Il futuro del settore olivicolo punta sulla qualità, sull’identità e sull’innovazione
Vieste. Partito il viaggio immersivo nel mondo dell’extra vergine di oliva con “La Settimana dell’Olio” 2025.

Identità, biodiversità, formazione e dedizione sono le parole chiave da cui partire per produrre olio extra vergine di oliva di qualità. A confermarlo è stato Pietro Intini di Olio Intini, eccellenza dell’olivicoltura pugliese, che domenica 24 agosto ha aperto la 9^ edizione de “La Settimana dell’Olio” a Vieste. L’incontro “A tu per tu con il produttore”, ospitato da Tenute Il Mandrione, è stato un momento di confronto costruttivo, durante il quale i partecipanti hanno ascoltato la storia di Olio Intini, un’azienda a conduzione familiare con sede tra Alberobello e la Valle d’Itria, protagonista assoluta nell’olivicoltura italiana.
«La nostra è la storia di una famiglia che da tre generazioni produce olio extravergine di oliva di qualità senza compromessi. Sono convinto che in tutta Italia, in tutti i settori dell’agroalimentare e nello specifico in quello olivicolo, le sfide del futuro si giocheranno su terroir, biodiversità, qualità e identità», ha dichiarato Pietro Intini che insieme a Sabrina Pupillo, direttrice organizzativa dell’evento, ha guidato la degustazione di due suoi oli monocultivar: Coratina e Cima di Mola. Quest’ultimo ha valso all’azienda il prestigioso Presidio Slow Food per il lavoro di tutela e interpretazione del territorio.
«Durante queste giornate scopriremo l’olio extra vergine di oliva in tutte le sue declinazioni e approfondiremo quelle che sono le caratteristiche peculiari degli extra vergine del Gargano», ha sottolineato Sabrina Pupillo che con “La Settimana dell’Olio” mira a far conoscere quanto più possibile il prodotto principe dell’agricoltura viestana.
Entusiasta di inaugurare la 9^ edizione de “La Settimana dell’Olio” anche l’Assessore all’Agricoltura del Comune di Vieste Gaetano Paglialonga: « Quest’anno abbiamo registrato un aumento degli espositori e una partecipazione straordinaria, con la maggior parte delle attività già sold out prima dell’inizio dell’evento. Questo è un motivo di grande orgoglio e soprattutto un segnale di crescita e di attenzione verso un prodotto identitario come l’olio extra vergine di oliva, che rappresenta la cultura, la tradizione e il futuro del nostro territorio».
La prima giornata dell’evento – organizzato dal Comune di Vieste con il contributo della Regione Puglia, con il patrocinio di Provincia di Foggia, GAL Gargano, Slow Food Gargano – ha permesso ai partecipanti di vivere la suggestiva esperienza di pesca dal Trabucco di Santa Croce dove si è svolta la degustazione guidata di oli EVO con Sabrina Pupillo e con il presidente dell’associazione La Rinascita dei Trabucchi storici Matteo Silvestri.
Al tramonto, su una delle più belle terrazze dell’antico borgo ottocentesco di Vieste, il ViestHouse B&B, si è tenuta la masterclass “MixOilogy”, dedicata ai cocktail all’olio extra vergine, con il bartender Riccardo Santovito e la giornalista e assaggiatrice turca Elvan Uysal, in collaborazione con Gargano Dry Gin e Orsini Soda. Un’occasione speciale per avvicinare il mondo dell’olio anche ai più giovani.
A chiudere la prima giornata de “La Settimana dell’Olio” è stata la presentazione dell’innovativo “Progetto Biodiversità: Kefir di mandorla & Olio” a cura di Nerina Di Nunzio, esperta in Food Design ed ex-Direttore Marketing per Gambero Rosso, e di Pasquale Venerito, referente del progetto e ricercatore del Centro di Ricerca, Sperimentazione e Formazione in Agricoltura (CRSFA) “Basile Caramia” di Locorotondo. L’ITS Academy AgriPuglia, in collaborazione con il CRSFA “Basile Caramia”, sta portando avanti un progetto dedicato alla salvaguardia e la valorizzazione della biodiversità di frutti antichi pugliesi, studiando le ipotesi di trasformazione che meglio fanno esprimere questi frutti.
«Nel lavoro svolto sul territorio pugliese, dal Gargano fino al Salento, sono state recuperate ben 250 varietà di mandorle diverse che rischiavano di scomparire e che ora sono state inserite nei campi di conservazione. Alcune di queste varietà presentano un alto contenuto di sostanze grasse o vitamine, il che le rende particolarmente adatte all’industria agroalimentare o per la trasformazione in latte, yogurt di mandorla o kefir», ha spiegato Venerito.
Durante la serata è stato possibile assaggiare tre tipologie di kefir ottenute dalla fermentazione di latte di mandorla realizzato con le varietà Calìa, Montrone e Ferrara, ciascuna abbinata a un diverso olio extra vergine di oliva.
«Siamo abituati a comprare sempre lo stesso tipo di frutta, ma in realtà ne esistono molte varietà. Grazie a questo progetto, un frutto che può non essere attraente per il consumatore e quindi difficile da posizionare sul mercato fresco – ad esempio per la piccola pezzatura – potrà trovare nuova vita nella produzione di prodotti trasformati», ha sottolineato Nerina Di Nunzio.
Pubblicato il 26 Agosto 2025



