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Le “Donne di carta”: la Cartiera di Foggia, epopea al femminile

La Cartiera di Foggia ha rappresentato il primo vero tentativo in Italia di istituire un sistema di welfare all’interno di un’industria di Stato. A darne atto, attraverso una importante ricerca storico-giornalistica, è l’autrice Mara Cinquepalmi: le donne lavoratrici dello storico Poligrafico dauno sono al centro del suo lavoro editoriale dal titolo Donne di carta. Il libro, edito da Il Castello edizioni e con la prefazione di Linda Giuva, docente di Archivistica generale all’Università La Sapienza di Roma, ricostruisce, attraverso giornali, atti parlamentari, documenti mai pubblicati prima dell’Archivio di Stato di Foggia e memorie storiche, parte della vita che fu di una grande fabbrica come la Cartiera. Oggi, alle ore 19, in Piazza Giordano, dopo varie presentazioni in giro per l’Italia, l’autrice e giornalista ritrova il pubblico della sua città per raccontare questa “epopea” così intensa, dialogando con il giornalista e scrittore Davide Grittani. Donne di carta. Il Poligrafico nei documenti dell’Archivio di Stato di Foggia e nei ricordi delle lavoratrici (Il Castello edizioni, 2017). Dall’inaugurazione nel dicembre 1936 alla ricostruzione nel dopoguerra, dalle lotte sindacali ai ricordi di una vita consegnati da alcune protagoniste a queste pagine, Donne di carta rappresenta una pubblicazione unica nel panorama editoriale contemporaneo, perché l’obiettivo di Mara Cinquepalmi non era quello di ricomporre analiticamente la storia dello stabilimento di via del Mare, quanto quello di restituire un’epopea, un sistema industriale che non esiste più. Donne di carta nasce da www.viadelmareracconta.it, il progetto web realizzato da Mara Cinquepalmi nel 2014 che coniuga data journalism e memoria. Il libro prende le mosse dal progetto web ampliando la ricostruzione storica del periodo (1943-1948) documentato da un fascicolo inedito dell’Archivio di Stato di Foggia. “Questa – scrive l’autrice nel prologo – è una storia che valeva la pena di essere raccontata perché la Cartiera di Foggia non esiste. Non esiste – o quasi – negli archivi e nelle biblioteche. Esiste, invece e per fortuna, nella memoria delle donne e degli uomini che vi hanno lavorato. Esiste nelle pagine dei giornali che nel corso degli anni hanno documentato fatti, timori e speranze di un impianto industriale che, nel bene e nel male, ha segnato la storia della città”.

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