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Emiliano e Decaro rinunciano al seggio in Parlamento per restare per sempre in Puglia?

 

Le elezioni per il rinnovo del Parlamento non si sono ancora svolte ed in Puglia c’è già chi pensa alle prossime consultazioni che riguarderanno prima il Comune di Bari ed il Parlamento europeo nel 2024 e l’anno dopo la Regione.  E tra quelli che stanno già pensando al dopo 25 settembre quasi sicuramente ci sono il governatore Michele Emiliano ed il sindaco di Bari Antonio Decaro, che – come è noto – non hanno accettato l’invito del segretario del Pd, Enrico Letta, di candidarsi al Parlamento nazionale per continuare a svolgere i ruoli rispettivamente ricoperti. Ruoli che, benché di livello locale, ai fini della visibilità e prestigio politico, con l’attuale sistema di elezione diretta, sono sicuramente più importanti di quello da semplice parlamentare. Infatti, sia Emiliano che Decaro, piuttosto che andare ad occupare un seggio a Montecitorio od a Palazzo Madama e, quindi, fare un salto al buio a Roma, dove le variabili per andare ad occupare un posto nel futuro governo nazionale sarebbero state sicuramente molteplici, hanno preferito restare abbarbicati sulle loro rispettive poltrone locali, tenuto conto anche che, ai fini della presenza sulla scena nazionale, il primo da governatore della Puglia si ritrova a fare il vice presidente della Conferenza Stato-Regioni, ed il secondo è presidente dell’Anci, ossia dell’Associazione che raggruppa la quasi totalità dei Comuni italiani. Ciò non toglie, però, che sia Emiliano che Decaro, avendo rinunciato in questo giro al salto parlamentare, non debbano preoccuparsi dei loro rispettivi destini politici. Infatti, Decaro ha già fatto sapere di essere “pronto” per il prossimo congresso del suo partito, il PD, a sfidare Letta per la segreteria e nel contempo di essere anche disponibile a candidarsi alle prossime regionali, qualora Emiliano decidesse di non ripresentarsi per la guida della Puglia. Ciò che invece Decaro non ha ancora chiarito ai curiosi della politica è cosa intende fare alla scadenza del suo secondo mandato di sindaco, considerato che allo stato la ricandidatura per un terzo mandato consecutivo non è possibile e che appare ormai tramontata la possibilità di una modifica della legge elettorale in vigore, per elevare da due a tre le possibilità di candidatura consecutiva per i Primi cittadini dei Comuni con popolazione superiore a 5mila abitanti. Infatti, se per il governatore Emiliano la prospettiva di un terzo mandato è anche possibile e, forse, agognata dall’interessato, per Decaro invece una nuova e diversa “tappa” istituzionale da inseguire, diversa da quella del seggio al Parlamento nazionale, è al momento obbligata, considerato che difficilmente è ipotizzabile uno scioglimento anticipato del Parlamento che sarà eletto domenica prossima, prima che siano trascorsi almeno i prossimi quattro anni, sei mesi ed un giorno, per la nota ragione del diritto pensionistico dei neo-parlamentari che scoraggia qualsiasi ritorno alle urne prima di tale termine. Quindi, per Decaro la strada politica futura è quasi obbligata. O candidarsi al Parlamento europeo nel 2024, oppure sperare in una candidatura di Emiliano al Parlamento di Bruxelles al prossimo rinnovo del 2024, in modo da liberare a lui la candidatura per la guida della Regione. E queste sarebbero le ipotesi più lineari e più probabili per entrambi, dal momento che entrambi si sono recentemente sottratti ad una loro possibile elezione sicura al Parlamento, in uno dei listini del PD al proporzionale. Sottrazione che evidentemente li rende anche consapevoli del fatto che, comunque andranno le elezioni, difficilmente potrebbe esserci una chiamata in ruoli nazionali di governo (ministro, vice, o sottosegretario) ad uno di essi da parte del loro partito, il Pd per l’appunto, dal momento che entrambi si sono tirati indietro nel fare da “locomotore” in prima persona in questa tornata elettorale. Allora è anche verosimile che Emiliano e Decaro possano pensare ad un interscambio di ruoli nel 2024. Ovvero ad una ricandidatura di Emiliano per un terzo mandato da Primo cittadino di Bari ed al tentativo di scalata alla Regione di Decaro. E su tale ipotesi già all’interno del centrosinistra c’è chi ha ironizzato rammentando retoricamente l’interrogativo: “Ma non era stato Emiliano nel 2009 ha coniare lo slogan ‘a Bari indietro non si torna”, quando sul fonte opposto si ripresentò candidato sindaco Simeone Di Cagno Abbrescia?” Forse, il governatore pugliese a distanza di circa 13 anni potrebbe averlo dimenticato. Oppure sia Emiliano che Decaro potrebbero aver intuito che i loro rispetti legittimi e velleitari tentativi di scalata ai Palazzi romani del potere in definitiva non sarebbero così facili come lo sono stati quelli a Palazzi pugliesi, dove la contesa tutto sommato non ha mai trovato grandi ostacoli ed il “gioco” gli è finora sempre riuscito anche con il pieno sostegno dei vertici nazionali del Pd. Ma ciò significherebbe che Emiliano e Decaro finché non mettono piede fuori della loro “masseria” pugliese, ad essi tutto può essere consentito dal loro stesso partito, compreso un interscambio di ruoli nel 2024. Se invece spostano i loro rispettivi obiettivi politici ed istituzionali nella Capitale (vedi tentativo di scalata di Emiliano alla segreteria dem o di accesso al governo nel febbraio del 2014), allora il “gioco” diventa difficile. In definitiva, se Emiliano per far posto a Decaro alla Regione dovesse pensare realmente ad un suo ritorno a Palazzo di Città nel 2024 anche con l’avallo dei vertici nazionali del proprio partito, allora è possibile che a Roma nel Pd si siano conviti che in Puglia le istituzioni sono effettivamente “cosa loro”.

 

Giuseppe Palella

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