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Il Lupo d’Assisi: i tormenti di Francesco prima di diventare Santo

Chi era e che cosa faceva Francesco d’Assisi prima di cambiar vita, quando ancora si chiamava Giovanni da Bernardone, prima di lasciare la vita agiata di figlio di ricco mercante di tessuti, prima di dare una scossa fondamentale alla esistenza sua e a quella della Chiesa del suo tempo? Su tutto questo, su questo periodo misconosciuto del Santo d’Assisi ha focalizzato la sua attenzione Fabrizio Errico, che ha compiuto uno studio teatrale (una scrittura di scena la definisce l’autore) intitolato Il Lupo d’Assisi, che sarà il prossimo spettacolo in programma il 9 e il 10 novembre 2019 al Teatro Regio di Capitanata a Foggia, in via Guglielmi, 8a (c/o Chiesa Madonna del Rosario) nell’ambito della XIX Stagione teatrale Enarché. A interpretare sulla scena i tormenti di Francesco – il Lupo d’Assisi del titolo – sarà Amedeo de Paolis, attore unico (o quasi) su un palco essenziale, con una scenografia scarna, interprete di quello che si può a buon diritto definire un soliloquio. Un soliloquio nel quale si inserirà brevemente – le sue sono “figure e ombre” un’altra attrice, Maristella Mazza, che con de Paolis e Fabrizio Errico è uno dei volti più apprezzati dal pubblico della Compagnia Enarché. Ne Il lupo d’Assisi si assiste a un periodo preciso della vita di Vanni, scapestrato giovanotto, figlio del ricco borghese Pietro Bernardone, mercante di panni in Francia. È il tempo in cui Vanni vive una profonda crisi psicologica e spirituale; tra momenti di delirio, spasmi e allucinazioni, egli viene ingabbiato in un circolo vizioso, è disorientato, alla continua ricerca di un sé che forse ha smarrito… è un incessante lasciarsi cadere e ritrovarsi, scendere e salire, fino all’istante che diverrà solitario colloquio, vano soliloquio, naturale conclusione dell’incontro col Mistero e il Trascendente. Il Lupo d’Assisi mette in scena una rappresentazione nuova di Francesco d’Assisi, lo tratteggia con contorni inediti per i più, presenta al pubblico una fase della sua vita che per la diversità con quella che verrà dopo ne mette in luce i vizi, le passioni anche violente, le frenesie che in effetti sono il prologo a quella rivoluzione dell’anima che verrà. Il Lupo d’Assisi è il frutto di uno studio teatrale inedito; lo spettacolo nasce, racconta lo stesso autore Fabrizio Errico (che è anche regista), come scrittura di scena; il testo si forma, per così dire, sulla scena, continuamente in modo differente; qui, ogni volta, è l’attore che si fa regista di sé. Questa prassi attoriale ha portato all’ideazione della figura scenica del “performattore”, una specie di ibrido dove alla classica modalità attoriale si affianca l’agilità di un performer; alla parola risponde il linguaggio del corpo, una simbiosi tra verbo e gesto, tra suoni e movimenti. Tutto ciò è stato ideato e realizzato da Fabrizio Errico, studioso e autore del testo. A completare il quadro del lavoro proposto, dall’integrazione di vere e proprie musiche di scena ed “effetti audio” che vanno a inserirsi nello spettacolo, alla realizzazione di un apparato sceno-tecnico molto semplice dove lo spazio scenico è ispirato al concetto di “teatro povero”, fino a un radicale lavoro di illuminotecnica.

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