Cronaca

“Ho mamma che lavora”, il progetto contro lo stereotipo di genere

A Palazzo Dogana con la consigliera di parità Assunta Di Matteo

Si è concluso con un incontro a Palazzo Dogana il progetto Ho mamma che lavora”, organizzato dalla consigliera di Parità della Provincia di Foggia Assunta di Matteo nell’ambito del programma “Filiae”. Condotto con 4 classi del liceo di Foggia Carolina Poerio (la professoressa Valeria Mazzeo in rappresentanza della dirigente scolastica a palazzo Dogana) e con l’Itet di Lucera Vittorio Emanuele III, è stato un lavoro di “sensibilizzazione” sul tema della parità di genere e contro gli stereotipi. A tenere le lezioni in questi mesi Simonetta Molinaro, presidente dell’Osservatorio sulle vulnerabilità.

Le esperienze di madri lavoratrici sono passate in rassegna sia attraverso le testimonianze delle donne presenti e delle relatrici, sia attraverso dei video. I dati sul tema dell’occupazione femminile e anche le scuole di pensiero su amore filiale, maternità, conciliazione sono stati esposti dalla giornalista Stefania Prandi che ha condotto il dibattito. La maternità come “fattore di impoverimento per le donne” è stata un altro degli elementi emersi.

“Le donne lavoratrici hanno bisogno di essere tutelate, a loro è necessario garantire la conciliazione vita-lavoro, ahimè ancora lontana”. Parole di Assunta di Matteo, che ha anche evidenziato alcune differenze rispetto alla paternità. In sostanza, questa non si nutre di “sensi di colpa”, all’ordine del giorno per le madri, compreso quello che il lavoro “deve essere sacrificio per essere socialmente accettato quando a svolgerlo è una donna”. Un “costrutto sociale” per cui alcuni si fanno scattare alcuni meccanismi nelle donne che riportano a uno stereotipo sociale.

Portarli alla luce, in particolare, all’interno di un istituto tecnico, con una grande prevalenza di iscritti maschi, stata la sfida della dirigente Laura Flagella. “Questo percorso mi ha dato una nuova consapevolezza del vissuto di ogni singolo alunno”.

“Non dovremmo avere più la necessità di parlare di queste cose – ha detto Simonetta Molinaro- ma è necessario. La cosa per me importante è condividere per rendersi conto che desiderare di lavorare ed essere madri è normale, e non c’è da sentirsi colpevoli. Questo senso di colpa è ‘democratico’, nel senso che almeno una volta l’abbiamo avuto tutte”.  Poi ha letto un monologo sulla maternità, sulla cura, su come gestirla, su come conciliare le varie attività con il carico che ne deriva e con l’approccio che sarebbe meglio avere, per quanto possibile, riguardo a questi temi.

Ad arricchire la serata, un dibattito molto partecipato in cui il punto di vista maschile è emerso sia dall’intervento di qualche uomo presente, sia dalla visione delle donne in sala. Il titolo del progetto è nato da un fatto che ha raccontato Assunta Di Matteo. Una ragazza piange a scuola, vuole che la vengano a prendere ma “ha la mamma che lavora”. “E tuo padre?”, le chiedono. Morale della favola è che sembra scontato che lo faccio lui, per la mamma non è così. (p.l.)


Pubblicato il 11 Giugno 2024

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