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Conte e Meloni mettono ko il Pd di Emiliano e Decaro

In Puglia è stato confermato anche stavolta il primato negativo del centrosinistra alle politiche che, dal 1994 in poi, si sussegue puntualmente ed ininterrottamente, nonostante dal 2004 gran parte dei principali Enti locali, tra i quali – come è noto – il Comune di Bari e la Regione Puglia, siano passati saldamente ed ininterrottamente rispettivamente nelle mani di amministratori e governatori di centrosinistra. Infatti, il voto di domenica scorsa ha confermato ancora una volta che alle Politiche nella nostra regione il centrosinistra non solo non sfonda, ma continua ad accumulare risultati tra i più negativi d’Italia. Nonostante ciò, dirigenti locali di partito, come ad esempio il segretario del Pd pugliese, Marco Lacarra, e il sindaco barese, Antonio Decaro, piuttosto che soffermarsi sulle possibili anomalie che puntualmente alle politiche hanno determinano clamorose sconfitte su sconfitte per il centrosinistra e, in particolare, del Pd nel capoluogo pugliese e, più in generale, nell’intera regione Puglia, e quindi fare autocritica su taluni modi di gestire il potere locale ed il partito (che sono sicuramente proficui sul piano soggettivo, ma non politico!), si cimentano invece nella ricerca e rappresentazione di alibi di carattere nazionale. Alibi che sicuramente hanno avuto una valenza anche in Puglia per la sconfitta, ma che comunque non giustificano i clamorosi tracolli puntualmente subiti alle elezioni per il Parlamento, in una regione dove la quasi totalità del potere locale è concentrato da quasi due decenni nelle mani di esponenti del Pd ed affini. Anche il governatore Emiliano nel tentativo di minimizzare la portata del tracollo pugliese del centrosinistra si cimenta nell’evidenziare cifre positive che, in un sistema elettorale come quello vigente, sarebbero assimilabili più ai prefissi telefonici dei cellulari che ad un dato di crescita politica realmente significativo. Infatti, in una dichiarazione Emiliano ha rilevato: “Il Pd pugliese, che alle precedenti elezioni politiche del 2018 alla Camera, prese il 13,68%, oggi cresce di 3,14 punti percentuali arrivando al 16,82%” o, come ha rilevato il segretario Lacarra, che “a Bari città il Pd, alla Camera, ha raccolto il 19,33% dei voti”. ll dato barese del Partito democratico, quindi, è leggermente superiore alla media nazionale e a quella regionale pugliese (16,82%). Ed anche al Senato, il Pd a Bari con il 19,07% è riuscito a superare il tetto del dato medio nazionale, che è stato del 19%.  Peccato però che (sia ad Emiliano che a Lacarra) sia sfuggito il fatto che nella nostra regione e, quindi, anche a Bari la percentuale dei votanti domenica scorsa è diminuita di circa il 12% rispetto alle politiche del 2018. Di conseguenza le percentuali dei partiti anche a parità o minor numero assoluto di voti, nel calcolo, è destinata ad aumentare. A fare autocritica in maniera un po’ più esplicita sull’esito del voto di domenica per il centrosinistra in Puglia, oltre alla presidente del Consiglio regionale, Loredana Capone, ed al capogruppo del Pd alla Regione, Filippo Caracciolo, è stato il Primo cittadino barese, Decaro, che, pur riconoscendo la netta sconfitta, indica nell’assenza di preferenze una delle ragioni per cui centrosinistra e Pd anche in Puglia alle politiche non riescono a replicare i risultati delle amministrative. Inoltre, per Decaro, “è l’intero modello su cui il Pd si fonda che va smantellato”, perchè “con i capi corrente che fanno e disfano le liste a propria immagine e somiglianza” e “con questo esercizio del potere per il potere” e “con l’autoconservazione come unico scopo della politica”, i risultati sono quelli ottenuti. Perciò, per il sindaco di Bari è giunto il momento di dire “basta” a tale modello di partito per il Pd. Infatti, ha affermato Decaro su Facebook: “O saremo capaci, finalmente, di azzerare questi meccanismi perversi e di ritornare a parlare alle persone, oppure la sconfitta perpetua alle elezioni politiche sarà il nostro ineluttabile destino”. E qui, secondo qualche addetto ai lavori, sarebbe stato forse il caso che Decaro si fosse anche chiesto se lui si senta partecipe del “modello” di partito che ha denunciato e che ora dichiara di contestare oppure no. Più coerente nelle critiche autocritiche al Pd è sicuramente il consigliere regionale e presidente della I Commissione Bilancio, Fabiano Amati, che, con riferimento ai risultati pugliesi del suo partito, ha ironicamente rilevato: “E mi volevano addirittura cacciare per aver detto quasi da solo ciò che i cittadini pensavano”. Infatti, ha commentato Amati: “E’ stato certificato dagli elettori che le liste Pd pugliesi (e non solo) erano generalmente invotabili, frutto di ‘capi bastone’ da mettere finalmente a riposo”. Per poi concludere: “Ora vedremo tanti convertiti al coraggio, dopo che per settimane hanno proclamato l’omertà”. Ed a questi il coraggioso e lungimirante esponente regionale brindisino del Pd ha esclamato un caloroso “Benvenuti”. A tentare di attenuare la portata negativa dei risultati del centrosinistra e, in particolare, del Pd in Puglia è stato invece il governatore Emiliano che, tra l’altro, ha commentato: “E’ avvenuto ciò che avevamo ampiamente previsto”. Ossia, ha affermato Emiliano: “con una intesa a livello nazionale tra PD e M5S avremmo giocato tutta un’altra partita”, perché “in Puglia, dove governiamo la Regione insieme, PD e M5S alla Camera raggiungono il 50,45% dei voti, superando il centrodestra unito che si attesta al 41,09%”. Quindi, ha aggiunto il governatore, “non abbiamo ottenuto la maggioranza dei seggi in Parlamento ma, come coalizione di governo della Puglia, manteniamo salda la maggioranza dei voti espressi dai cittadini”.  Una certezza, questa di Emiliano sulla mancata vittoria del centrosinistra a causa della non alleanza elettorale tra Pd ed M5S, che però non è provabili, poiché – come è noto – in politica la matematica è un’opinione, in quanto non è sempre detto che la pura e semplice sommatoria di due forze si tramuti in risultato di certezza matematica. Infatti, si chiedono in molti anche tra i semplici elettori, “chi assicura che i pentastellati in coalizione con il Pd avrebbero avuto in Puglia lo stesso identico risultato riportato domenica scorsa nelle urne?”. Infatti, sarebbe stato anche possibile che gran parte dei consensi confluiti sul partito di Giuseppe Conte, in caso di n’intesa con il Pd di Letta, si fossero riversati o sul terzo polo di Calenda e Renzi, oppure sarebbero potuti confluire a rafforzare il centrodestra. Quel che, invece, è certo che una parte sostanziosa dell’elettorato di centrosinistra delle amministrative e delle regionali in quest’ultima tornata nella nostra regione ha preferito il partito di Giorgia Meloni o quello di Conte. Infatti, in Puglia primo partito, con quasi il 28% dei consensi è risultato il M5S, e secondo Fratelli d’Italia, con circa il 24% dei voti validi. Il Pd di Emiliano e Decaro, invece, si è fermato al circa il 16%, che – tra l’altro – è stato, come già in passato per la Puglia, uno dei risultati più negativi su scala nazionale per i Dem. E’ questa non è di certo un’opzione matematica da farsi con i “se” o con i “ma” della politica.

 

Giuseppe Palella

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