Cultura e Spettacoli

L’attore Massimo Verdastro celebra Pasolini con il duo pianistico Aventaggiato-Matarrese

Giovedì 4 dicembre appuntamento dell’associazione Colafemmina ad Acquaviva delle Fonti

Un viaggio dentro la parola di Pasolini, guidato da una delle voci più intense della scena italiana. Giovedì 4 dicembre, nella Sala Colafemmina di Palazzo de Mari ad Acquaviva delle Fonti, Massimo Verdastro porta in scena «Poeta delle ceneri», il concerto-racconto costruito attorno ai versi autobiografici dell’autore friulano. Accanto all’attore romano, premiato con Ubu ed Eti, ci saranno Carla Aventaggiato e Maurizio Matarrese, duo pianistico che intreccerà le letture con pagine di Debussy e con due brani contemporanei firmati da Carlo Corazza e Vittorio Piredda Virgilio. L’iniziativa rientra nella stagione dell’associazione Colafemmina, sostenuta da Ministero della Cultura, Regione Puglia e Comune di Acquaviva. Premio Ubu e Premio Eti Olimpici del Teatro, una carriera caratterizzata dalla scoperta, interpretazione e direzione delle nuove drammaturgie e una serie di collaborazioni da Peter Stein a Luca Ronconi, prima delle esperienze con i Magazzini di Lombardi-Tiezzi, la Compagnia Krypton di Giancarlo Cauteruccio e l’istituzione della compagnia Verdastro-Della Monica, l’artista romano celebra Pasolini attraverso la sua autobiografia in versi, nella quale l’autore racconta la traiettoria della propria esistenza, fatta di improvvisi scarti e numerose riprese, variazioni di tonalità e formule espressive, con sfumature nostalgiche e spesso ironiche, nelle cui pieghe trovano spazio ritratti familiari, episodi vissuti, ricordi di luoghi cari e descrizioni delle opere alle quali stava lavorando.

La voce di Verdastro viene contrappuntata dalle «Six épigraphes antiques» di Debussy e da due pagine che rimandano a scenari cari a Pasolini, con il brano «Isonzo/Soča» di Carlo Corazza, dedicato al fiume di confine tra Friuli e Slovenia, e la «Toccata carsica» di Vittorio Piredda Virgilio.

Pasolini scrisse «Poeta delle ceneri» fra il ’66 e il ’67 per raccontare in versi liberi le vicissitudini che lo condussero via dal Friuli e quelle che a Roma lo avvicinarono al cinema e alla scrittura dei suoi testi più famosi. Il poema rivela alcuni degli aspetti intimi della personalità di quest’intellettuale provocatorio e puntuale, del quale fu Enzo Siciliano a pubblicare per la prima volta (postumo) «Poeta delle ceneri» sulla rivista «Nuovi Argomenti», nel 1980.

Curioso è lo spunto di partenza: una risposta a un non identificato intervistatore degli Stati Uniti, riguardo al proprio lavoro. In questo testo brutale, episodico, intenzionalmente epidittico per la volontà di presentarsi a un ipotetico pubblico nuovo, quello americano, per l’appunto, che lo conosce probabilmente solo come cineasta, Pasolini ripercorrere momenti salienti del proprio passato, gangli vitali della proprio creatività, rievocando il Friuli di Casarsa degli anni giovanili, la madre, la morte del fratello, il rapporto col padre, la fuga a Roma, le prime pubblicazioni e i processi: avvenimenti e episodi che il lettore italiano di allora conosceva bene, perché disseminati in tante opere o perché pertinenti alla cronaca, e che Pasolini arricchisce nell’ultima parte con due lunghe sequenze sull’attualità.


Pubblicato il 3 Dicembre 2025

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