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Guerra della cultivar, si torna all’antico

Si va azzerando l’import di grano duro dal Canada. A determinare questo calo è il fatto che in quel paese il grano duro viene trattato con pesticidi adesso vietati in Italia. Piuttosto che rivolgersi ad altro mercato, allora, si cerca di tornare allo sfruttamento delle cultivar nostrane. In questa riscoperta dei grani duri italiani, particolare fortuna sta incontrando la varietà Senatore Cappelli o più semplicemente ‘Cappelli’. Questa varietà fu ottenuta dal genetista Nazareno Strampelli nei laboratori del Centro di Ricerca per la Cerealicoltura di Foggia per selezione genealogica di una varietà nord africana (la Jenah Rhetifah), come scrive lo stesso Strampelli in “Origini, sviluppi, lavori e risultati”, edito nel 1932 per l’Istituto Nazionale di Genetica per la Cerealicoltura di Roma. Impiantata per la prima volta nel 1915, la cultivar di Strampelli venne dedicata al marchese abruzzese Raffaele Cappelli, senatore del Regno d’Italia. Raccogliendo l’eredità famigliare, che aveva cospicui interessi in Capitanata, Cappelli si occupò di agricoltura, partecipando da protagonista assieme al fratello Antonio alla riforma agraria del primo Novecento. La sua competenza in materia è testimoniata dalla lunga presidenza (1896-1911) della Società degli Agricoltori Italiani. Cappelli, che credeva nel talento di Strampelli, gli mise a disposizione campi sperimentali, laboratori ed altre risorse. Di qui la gratitudine del genetista e l’insolita ‘dedica’. Nonostante fosse piuttosto alto (circa 150-160 cm), tardivo e suscettibile sia alle ruggini (funghi dannosi) che all’allettamento (il ripiegarsi verso terra), il frumento Cappelli, ebbe grande successo. L’introduzione di questa cultivar determinò un tale aumento della resa che nel trentennio dagli anni Venti agli anni Cinquanta il 60% della superficie nazionale a grano duro era investita a Cappelli ; e la stessa cultivar si diffuse in seguito in altri paesi del Mediterraneo. Ma dopo la II Guerra Mondiale la possibilità di produrre concimi azotati a basso costo stimolò l’impiego di varietà in grado di mettere a frutto la somministrazione di azoto. Più avanti l’accresciuta disponibilità di erbicidi consentì di ovviare alla minore competitività delle piante basse. Negli anni successivi (dal 1950 al 1960) il miglioramento genetico fu dunque orientato soprattutto verso la riduzione della taglia e l’aumento della precocità. Nuove cultivar segnarono l’inizio del declino per la Cappelli. Ciò tuttavia non significò la scomparsa di questa cultivar. Coltivata nel meridione, in Puglia soprattutto, la Cappelli rimase in auge per la produzione di pasta di qualità superiore e per prodotti  biologici. Poi la recente, grande rivincita. Nel 2017-2018 nella nostra regione la superficie di terreno coltivata a Cappelli è cresciuta di cinque volte.

Italo Interesse

 

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