“Diffidate delle vacanze low-cost, attenti alle truffe”
7 Giugno 2019
Piano Leonardo per la Puglia, assunzioni e investimenti a Foggia e Grottaglie
8 Giugno 2019

Foresta Umbra, il frate cantò ai sordi

“C’è mai voce che possa vincere il frastuono  / che sale dai nostri teatri? / Sembra l’urlo dei boschi del Gargano…” Così Orazio nel libro II delle Epistole. Il breve verso trasmette tutto il chiasso di un rigoglioso manto vegetale maltrattato dal vento. Tanto lascia intendere che nel primo secolo avanti Cristo un foltissima chioma verde rivestiva il Gargano. Che ne è di tanta meraviglia? Pur imponente, la Foresta Umbra è solo un misero avanzo di tanta ubertosità. Ce ne accorgiamo solo oggi. Eppure l’allarme in tal senso era già stato lanciato in tempi non sospetti, alla fine del Settecento, da un padre Francescano. Nato a Vico del Gargano nel 1745 – si sarebbe spento a Ischitella nel 1810 – Michelangelo Manicone fu naturalista scrupoloso e soprattutto lungimirante. Le sue opere maggiori, ‘La Fisica Appula’ e ‘La Fisica Daunica’, rivelano un pensiero ecologista che anticipa di un secolo e mezzo il principio dello sviluppo sostenibile. Il progresso economico-sociale teorizzato da Padre Manicone non poteva prescindere dalla tutela dell’ambiente, intesa come fonte primaria di ricchezza da difendere, senza più darne per scontate esistenza e generosità. Manicone sapeva guardarsi attorno. Pur in ritardo da mezzo secolo, gli effetti della Rivoluzione Industriale cominciavano a farsi sentire anche da noi. Per ricavare legna con cui alimentare le caldaie delle prime industrie e anche per recuperare suoli all’agricoltura – inclusi quelli meno adatti a tale scopo e invece più utili al pascolo e alla selvicoltura, considerata la natura carsica del Gargano – si cominciò a disboscare selvaggiamente. Manicone riferisce che il disboscamento del promontorio iniziò nel 1764, con il taglio “barbaro” dei pini nel territorio Difesa di Vico del Gargano. A Ischitella la stessa operazione fu talmente “furiosa” che, cinquant’anni dopo, a inizio Ottocento, l’Abate Longano denunciava la carenza di legna da ardere per gli ischitellani. E alla deforestazione, all’epoca appena in atto, già Manicone imputava un certo calo nella fauna selvatica del Gargano. Lo studio del frate sul territorio garganico fu talmente minuzioso da fargli notare un mutamento climatico dalla metà del Settecento all’Ottocento. In alcune zone del Gargano si erano registrati sbalzi di temperatura tali da provocare un sensibile calo di precipitazioni nevose con l’effetto di mitigare alquanto gli inverni. Secondo il Manicone, il taglio delle foreste da un lato stava consentendo al sole di riscaldare innaturalmente i suoli, dall’altro non  bloccava  i venti provenienti da Nord e da Sud. Di conseguenza, le aree a meridione delle alture garganiche si raffreddavano con l’arrivo della Tramontana da Nord, mentre nel Gargano settentrionale i venti caldi del Sud non incontravano più ostacoli… Parole profetiche. Ma si sa la fine che fanno le parole dei profeti in patria. Di ciò consapevole, dopo aver parlato di rimboschimento, Manicone esprime  la consapevolezza di “aver cantato ai sordi”.

Italo Interesse

 

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *