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L’Archeoclub recupera e restaura l’antico orologio della chiesa madre

In occasione della tappa del Giro d’Italia Foggia – Guardia Sanframondi, (dopo 22 anni ritorna nella città capoluogo della Daunia), l’Archeoclub di Celenza, per impulso del suo presidente Elio Venditto, ha reso noto di avere recuperato l’antico orologio (dismesso, abbandonato dalla metà del secolo scorso, giaceva nel campanile della Chiesa) e fatto restaurare grazie alla collaborazione degli amici di Guardia Sanframondi, segnatamente all’impegno personale dell’ing. Angelo Garofalo.

Il rosone della Chiesa Madre Santa Croce, fin dal 1714, nel cuore del centro antico, ospitava il quadrante di un vecchio orologio ad una sola campana, i quarti venivano aggiunti nel 1833. Senza concessioni alla simbologia cristiana, senza decorazioni al vetro delle campiture, senza richiamo al cerchio come linea eterna, vicino alle esigenze dell’uomo. L’orologio con i suoi rintocchi, strumento fondamentale per garantire una corretta e ordinata vita nei campi, meritava precedenza nelle spese. Scandiva il tempo allo scorrere delle ore e dei quarti.  Così l’avv. Saverio Jamele (1879-1960), sindaco di Celenza, nel 1913, commissionava all’artista Alfonso Sellaroli (1855-….) di Guardia Sanframondi, nella Campania beneventana, una nuova e moderna macchina. Un capolavoro a grande suoneria, costituito da acciaio, ghisa, ottone, bronzo, con ben quattro corpi di ruote per suonare l’alba, l’orario delle scuole, il mezzodì, l’Ave ecc.. A Turi, in Terra di Bari, v’è altro orologio del Cav. Alfonso Sellaroli, abile costruttore di ‘orologi da torre’. La macchina costruita per Turi, nell’ultimo decennio dell’Ottocento, si caratterizza per i tre corpi di ruote in direzioni diverse. Formatosi presso l’Istituto Galilei di Firenze, dopo un breve corso di studi, nel 1875 aprì al suo paese natale un laboratorio per la costruzione di orologi monumentali da torre. Nel 1914 si trasferiva a Napoli per una commessa di altimetri per aeroplani, continuando con il fratello Filippo e il figlio Alessio l’attività di costruzione di orologi. Artigiano (o artista) geniale, la sua attività di costruttore di orologi è notevole. Impiegava congegni elettrici nel suo campo prevalentemente meccanico, sia a corrente continua che alternata. Nel 1887 realizzava un orologio per il Municipio di Santa Maria Capua Vetere, esposto e premiato dall’Istituto d’Incoraggiamento di Napoli. Innumerevoli gli orologi costruiti, oltre a Guardia Sanframondi, Celenza, Turi, Santa Maria Capua Vetere, i seguenti Comuni italiani ed anche all’estero si avvalsero dell’opera di Alfonso Sellaroli: San Lupo,Vitulano, Cusano Mutri, Civitella Licinio, Gioia Sannitica, Sant’Angelo dei Lombardi, San Gregorio, Palma Campania, Liveri, Villamaina, Ripalimosani, Riccia, Galatina, Lucito, Cassano Murge, Pompei, Gerusalemme, capitale d’Israele (Campanile di San Salvatore). Un vero e proprio genio. Si pensi alle difficoltà del tempo: assenza di energia elettrica, scarse e malconce vie di comunicazione dal paese di area interna ai grandi centri urbani, difficoltà ad aggiornarsi sulle innovazioni tecnologiche, lontano da università e centri di ricerca. Anticipava i tempi per le tecniche adottate, per i materiali impiegati. A Guardia Sanframondi v’è il Palazzo Sellaroli, tre piani, edificio ‘a corte di tipo nobiliare’, dalle caratteristiche storico-architettoniche di forma tardo-rinascimentale.

I nipoti Saverio Jamele, dirigente Agenzia Entrate, in Roma, Saverio di Jorio, legale, in Foggia, ringraziano l’Archeoclub di Celenza ed il suo presidente Elio Venditto per aver fatto scoprire una pagina di storia familiare legata ed intrecciata alla storia locale del paesello dove sono le radici.

 

 

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