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Il nuovo esecutivo non mette al sicuro Emiliano da possibili “imboscate” in consiglio

La Puglia è stata l’ultima delle regioni chiamate a rinnovare i rispettivi Consigli e ad eleggere il  governatore dei prossimi cinque anni. E nonostante il notevole ritardo accumulato per la nomina del nuovo esecutivo (più del doppio del tempo concesso dallo Statuto regionale pugliese, che è di dieci giorni dalla data di proclamazione del presidente, avvenuta lo scorso 29 di Ottobre) critiche e scontenti dall’interno della stessa maggioranza di centrosinistra che ha vinto le elezioni non mancano nei confronti del riconfermato presidente, Michele Emiliano. Infatti, è bastato che fossero diffusi in via non ancora ufficiale i nomi dei nove assessori che la pioggia di critiche sulle scelte di Emiliano per il nuovo esecutivo non si sono fatte attendere. E non soltanto dall’opposizione di centrodestra, ma anche (e soprattutto) da parte di qualche frangia dello stesso centrosinistra che non si sente rappresentata nella nuova compagine di governo, come nel caso degli esponenti di “Senso Civico- Art.1”, o si sente sottorappresentata, come potrebbe essere per il partito di maggioranza relativa, ossia il Pd. O, più in generale, per la promessa non mantenuta del rispetto della parità di genere nella composizione della giunta.  Difatti, il governatore Emiliano – come già anticipato nel nostro servizio di cronaca politica regionale pubblicato sul numero di ieri –  ha confermato la nomina di nove assessori su dieci, tenendo per sé la delega al Welfare, che vorrebbe affidare ad una rappresentante femminile del Gruppo consiliare del “Movimento 5 Stelle”, che non ha ancora deciso se unirsi o no alla maggioranza di governo della Regione Puglia e, quindi, se accettare l’offerta di Emiliano ad entrare in giunta. Decisione, questa, che – stante al dibattito interno ai pentastellati  ancora in corso – potrebbe essere sottoposta al giudizio degli attivisti con una votazione online sulla piattaforma Rousseau. Però, a provocare maggiori tensioni  e critiche, sia all’esterno che all’interno dello stesso centrosinistra, è la delega ai Trasporti e alla Mobilità sostenibile affidata all’esponente Dem eletta con circa 20mila voti  bella circoscrizione barese Anita Maurodinoia, forse meglio conosciuta come “Lady preferenze”, per via dei voti da essa conseguiti nelle sue due sue precedenti candidature a consigliere al Comune di Bari, nel 2014 e 2019. Infatti, Maurodinoia è tuttora imputata per corruzione, insieme con il marito Alessandro Cataldo, nell’ambito di un’inchiesta della Procura barese su appalti alla Provincia all’epoca in cui era vicepresidente del Consiglio provinciale barese ai tempi dell’amministrazione di centrodestra a guida Schittulli. L’altro nome per cui stanno “piovendo” critiche su Emiliano e dissapori all’interno del centrosinistra è quello del ministro alla Cultura dell’ex governo Letta, Massimo Bray, che – secondo il governatore dovrebbe coprire la rappresentanza in giunta della sigla senza consiglieri eletti “Senso Civico-Nuovo Ulivo” – risulterebbe invece un esternoindipendente, dopo che alcuni rappresentanti di detta sigla hanno dichiarato di non riconoscersi nella scelta di Emiliano. Infatti, in precedenza era stato il coordinatore nazionale di “Art. 1”, Arturo Scotto, ha dichiarare che “Senso Civico” è priva di rappresentanti nel nuovo governo pugliese, a cui da ultimo si è aggiunto anche l’ex assessore regionale all’Urbanistica, Alfonso Pisicchio, che, dopo la precisazione che“Senso civico non coincide affatto con la lista dell’onorevole Scotto, ma è in parte composta da candidati di Articolo Uno”, effettuata dal consigliere politico di Emiliano, Giovanni Procacci, ha  con una nota ha fatto sapere che “dispiace molto constatare che nel nuovo esecutivo non viene rappresentato il progetto politico di Senso Civico, nonostante l’importante apporto in termini di idee e di impegno che in questi ultimi anni il movimento ha profuso in ogni sede istituzionale e il contributo decisivo nell’ultima tornata elettorale per far vincere il centrosinistra pugliese ed il suo candidato presidente”. Ma a provocare critiche e tensioni soprattutto al’interno della maggioranza non sono solo i nomi di alcuni neo-assessori, ma anche talune “defaiance” nella rappresentanza territoriale delle sei province pugliesi. Infatti, le due province più piccole, Brindisi e la Bat, non possono vantare alcun esponente territoriale nel nuovo esecutivo di Emiliano. Mentre province importanti come Foggia e Taranto invece hanno riportato un solo rappresentante, rispettivamente i dem Piemontese e Pentassuglia, dove quest’ultimo, sempre a proposito di grane giudiziarie, risulta tuttora coinvolto nel processo “Ambiente svenduto” per l’ex Ilva di Taranto.Insomma, scelte che di certo non stanno esentando da critiche il governatore Emiliano, né lo mettono al riparo da eventuali alibi da parte dei pentastellati per sfilarsi dalle trattative ancora in corso, per tentare di portare il M5S nell’area di governo della Puglia e che  – come è noto – la ex candidata governatrice pentastellata, Antonella Laricchia, insieme a molti altri esponenti pugliesi del Movimento, in particolare della provincia di Bari, sta tentando in ogni modo di evitare. Ma ad essere scontente della composizione della nuova giunta regionale sono soprattutto le rappresentanze delle associazioni femminili, che fino alla fine dello scorso mese di luglio si sono battute per l’introduzione della doppia preferenza di genere e che, sulla base delle promesse pre e post elettorali di Emiliano, si aspettavano un esecutivo al 50 e 50. Ossia metà uomini e metà donne. Invece, nella migliore delle ipotesi la nuova giunta potrà contare 3 donne su 10 (al momento sono solo 2 su 9) qualora il M5S dovesse accettare di far parte della maggioranza, con la nomina ad assessore al Wealare di una donna. Diversamente, è possibile che anche il decimo posto della giunta, visti i mal di pancia già in atto nel centrosinistra pugliese, è possibile che anche quest’ultima casella possa essere assegnata ad un rappresentante maschile. La speranza forse più concreta per le quote rosa è che questa volta il prossimo presidente del Consiglio regionale possa essere donna. Ed in tal caso il nome sarebbe sicuramente quello della dem leccese Loredana Capone. Di certo, però, l’XI Legislatura regionale pugliese con l’esecutivo appena formalizzato da Emiliano, nonostante il ritardo con cui è nato per le smussature interne e l’attesa finora vana dei “5 Stelle”, non sarà verosimilmente immune da turbolenze.

 

Giuseppe Palella

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