Primo Piano

Emergenza cinghiali: servono interventi mirati, non più rinviabili

Nel 2025 abbattuti 2.765 capi nelle aree a caccia programmata. Restano senza piano di contenimento i Parchi nazionali del Gargano e dell’Alta Murgia

 Ancora in primo piano dalle nostre parti il problema drammatico della proliferazione dei cinghiali, razza che non conosce confini amministrativi o pensare di contenerne la crescita esponenziale con altri piani più o meno ‘straordinari’ d’intervento regionale. E tanto meno si può pensare di contenerne la popolazione in una parte della Puglia mentre in altre aree gli interventi procedono con strumenti e tempi diversi: così si rischia di rendere inefficace anche quel lavoro che sta producendo risultati.

Ne sono convinti i consiglieri regionali del Partito democratico Pagano, Falcone e il capogruppo Minerva, come dimostrato nel corso dell’audizione dedicata, appunto, al contenimento degli animali in Puglia. “I dati forniti dalla struttura regionale ci dicono che nelle aree a caccia programmata, nelle quali la Regione può intervenire direttamente, nel 2025 sono stati prelevati 1.008 capi attraverso il selecontrollo e 1.757 attraverso l’attività venatoria, per complessivi 2.765 cinghiali.

Secondo quanto riferito oggi dagli uffici regionali il monitoraggio registra in queste aree un trend della presenza della specie in diminuzione. È la dimostrazione che quando programmazione, monitoraggio e contenimento procedono insieme i risultati possono arrivare”, ha precisato Pagano. Il nodo, insomma, resta quello delle aree protette nazionali nelle quali il controllo della fauna compete agli enti gestori.

Nell’Alta Murgia oggi ci è stato spiegato che per arrivare al nuovo piano sarà necessario un monitoraggio affidato all’Università di Bari che dovrà svilupparsi per più stagioni. “Nei nostri territori molte strade attraversano le aree dei Parchi – è intervenuta la Falcone – e soprattutto nelle ore notturne la presenza dei cinghiali continua a rappresentare un serio problema di sicurezza con il rischio di incidenti per chi quelle strade le percorre ogni giorno. Preoccupa sapere che, a distanza di mesi, si debba ancora procedere attraverso interventi d’urgenza o ci si trovi nella fase di monitoraggio propedeutica alla programmazione futura. Il monitoraggio è indispensabile ma non possiamo immaginare che il territorio aspetti anni prima di avere una risposta strutturale.

E chiediamo chiarezza anche sul sistema degli indennizzi, sulle procedure e sui tempi: indennizzare chi subisce un danno è necessario ma la priorità deve essere evitare che quel danno si verifichi”. “Un piano di gestione e contenimento, dunque, servirebbe a governare la presenza d’una specie quando il sovrannumero ha conseguenze sull’equilibrio ambientale, ma anche sull’agricoltura e sicurezza delle strade.

“Comprendiamo le difficoltà della pubblica amministrazione – prosegue la consigliera piddì – dalla burocrazia alla carenza di personale, perché sono problemi con cui tutte le istituzioni fanno i conti, ma non si può attendere all’infinito un nuovo piano, mentre sul territorio il problema continua a esistere”. In realtà i cinghiali arrivano ormai a lambire le periferie cittadine e si spingono fino ai primi cumuli di rifiuti e giardini, in un’emergenza infinita che si spinge fino al quartiere ‘San Paolo’ di Bari, con gli animali che invadono quasi tutto il quartiere e non solo le aree più marginali a causa dei rifiuti lasciati nei sacchetti, spesso fuori dei cassonetti stracolmi. E quell’odore è un invito irresistibile, tra i rifiuti abbandonati, coi residenti che, più che chiamare e richiamare polizia locale e carabinieri, non sanno che fare.

La Puglia, con oltre 350/400mila cinghiali che producono danni incalcolabili non solo alle colture, è tra le regioni che svetta, causa la proliferazione incontrollata, mentre le attività di abbattimento selettivo continuano a essere in perenne ritardo, nonostante discussioni e chiacchiere in varie commissioni, fino allo scorso anno: il periodo di caccia è troppo ristretto, e agricoltori e rappresentanti degli enti territoriali locali non sanno fare altro che sollecitare più azioni per affrontare con efficacia l’emergenza, sperando di andare presto oltre piani di contenimento, finalmente da superare con interventi concreti.

 Francesco De Martino


Pubblicato il 10 Settembre 2026

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