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Il teologo Giorgio Otranto: “Chi nega il presepe o i canti del Natale nelle scuole è un ignorante”

“Il presepe fa parte della nostra cultura, sia rispettato”: lo dice in questa intervista al Quotidiano il professor Giorgio Otranto, docente universitario, teologo, esperto di tradizioni cristiane. Con lui, alla vigilia del Natale ormai prossimo, parliamo del presepe.
Professor Otranto, come nasce il presepe?
“La storia è abbastanza nota. Fu San Francesco d’Assisi a volere questa bella rappresentazione vivente a Greccio. Bisogna dire che fu un’intuizione geniale”.
Che cosa rappresenta?
“La natività del Signore e possiamo affermare che teologicamente il presepe è una sintesi molto efficace e direi profonda. Prendiamo i doni dei Magi, oro, incenso e mirra. Hanno il loro senso. L’oro indica la regalità, l’incenso la preghiera e la mirra prelude alla sepoltura del Signore. Nel presepe troviamo tutta l’umanità ed è la rappresentazione di un evento che ha cambiato, piaccia o non piaccia, la storia del mondo e non ce ne dobbiamo vergognare”.
Anche nell’arte il presepe ha avuto seguito…
“Certamente. Questo dimostra quanto esso sia radicato nella nostra civiltà e cultura. Vi sono rappresentazioni nelle catacombe che risalgono al IV secolo nelle catacombe. Per non parlare, poi, di tutta l’enorme e successiva produzione artistica”.
Storicamente, a ben leggere i Vangeli non esistono bue ed asinello..
“I Vangeli non ce ne parlano, non ve n’è traccia. Però quelle presenze che l’iconografia ci ha tramandato, dipendono dal fatto che nel tempo si sono fuse tradizioni dell’Antico e del Nuovo Testamento e talvolta anche i racconti del cosiddetti vangeli apocrifi”.
Ultimamente alcuni presidi di scuola hanno evitato di allestire il presepe o hanno cancellato le recite dei canti del Natale per non urtare le altrui sensibilità relgiose. Che dire?
“Il presepe è parte integrante della nostra cultura e della nostra civiltà e bisogna rispettarlo. Non credo affatto che possa molestare nessuno e ci vuole rispetto davanti ad un evento, la Natività, che ha cambiato la storia del mondo. Chi nega il presepe o i canti del Natale nelle scuole, prima di tutto è un ignorante. A chi può dare fastidio un Bambinello nato povero e indifeso? A chi può dare fastidio uno che è morto anche per coloro che lo contestano? In croce il Signore è morto per tutti, credenti e non, anche per chi lo rifiuta”.
Bruno Volpe


Pubblicato il 23 Dicembre 2017

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