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Foresta Umbra, lo Svevo e la tredicesima scelleratezza

Il patrimonio vegetale della Foresta Umbra comprende anche numerosi esemplari di Taxus baccata o albero del tasso. Questa bellissima pianta, che in alcuni giardini svolge funzione ornamentale, deve il suo nome e la triste fama di ‘albero della morte’ alla presenza nei rami, nelle foglie e nei semi di un fatale alcaloide, la ‘tassina’, che ha effetto narcotico-paralizzate su uomini e animali, ma che, paradossalmente, trova largo impiego anche in chemioterapia. Altri invece vogliono che l’origine del nome derivi dal greco toxon,che significa arco e/o freccia. Storicamente il tasso è il legno per eccellenza nella costruzione di archi a ragione della sua enorme resistenza ed elasticità (il famoso arco lungo degli arcieri inglesi – vedi immagine – era in legno di tasso). Queste due caratteristiche dell’albero del tasso tirano in mezzo Federico II. Lo Svevo era un cultore della caccia e come tale non poteva non sapere che i migliori archi del tempo erano in legno di tasso. E poi Federico amava le donne (aveva un harem…). Fra mogli e amanti ne ebbe una schiera. Prendeva e lasciava. E se qualcuna osava contrastarlo, se qualcuna gli si attaccava al mantello, diventava scomoda, minacciava qualcosa? Ecco la leggenda : Federico la faceva avvelenare con un decotto di foglie secche dell’albero del tasso… L’ennesima malignità. Lo Svevo non aveva solo ammiratori. I più ne avevano invidia, lo temevano. Fra i suoi molti detrattori un ruolo di primo piano fu ricoperto da fra’ Salimbene da Parma, autore di una Cronica parzialmente mutila che ha per oggetto la vita religiosa e politica italiana dal 1168 al 1287. Una sezione di quest’opera è dedicata alle “dodici scelleratezze di Federico”. Una sezione ricca di toni polemici, malevoli e di parte, giustificabile solo alla luce della necessità da parte dell’autore di ossequiare il papato con una sorta di opuscolo di propaganda antimperiale. ‘Le dodici scelleratezze di Federico’ è un cumulo di invenzioni e sciocchezze. Ne scegliamo tre, corrispondenti ad altrettanti presunti e fatali esperimenti condotti da Federico per soddisfare la sua voglia di sapere. Una volta l’Imperatore – che parlava sei lingue – si pose un quesito : Quale l’archetipo della comunicazione verbale, ovvero quale lingua parlerebbe un essere umano non condizionato da modelli culturali? Per scoprire la possibile lingua di Adamo fece allevare dieci bambini da altrettante balie assolutamente silenziose. Il risultato? Tutti i bambini morti… Un’altra volta, volendo verificare l’esistenza dell’anima, fece rinchiudere un prigioniero in un botte che fece sigillare. Invano una settimana dopo cercò sul fasciame della botte fessure o buchi che segnalassero la via d’uscita aperta dall’anima del disgraziato… Un’altra volta ancora s’interrogò se, finito di mangiare, si digerisse meglio dormendo oppure dedicandosi ad un’attività fisica. A tale scopo fece servire ad altri due disgraziati un sontuoso pranzo, finito il quale al primo fu ingiunto di andare a letto e al secondo di recarsi a cacciare nel bosco più vicino. A sera, convocati i medici di corte, Federico fece sbudellare le due povere cavie. Ora toccava ai dottori stabilire dall’esame delle visceri quale dei due avesse digerito meglio. Dopo un lungo consulto il consesso si pronunciò : aveva digerito meglio quello che era andato a dormire…

Italo Interesse

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