Cultura e Spettacoli

Foggia “tutta fu convertita in un monte di pietre”

Erano le 21:45 del 20 marzo 1731 quando una potentissima scossa svegliava dal sonno la popolazione del capoluogo dauno

Ad oggi considerato il padre della storiografia italiana, Ludovico Antonio Muratori  deve la sua fama soprattutto agli ‘Annali d’Italia’, opera composta tra il 1743 e il 1749 e che, prima nel suo genere, racconta la storia d’Italia dall’era volgare alla prima metà del Settecento. Nell’ultimo dei dodici volumi di questi Annali si legge che 293 anni fa un sisma devastava Foggia, il Tavoliere e il nord della Murgia. Erano le 21:45 del 20 marzo 1731 quando una potentissima scossa svegliava dal sonno la popolazione del capoluogo dauno. Calcolata a posteriori, l’intensità della scossa toccò il nono grado della Scala Mercalli. A differenza della Scala Richter oggi in adozione, la Mercalli valutava in dodici unità di misura l’intensità di un terremoto sulla base degli effetti prodotti in superficie; al nono grado corrispondeva la “rovina totale di alcuni edifici e gravi lesioni in molti altri”. Benché l’epicentro fosse localizzato fra Stornara e Stornarella, trenta chilometri a sud di Foggia, fu quest’ultima città a patire i danni maggiori: forse quattromila i morti su una popolazione di quindicimila anime. Ascoltiamo il Muratori: “Tutta [la città] fu convertita in un monte di pietre e più di tremila persone rimasero seppellite sotto le diroccate case. Non restò pur uno de’ sacri templi e chiostri in piedi; e frati e monache ed altri abitanti, ch’ebbero la fortuna di scampare, andarono raminghi per le desolate campagne, cercando e difficilmente trovando un tozzo di pane per mantenersi in vita”. Alla tragedia, che danneggiò pesantemente anche Cerignola, Orta Nova, Ascoli Satriano, Orsara, Molfetta e Barletta, il poeta napoletano Vincenzo Maria Morra dedicò versi toccanti. Il disastroso evento, fu l’ultimo di una serie di gravi terremoti che funestarono la Capitanata fra il Seicento e il Settecento. Alla voce ‘Terremoti in Puglia’ www.firenzemeteo.it  elenca altri cinque casi tra il 1627 e il 1731. Nessuno di questi è passato alla storia, ma i danni dovettero essere ingenti considerando l’intensità delle scosse, misurate presuntivamente secondo la scala Richter e indicate in parentesi: 5 maggio 1647 Gargano (5,69) – 30 luglio 1657 Capitanata (6,03) – 26 settembre 1691 Tavoliere (4.16) – 23 luglio 1688 Capitanata (5,33) – 7 giugno 1720 Tavoliere (5,22) … Conosciamo tutti i fondamentali della prudenza in caso di terremoto : Se ci troviamo in casa, allontanarsi dal centro della stanza, ripararsi sotto un tavolo, in un angolo o nel vano-porta di un muro portante. Se invece si è all’aperto, tenersi lontani da edifici, alberi, lampioni e linee elettriche, non sostare su ponti, non rifugiarsi nei sottopassi… E se invece ci si volesse aggrappare alla preghiera, a che Santo votarsi in caso di terremoto? Sant’Emidio è il più ‘gettonato’. Al Patrono di Ascoli Piceno, città che ne conserva le spoglie, è attribuito il ‘miracolo del terremoto’, del quale esistono versioni differenti. Una di queste vuole che Emidio venisse condotto con la forza nel tempio pagano di Treviri (dove era nato) perché rinnegasse la fede cristiana. Ma un terremoto distrusse il tempio lasciando in vita solo Emidio.

 

Italo Interesse

 


Pubblicato il 20 Marzo 2024

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