Cittadinanza onoraria ai bambini stranieri nati in Italia
6 novembre 2018
Riti di Ognissanti “social”, influencer travolti dal calore dei Monti Dauni
6 novembre 2018

Federico II l’imperatore dei falchi

‘De arte venandi cum avibus’, la celebre opera di Federico II è lavoro enciclopedico di respiro moderno. Un lavoro, tra l’altro, dalle dimensioni imponenti. Anche se i volumi di questo trattato conservati presso la  Biblioteca Vaticana sono appena due, non si può escludere che l’opera in origine fosse ben più estesa. Lo fa credere l’edizione, redatta da Enzo, figlio naturale dell’Imperatore, durante la sua detenzione a Bologna e conservato nella Biblioteca Universitaria di quella città : essa si compone di sei libri. E non è detto che questa edizione sia quella completa. Che in origine il ‘De Arte venandi cum avibus’ si distribuisse in dodici tomi?… Nella ‘edizione’ di Enzo il libro I classifica gli uccelli, parla di migrazioni e caratteristiche morfologiche ; il Libro II descrive come si catturano e si preparano i falchi all’addestramento ; il Libro III contiene la descrizione dell’addestramento dei falchi e dei cani da caccia ; il Libro IV è dedicato alle modalità della caccia alla gru con il girfalco ; nel Libro V si parla dell’addestramento del falco sacro alla caccia all’airone ; il Libro VI tratta della caccia con il falco pellegrino agli uccelli acquatici. Dove trovò il tempo Federico per affrontare – e con tanta dovizia di particolari – così numerosi argomenti? La vita dell’Imperatore era pressoché frenetica : campagne militari, incontri politici, udienze, cenacoli, banchetti, esercizio delle buon lettere… Appena era libero, Federico faceva sellare il suo cavallo e via, a caccia. Per mettere fine ad un trattato di quella profondità non sarebbe bastata una vita. Più credibile è che Federico si sia avvalso del lavoro svolto da altri. E’ certo che attinse, tra i tanti, da due trattati : il ‘De arte bersandi’ di Guicennas e il ‘De scientia venandi per aves’ di Teodoro di Antiochia. Il primo trattato, che verte sulla caccia con armi da lancio, arco e balestra, reca la firma di un cavaliere tedesco che, in qualità di falconiere e ‘maestro di caccia’, fu al servizio di Federico. Il ‘De scientia venandi per aves’ è la versione latina – redatta da Teodoro di Antiochia, personaggio della corte di Federico, dietro incarico dello stesso Imperatore – di un trattato arabo sulla falconeria, il Kitāb al-mutawakkilī, opera di un certo Moamin (o Moamyn). In conclusione, dato il poco tempo a disposizione, Federico non potette andare oltre il raccogliere cose qua e là, che in un secondo momento  integrò con conoscenze personali e coordinò in un insieme sistematico. Ma il trattato di Federico è anche qualcosa di più di un comunque encomiabile sforzo di assemblaggio : A differenza delle enciclopedie zoologiche fino ad allora redatte, i famosi bestiari intrisi di mitologia e superstizione dove si parlava per sentito dire, il ‘De arte venandi cum avibus’ nasce dall’osservazione diretta.

Italo Interesse

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *