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E dopo Seveso, Manfredonia e Brindisi

Quarantatré anni fa, il 10 luglio 1976, un incidente all’Icmesa di Meda, vicino Monza, causava la fuoriuscita di una nube di diossina. Il veleno investì una vasta porzione di territorio. Particolarmente colpito fu quello del comune di Seveso. Secondo una classifica redatta nel 2010 dal periodico Time, l’incidente è all’ottavo posto tra i peggiori disastri ambientali della storia : il sito americano CBS ha inserito il disastro tra le dodici peggiori catastrofi ambientali di sempre. L’enorme risonanza a livello mondiale dell’evento portò alla definizione di una Direttiva Europea, detta anche Direttiva Seveso. Il provvedimento imponeva agli Stati membri di dotarsi di una politica comune in materia di prevenzione dei grandi rischi industriali. Ciò significava : censire gli stabilimenti a rischio e stabilire per ognuno di essi un piano di prevenzione ed uno di emergenza, ridefinire l’urbanizzazione entro un certo raggio di chilometri, informare i residenti entro detto raggio, istituire un’autorità preposta all’ispezione dei siti che costituivano una minaccia… Un lavoraccio. Per tale motivo fu stabilito che tale Direttiva avrebbe dovuto entrare in funzione nel 1982. Nel frattempo si sarebbe navigato a vista, confidando nella buona sorte. In due circostanze la fortuna non si mostrò amica della Puglia. La prima fu successiva di poco più di due mesi al disastro della Brianza. Erano le 09:50 del 26 settembre 1976 quando esplodeva una colonna di lavaggio dell’impianto di sintesi dell’ammoniaca all’interno di uno stabilimento dell’Anic alla periferia di Manfredonia. L’incidente, nel quale nessuno perse la vita, nebulizzò tonnellate di arsenico sul quartiere Monticchio. Nel 1997 venne pubblicata la prima indagine dell’OMS nel quale per quanto, riguarda il periodo 1980-1987 e relativamente ai residenti in Monticchio il giorno della tragedia, si legge quanto segue : “eccesso di mortalità per tumore allo stomaco nei maschi e un aumento dei tumori alla laringe, alla pleura e mielomi multipli nelle donne, nonché aumenti generali di leucemie e malattie non tumorali all’apparato genito-urinario. Gli eccessi riscontrati possono essere indicativi di effetti dalle esposizioni da arsenico, e in particolare all’emergere dei primi effetti a lunga latenza che potrebbero aggravarsi negli anni successivi”. L’8 dicembre 1977 toccava a Brindisi, dove per una fuga di propilene nel corso di urgenti lavori di manutenzione esplodeva il reparto P27 della Montedison. Un boato avvertito fino a cinquanta chilometri di distanza. Bilancio: tre morti, cinquantadue feriti e danni per cento miliardi di lire.
Italo Interesse

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