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“Dove c’è la pratica sportiva non ci sono barriere culturali”

“Sono convintissimo che uno sportivo, vivendo con i valori dello sport, diventera’ sicuramente anche un ottimo cittadino. Perche’ dove c’e’ sport, dove c’e’ pratica sportiva non c’e’ razzismo, non c’e’ bullismo, non ci sono barriere culturali”. Lo ha detto l’olimpionico e campione mondiale di pugilato, Patrizio Oliva, a Foggia per ricevere la laurea honoris causa in ‘Scienze e tecniche delle attivita’ motorie preventive e adattate’.  “Credo – ha aggiunto – che lo sport e la cultura siano uno strumento formativo, fondamentale per i giovani”. “Nello sport -ha continuato – sentiamo spesso parlare di rispetto delle regole e di rispetto dell’avversario che, tradotto in senso civico, non sono altro che rispetto delle leggi, rispetto dell’ambiente e rispetto della persona”.  “Nello sport da spettatore troviamo, purtroppo, persone di tutti i tipi. Quelli non sono sportivi, sono criminali che vanno a sfogare i loro problemi in una gara sportiva, danneggiando chi la pratica”. Patrizio Oliva,  si e’ soffermato sugli atti di violenza che accompagnano lo sport, come i tre attentati avvenuti nella notte tra sabato e domenica scorsi ai danni di calciatori e dirigenti del Foggia.  “L’educazione al rispetto – ha concluso Oliva – e’ insita nello sport. Dove c’e’ pratica sportiva, dove c’e’ l’atleta, queste cose non le vedremo mai”.  “Il pugilato italiano vive una situazione un po’ critica da diversi anni: da 15 anni il pugilato professionistico e’ morto, scomparso”. “In Italia – ha precisato Oliva ribadendo concetti gia’ espressi in passato – ci stiamo reggendo sul dilettantismo, ma noi sappiamo bene che nell’immaginario collettivo il pugilato e’ quello professionistico. I dilettanti li vediamo ogni quattro anni e questo non e’ un buon strumento di promozione alla nostra attivita’”. “Da 15 anni a questa parte – ha concluso l’olimpionico di Mosca ’80 – in Italia il titolo mondiale dei professionisti e’ sfumato, perche’ c’e’ stata una politica federale sbagliata”.

 

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