovane regista lucerina Anna Lisa Vespa, che con il suo pluripremiato corto Locked Down ‘devi smetterla di avere paura’,  sta riscuotendo un grande successo. L’opera è stata presentata anche al Foto Cine Club di Foggia, nell’ambito della rassegna ‘Foggia Fotografia’ e ha ottenuto numerosi consensi e riconoscimenti a livello nazionale e internazionale: World Distribution Award (menzione d’onore) Roma Short Film Festival (Miglior Editing), l’Amsterdam Short Film Festival (Miglior Film Indipendente), Indie X Film Fest (Migliore Regista Esordiente donna e Miglior Canzone Originale). E’ inoltre finalista presso l’Under The Stars International Film Festival di Bari. Un’opera pungente che fa riflettere, la cui sapiente spontaneità trapela e colpisce anche attraverso il racconto e le parole di entusiasmo dell’autrice.

Come nasce la tua passione per questa forma di espressione artistica?

“In realtà il mio vero lockdown è stato il periodo universitario. Durante gli studi di medicina mi sono resa conto che quella non era la mia strada e ho scoperto l’amore per il teatro. Ho iniziato a recitare scoprendo un mondo nuovo capace di entusiasmarmi davvero, così dopo i primi spettacoli ho deciso di spostarmi a Roma per un corso di recitazione a cui parteciparono figure del calibro di Giancarlo Giannini, Giuliana De Sio e Lina Wertmüller. È stata un’esperienza decisiva per me, che mi ha permesso di venire a contatto con l’ambiente cinematografico. Dopo un anno e mezzo sono tornata in Puglia e ho deciso di lavorare come tecnico di intrattenimento a bordo delle Costa crociere. Questa esperienza è stata per me importante dal punto di vista tecnico, perché mi ha permesso di perfezionare l’approccio alle apparecchiature video e di vedere le cose dall’altra parte della scena, con l’occhio più critico della regista. Poi mi sembrava di restare comunque nell’ambito che amavo, quello cinematografico.”

Quando è nata l’idea di questo corto?

“Rivedendoci con l’amico Erminio Tota dopo il primo lockdown, abbiamo sentito l’esigenza di riflettere e rielaborare in qualche modo ciò che era successo. Ci è venuta quindi l’idea di questa storia, su cui abbiamo ragionato davanti a una portata di sushi. Lo stesso giorno abbiamo visionato la location dove avremmo girato il film ad Ippocampo, vicino Lucera, e abbiamo scritto insieme gran parte della sceneggiatura.”

Come hai scelto la protagonista?

Conoscevo da diverso tempo grazie alla mia esperienza romana Francesca Di Maggio, che aveva nel frattempo partecipato a fiction Rai di successo come La vita promessa. Mi è sembrata perfetta per interpretare la mia storia. Così è stato.”

Il messaggio di questo film cosa vuole insegnarci?

“Tralasciando quelle che possono essere le numerose implicazioni sociali o le critiche ai mass media e su come abbiano gestito una situazione non facile, direi che è fondamentalmente un invito a riflettere sul fatto che l’eccessiva paura di morire può impedire di vivere. È la storia di una ragazza che rimane traumatizzata dalla morte della madre per covid, e che continua, nonostante la fine della pandemia, ad alimentare le sue fobie e la sua paura del contatto fisico con gli altri. Con un finale tragico che dimostrerà la validità della tesi di fondo espressa. Il corto vuole dimostrare che la precarietà è sempre e comunque dietro l’angolo: qualsiasi evento traumatico può renderci vittime e segnarci, pertanto bisogna in ogni caso vivere affrontando la vita con coraggio e cercando di goderne ogni attimo, superando le nostre paure limitanti.”

Ci sono stati momenti della tua vita in cui hai scelto di affrontare una tua grande paura?

“Ce ne sono stati diversi, per esempio quando ho scelto di cambiare una strada che non sentivo essere adatta a me, sfidando il giudizio altrui. Oppure quando a scuola di recitazione i maestri ci invitavano a scegliere di interpretare dei ruoli che in qualche modo ci mettevano in difficoltà, proprio per sfidare la nostra capacità di sondare terreni inesplorati, per metterci alla prova e conoscere meglio noi stessi, per uscire in qualche modo dalla zona di comfort e imparare.”

Progetti per il futuro?

“Sono molto contenta degli esiti di questa mia prima prova come regista, ma preferisco non fare pronostici e vivere la realtà passo dopo passo, accettando ciò che mi offre. Di sicuro mi piacerebbe poter continuare a fare regia, magari dando un seguito a questo corto, chissà…

Rossella Cea

 

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