Cultura e Spettacoli

Il mistero del Circo di Lucera e l’ombra di Tigellino

Tra ipotesi, testimonianze ottocentesche e antiche corse di cavalli riaffiora il fascino di una struttura mai ritrovata

Nell’antica Roma, il circo era il luogo deputato alle corse dei cavalli montati, delle bighe e delle quadrighe. Il circo romano era costituito da due lunghi rettilinei paralleli separati da una balaustra (la ‘spina’) e raccordati da due semicerchi. All’altezza di una delle due curve si elevavano, con una certa enfasi monumentale, i ‘carceres’ ovvero i box, come diremmo oggi. Su tutto il resto del perimetro si levavano le gradinate. Famosi sono rimasti il Circo  (Massimo) di Roma e quello di Costantinopoli ; non da meno erano i circhi di Alessandria, di Catania, di Milano, di Aquileia, di Antiochia e di altre grandi città, soprattutto in oriente. Ricca di anfiteatri (Lucera, Lecce e Rudiae), la Puglia non conserva tracce di circhi.

A tale proposito però non tutti gli studiosi sono concordi. A detta di alcuni storici lucerini (il D’Amelj nella sua ‘Storia della città di Lucera’ del 1861 e il Colasanto nella ‘Storia dell’antica Lucera’ uscito nel 1894) la loro città disponeva di almeno un circo. Il primo era convinto che ce ne fossero addirittura due, uno al Piano dei Puledri ed un altro nella zona dell’anfiteatro. E’ però meno improbabile che ne esistesse uno solo e che trovasse posto al Piano dei Puledri dove si può osservare un’ampia depressione. Ad essa corrispondeva la ‘cavea’ del preteso Circo di Lucera? Altri parlano di una depressione antropica. Tuttavia stando ad alcune testimonianze ottocentesche, il Piano dei Puledri era utilizzato come cava. Se ne ricavavano pietre impiegando le macerie del Circo o era soltanto una cava di argilla ?  Si ritiene che tracce utili alla risoluzione dell’enigma siano scomparse per effetto della speculazione edilizia dei primi anni settanta. In generale l’ipotesi del Circo lucerino poggia su basi affatto solide.

Se già il vastissimo anfiteatro di Lucera, guardato con gli occhi di oggi appare spropositato alle esigenze di una città popolata all’epoca da non più di cinquemila persone (tant’è che a tale proposito si è parlato di ‘cattedrale nel deserto’ elevata a scopi propagandistico-elettorali), come giustificare addirittura un Circo ? Certo, a partire dall’età imperiale la città assunse un ruolo di primaria importanza nella ‘Regio II Apulia et Calabria’ con la monumentalizzazione degli edifici pubblici tra cui l’anfiteatro augusteo, appunto, edificato dal magistrato Marco Vecilio Campo in onore di Augusto. Tuttavia, se di dimensioni ‘proporzionali’ all’Anfiteatro, il Circo di Lucera avrebbe dovuto essere la metà del Circo Massimo. E di un colosso così non se ne smarriscono le tracce. Vero è pure che l’Apulia romana dovette disporre di strutture preposte alle corse dei cavalli.

Nel Libro XVI degli Annales di Tacito si legge che durante l’impero di Claudio, Tigellino, destinato a divenire il crudele braccio destro di Nerone, si arricchì gestendo ippodromi nelle Puglie e in Calabria, come allora era chiamato il Salento. A questo punto tutto ciò che si può immaginare, anche a Lucera, è strutture alla buona ricavate alla periferia delle città livellando superfici o adattando alla bisogna spianate naturali. Insomma, cose alla buona, senza enfasi architettonica, gradinate, colonne, archi, fregi. Non di meno, quando di mezzo è la febbre del gioco anche una struttura da poco può diventare una fabbrica di denaro. E il giro di scommesse legato alle corse assicurava a Roma un importante gettito fiscale. Di qui l’imprescindibilità della nomina imperiale per i Fiduciari degli ippodromi di questo e di quell’altro angolo dell’Impero. Chissà attraverso quali maneggi il losco Tigellino si aggiudicò l’ambitissimo appalto delle Puglie proiettando la sua bieca ombra anche su Lucera. – Nell’immagine, un fotogramma tratto da Ben Hur, il film diretto da William Wyler nel 1959.

Italo Interesse


Pubblicato il 28 Maggio 2026

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio