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Emergenza Covid: e la promessa di ‘testare’ gli agenti?

Eravamo all’inizio di novembre, quando in una videoconferenza tra assessore alla salute delle regione Puglia Lopalco, provveditore dell’amministrazione regionale dell’ amministrazione penitenziario Martone e i vari direttori e comandanti di reparto della carceri pugliesi, si  parlò dell’emergenza Covid/19 e soprattutto della necessità di tenere sotto stretto controllo la situazione, poiché un piccolo focolaio avrebbe potuto significare <<…la catastrofe>> con danni incalcolabili sia per la salute dei poliziotti  e detenuti, sia per la sicurezza delle carceri e città che le ospitano, in questo momento come pentole a pressione, pronte ad esplodere. Proprio per questo e per far scendere la pressione, l’assessore alla sanità promise un suo diretto intervento anche presso la protezione civile per dotare le carceri pugliesi di apparecchiature per l’effettuazione dei test rapidi. Anche perché le carceri pugliesi sono frequentate giornalmente da numerosi operatori, quali dipendenti dell’amministrazione penitenziaria, personale sanitario, avvocati, associazioni, familiari eccetera eccetera. Peraltro questi macchinari sarebbero stati usati in aeroporti, scuole,  con l’obiettivo di monitorare più rapidamente l’eventuale diffusione del virus finanche all’interno degli istituti scolastici. Il Sindacato autonomo penitenziaria (Sappe) del segretario Pilagatti, già in campo da tempo su queste e altre questioni attinenti a salute e sicurezza dei lavoratori e dei detenuti, ha chiesto e richiesto di installare i macchinari necessari ai controlli dei contagi nelle carceri, specie in un momento così delicato. Dopo questa promessa un po’ tutti hanno tirato un sospiro di sollievo, poiché dopo tanta disattenzione da parte della Regione sulle problematiche carcerarie denunciate in più occasioni, si sperava in un deciso cambio di rotta. Un cambio di rotta che avrebbe sentito ai responsabili dei penitenziari pugliesi di poter monitorare la delicata questione in maniera più responsabile. Invece dopo oltre due mesi da quella comunicazione, le carceri della Puglia sono ancora in attesa di ricevere la strumentazione necessaria, se si esclude il penitenziario del capoluogo, con evidenti ripercussioni sulla gestione e contenimento della pandemia. Eppure i  Dirigenti delle ASL pugliesi si stanno comportando in  maniera differenziata: Foggia, Bat, Bari si dimostrano collaborative con l’amministrazione penitenziaria, a differenza delle  ASL di Lecce e Taranto che non sembrano preoccuparsi della questione, nonostante siano state invitate in più occasioni  ad effettuare i testi ai poliziotti al fine di tracciare eventuali situazioni anomale. <<Finora è andata bene nonostante si siano registrati casi di positività  tra poliziotti e detenuti della regione, ma la situazione è molto delicata poiché ogni poliziotto positivo determina non solo il suo  allontanamento immediato,  ma anche di tutti quelli che hanno lavorato con Lui con il risultato di ridurre  ancora di più la presenza di poliziotti all’interno del carcere>>, fanno sapere i sindacalisti autonomi del Sappe. I quali hanno denunciato l’ultimo caso riguardante l’ufficio matricola del carcere di Lecce, per cui è stato chiuso il reparto di vitale importanza per il funzionamento del penitenziario, ma se si dovesse scoprire un focolaio all’interno di sezioni ove sono ristretti centinaia di detenuti cosa accadrebbe? Il Sappe ritiene che si stia perdendo tempo su una questione di enorme gravità e più allarmante ancora che chi dovrebbe preoccuparsi da un punto di vista sanitario, sembra non aver capito  nulla. Ergo, per finire, tocca all’assessore Pier Luigi Lopalco attivarsi per mantenere la promessa di due mesi or sono, per testare e tutelare chi giornalmente si trova a stretto contatto con i detenuti negli istituti di pena in Puglia.

Antonio De Luigi

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