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I tempi dei cavalli senza padroni

Addomesticato e diffuso in tutto il mondo, il cavallo non vive più allo stato brado, se non in limitate zone del pianeta (USA, Australia, Nuova Zelanda, Etiopia, Namibia, Mongolia…). Tre di queste zone trovano posto in Italia. In Sardegna, su un altopiano del centro meridione dell’isola, vive il Cavallino della Giara di Gesturi, cosiddetto per la bassa altezza del garrese (120 cm.) ; il che comunque non ne fa un pony. La Sicilia, sui monti Nebrodi in provincia di Messina, accoglie la razza Sanfratellano. Cavalli inselvatichiti, cioè bestie che, già figlie di cavalli addomesticati, vivono da alcune generazioni allo stato brado, perciò non ‘selvatiche’ ed endemiche come nei casi precedenti, prosperano nel Parco Naturale Regionale dell’Aveto, in provincia di Genova. Nulla di tutto questo in Puglia, né nel Parco dell’Alta Murgia, né in quello del Gargano. (Nel territorio di San Nicandro Garganico esiste la Casa del Cavallo allo Stato Brado ; si tratta tuttavia di un sito adattato alle esigenze turistiche in cui i cavalli vivono sì in libertà, tuttavia all’interno di un’area non ampia a sufficienza perché cavalli – inselvatichiti o endemici – possano vivere allo stato brado secondo le leggi della Natura). C’è stato però un tempo in cui le praterie e gli altopiani pugliesi risuonavano del galoppo di folte mandrie di cavalli allo stato brado. Di queste bestie – del cui remoto gene potrebbe riscontrarsi traccia nel suo erede : il cavallo murgiano – furono grandi allevatori i Messapi, ovvero gli Japigi che nell’età del bronzo si stanziarono nell’attuale Salento. Nell’Eneide, Virgilio quando disegna la figura di Messapo (il maggiore alleato di Turno, l’avversario di Enea) parla di “domatore di cavalli… che nessuno né col ferro né col fuoco può abbattere”. Un’altra preziosa (e anche agghiacciante) testimonianza ci viene da Sesto Pompeo Festo, un grammatico latino del II secolo dopo Cristo : nel suo De verborum significatu, un dizionario enciclopedico in venti Libri, Festo riferisce che i Messapi consacravano un cavallo a Giove gettandolo vivo nel fuoco. Infine Pausania : Lo scrittore e geografo greco vissuto intorno al II secolo dopo Cristo, attribuisce a Ageladas, scultore greco attivo tra il 520 e il 450 a.C, la realizzazione di un ‘donario’, equivalente del nostro ex-voto, conservato nel tempio di Delfi e commissionato dai Tarantini per ringraziare Apollo di una grande vittoria riportata sui Messapi : L’ex voto raffigurava il bottino di guerra, composto da donne e cavalli messapi. – Nell’immagine, due cavallini della Giara di Gesturi all’interno di uno dei tanti  ‘paulis’ del sito, acquitrini temporanei e poco profondi nei quali ristagna l’acqua piovana.

Italo Interesse

 

 

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