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Eraldo Pecci a Lucera per “Il Maggio dei Libri”

Dopo qualche settimana di pausa, Cremeria Letteraria riprende i suoi incontri con gli autori. Si parte giovedì 9 maggio alle 20,30 in Piazza Duomo con ospite d’eccezione Eraldo Pecci il quale presenterà il suo ultimo libro “Ci piaceva giocare a pallone” (Rizzoli). Famoso calciatore, Pecci ha esordito in serie A nel 1974 con il Bologna e ha giocato poi nelle fila di Torino, Fiorentina, Napoli e Vicenza. Dopo l’addio al calcio, da ormai molti anni è brillante commentatore, opinionista ed editorialista per “La Repubblica”, “L’Unità” e “Il giorno”, ed attualmente in Rai alla Domenica Sportiva. “Ci piaceva giocare a pallone” è un ritratto poetico e nostalgico di un calcio (e di un Paese) che sembra ormai una favola, e si rivela in fondo una dichiarazione d’amore al gioco che ha segnato la vita di Eraldo e quella di milioni di appassionati, quale che sia la propria squadra del cuore. L’infanzia in una Romagna alle soglie del boom ma non ancora invasa dai turisti, con la gente che in agosto affittava le camere di casa propria e si ritirava a dormire in cantina. Il calcio. Il campo in terra battuta sotto casa, molta polvere e qualche sasso, che a sette anni sembra bello e maestoso come il Maracanã. Le prime partite contro i ragazzi più grandi, le trasferte in taxi – due adulti e undici-dodici bambini, “stretti stretti ma nessuno che si lamentava” –, un compagno di squadra che si addormentava in porta, il presidente che a pochi minuti dal calcio d’inizio lasciava lo stadio e andava a tirare i sassolini nella fontana del paese per smaltire la tensione, la signora che per consentire la battuta del calcio d’angolo doveva aprire la porta di casa. E poi il primo contratto da professionista con il Bologna – per scelta, nonostante un ottimo provino con la Juve –, il trasferimento dal paese alla “grande città”, la serie A, l’esordio in Nazionale, le trasferte oltrecortina in un’Europa lontanissima. Bulgarelli, Bearzot, Maradona e tanti altri. La vita e l’Italia che cambiano mentre il modo di stare in campo per Pecci resta quello di sempre, intelligente e scanzonato, lo stesso con il quale scrive e racconta non tanto o non solo i protagonisti, ma soprattutto i comprimari delle squadre in cui ha militato. Ci piaceva giocare a pallone è un ritratto poetico e nostalgico di un calcio (e di un Paese) che sembra ormai una favola, e si rivela in fondo una dichiarazione d’amore al gioco che ha segnato la vita di Eraldo e quella di milioni di appassionati, quale che sia la propria squadra del cuore.

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