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Il comandante pietoso, i detenuti in salvo

Il 3 marzo 1864 salpava da Ancona, diretta prima alle Tremiti, poi a Manfredonia,  una gloriosa nave a vapore, il Lombardo. Già al servizio dei Mille durante la storica spedizione, in un secondo momento il Lombardo era passato al servizio della neonata Regia Marina. Sotto la nuova bandiera la nave era stata declassata a ‘trasporto’ per truppe e detenuti. In questa umile veste il vapore affrontò per l’ultima volta il mare. Il 12 marzo, quando era in vista delle Tremiti, un fortissimo maestrale sorprendeva il Lombardo rallentandone l’arrivo, che avvenne col buio. L’assenza di un faro efficiente portò il comandante della nave a sbagliare rotta avvicinandosi pericolosamente all’isola di San Domino. All’altezza di Cala degli Inglesi il Lombardo incappava in una secca semi affiorante diventando ingovernabile. Nonostante ogni sforzo non fu possibile disincagliare la nave, che rimase esposta per ore alla furia del vento e dei marosi. Alla fine, la forza della natura spinse il vapore sulle rocce, demolendolo. Nella tragedia non si lamentarono morti, nemmeno tra i detenuti che, stando ad alcune fonti, erano a bordo per essere trasferiti nel penitenziario dell’arcipelago. La cosa ha dell’incredibile poiché si presume che quei galeotti viaggiassero sotto coperta, assicurati da robuste catene. E siccome quando si naufraga la prima parte della nave ad andare in frantumi è la chiglia, quei disgraziati non erano destinati a salvarsi. Forse, vista la mala parata e temendo il peggio, il comandante della scorta dispose che i detenuti venissero liberati e portati sul ponte di coperta. Una decisione di carattere umano, giustificata anche dal fatto che ogni possibilità di fuga era impedita dalle condizioni ambientali. E comunque il Lombardo trasportava numerosi soldati destinati alla guarnigione di Manfredonia. Il grave caso del Lombardo è riportato anche da un periodico militare del tempo, ‘Il Soldato Italiano’. In un trafiletto il giornale riporta che “fu salvata la truppa, cinque compagnie che (il Lombardo) portava a Manfredonia col generale Bossolo, la famiglia di un capitano e tutto l’equipaggio”. Non si fa cenno a detenuti. Ma la prevista sosta alle Tremiti, che per un ‘trasporto’ di quel tipo voleva dire solo consegnare detenuti, fa pensare ad una precisa omissione. Evidentemente nel ‘trattamento’ della notizia la censura militare aveva ritenuto sconveniente l’accostamento soldati-detenuti. Un ‘trasporto’ truppe non era una nave da battaglia, rappresentava sì l’ultimo gradino della marina militare, tuttavia restava una nave militare. Come tale la sua immagine andava tutelata, mantenuta ‘pulita’. La verità, ovvero la dolorosa bisogna di trasferire detenuti, doveva restare circoscritta ai riservati dispacci della Pubblica Sicurezza.

Italo Interesse

 

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