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L’albero rinsecchito all’ex Convento dei Francescani, il mistero di Ischitella

Davanti all’ex Convento di San Francesco, a Ischitella, si leva, pur rinsecchito, un assurdo botanico : un albero che si presenta con le radici al posto delle fronde… : Nessuno osa abbatterlo. Motivi di superstizione e  ragioni turistiche. E poi la gente di Ischitella è attaccata a quella specie di rudere. Dietro l’albero ‘maledetto si nasconde una leggenda : In pellegrinaggio a Monte Sant’Angelo, San Francesco si fermò a pregare in quel punto. Il suo bastone da viaggio, infisso nel terreno al momento della sosta, cominciò a germogliare trasformandosi a velocità stupefacente in un gigante frondoso. Secondo una prima versione, quella più accreditata, Satana per dispetto sradicò l’albero e lo ripiantò capovolto. Secondo un’altra versione, il Maligno si limitò a sradicare l’albero ; al suo ritorno a Ischitella, il Santo volle beffarsi del suo avversario ripiantando l’albero al contrario… Resta il mistero. Certo, l’impressione di un complesso di radici che si dirama dal tronco è innegabile, ma è non più che un’impressione. Ciò che svetta dinanzi all’ex Convento di Ischitella sono soltanto i resti di un albero sviluppatosi in modo insolito. Ischitella svetta a 314 metri s.l.m. e il luogo dove si leva il nostro albero non è affatto protetto. A suo tempo, quella pianta indifesa dovette essere sferzata per decine e decine d’anni dai gelidi venti balcanici prima di soccombere. Una lotta stremante che non poteva non lasciare il segno sullo sviluppo arboreo. C’è un che di comprensibilmente ‘sofferto’ in quel diramarsi, che oggi l’assenza di fogliame fa apparire anomala. Nessun arcano, insomma. Il vero mistero, semmai, è come possano prendere vita leggende tanto articolate. Ma la curiosità, il terrore dell’inferno e la curiosità del popolino spiegano quasi tutto. Un pezzo di legno infisso nel terreno all’unico scopo di sostenere la crescita del germoglio di un olmo o di un faggio può, a posteriori, essere ricordato come il bastone lasciato dal più santo dei pellegrini (la cui sosta, anche quando inventata di sana pianta, serve a conferire prestigio ad un piccolo centro diversamente destinato all’anonimato). Una pianta allora normalmente sviluppatasi ‘intorno’ ad un sostegno sterile evolve in una pianta sviluppatasi, questa volta miracolosamente, ‘da’ un bastone benedetto. Peccato che nulla duri in eterno. Per cui se il fulmine o lo strazio prolungato dei venti mettono fine ad una forma di vita vegetale gradita al Cielo, la colpa non può essere che del Diavolo. La prova? Quell’allontanarsi sgraziato e ‘sospetto’ di diramazioni più simili a radici che a rami… Come se tutti gli alberi rinsecchiti non infondessero la stessa inquietante sensazione.

Italo Interesse

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1 Comment

  1. Valentina ha detto:

    Lei dovrebbe vergognarsi. Dovrebbe rendersi conto che la fame diventa esagerata, nel momento in cui pur di pubblicare si arriva a sminuire un elemento leggendario della cultura e storia ischitellana senza apparente motivo. Prescindendo se questa sia una credenza popolare, cosa abbastanza ovvia, questo articolo è una profonda mancanza di rispetto verso il paese intero, verso uno degli elementi a cui la popolazione è più affezionata. Fare il giornalista non comprende pareri soggettivi e parole come “vecchio rudere, albero rinsecchito”, queste non costituiscono alcun elemento di INFORMAZIONE, sono soltanto specchio di considerazioni puerili. Non è ben chiaro quali problemi abbia nei confronti dell’albero o del paese, ma chi ha partorito questo scempio dovrebbe cambiare mestiere. Fare giornalismo è un’arte lontana da questa miserabile espressione di povertà intellettuale. Cordialmente

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