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Consiglio comunale ancora deserto, Capozzi: “Non si governa con i fantasmi”

La sindaca rivendica i risultati ma è pronta alla sfiducia e alla ricandidatura

Continua la fase di instabilità politica al Comune di Foggia per l’assenza di gran parte della maggioranza in consiglio comunale. Si è ripetuto nella seduta di ieri lo scenario della prima convocazione. La minoranza ha assicurato, nelle fasi introduttive, la validità dell’assise con 19 presenti complessivi (7 di maggioranza, più la sindaca e la presidente del consiglio). Ma al secondo appello sono risultati 12, al terzo 9. Dunque, alla fine, la seduta è stata dichiarata “deserta”.

Un’evidenza che ha fatto da contrappunto alle dichiarazioni della sindaca. Maria Aida Episcopo ha parlato in aula di un’iper-funzionalità del sistema, di oltre mille delibere di giunta, delle commissioni puntuali, della tecnostruttura a pieno ritmo. Ha menzionato l’incontro tenuto sulle aree dismesse delle Ferrovie, che ha riunito partner importanti insieme alla commissione consiliare Ambiente e territorio. Ha aggiunto alcuni dati sul Pil in base a una recente ricerca della Cgia di Mestre. Darebbero Foggia e il sud in crescita.

Nel suo ottimismo della volontà, ha anche ringraziato i presenti della prima ora: “Grazie a voi la seduta può essere valida. Io starò qui sempre, fino all’ultimo respiro”. E sulle assenze “giustificate” dei suoi ha detto di averle sempre considerate per quello che sono, “senza retropensieri”; anche perché – ha aggiunto – “provengo dalla dirigenza apicale dello Stato. Ringrazio i presenti e vado avanti”.

Il capogruppo di Fdi Amorese ha parlato di “equilibrismo politico” della sindaca: “Senza numeri non si va avanti, e non si è credibili nemmeno quando si incontrano i vertici di Fs”.

Diversi gli interventi di Episcopo in replica al “valzer delle comunicazioni” iniziali, come le ha definite la presidente del consiglio Azzarone, che ha chiesto lumi sulle modalità anche al segretario generale. Prima di riportarle, continuiamo con le parole della sindaca, intenta a stemperare la tensione con qualche battuta, ma visibilmente turbata dall’assenza di supporto fra i banchi.  “L’agenda amministrativa continuerà, sono qui per Foggia”.

Nel frattempo, non solo la minoranza annunciava che non avrebbe tenuto la seduta valida al momento del voto, ma uscivano dall’aula alcuni dei sette consiglieri del campo largo. Assenti da subito Pd, M5s e socialisti.  L’ottimismo ostentato ha cambiato registro, non prima di aver ricordato l’autenticità del suo “campo largo” rispetto ad altre e successive esperienze in Italia: “Poi il consiglio è sovrano, avete lo strumento, anche con firma notarile, per sfiduciarmi, il prefetto è pronto con un commissario. Ci vediamo alle prossime elezioni in cui potrebbe essere candidata anche chi viene sfiduciata”. Ha precisato di non avere “fedelissimi”, “le linee politiche voglio costruirle con chi mi sostiene e, se non è possibile, abbiamo fatto un percorso insieme. Fra trent’anni meriterò una camera ardente, almeno quella…Scherzo!”.

Nelle comunicazioni iniziali, quella del consigliere Formica. Ha detto di non capire i motivi degli assenti, ha esortato a “lavare i panni sporchi in famiglia” e dichiarato che il suo gruppo “Insieme per Foggia” “sarà sempre a fianco della sindaca. Se per ‘fedelissimi’ si intende questo, noi lo siamo”. A lui ha risposto, dai banchi di fronte, il consigliere Angiola, criticando il suo “approccio fideistico”. “In politica non va bene. Ma dove ti avvii?”.

Il documento letto da Achille Capozzi, capogruppo di Con, quasi in apertura di seduta, è stato una sferzata senza precedenti ai colleghi del Pd e del M5s. Presenti in aula anche in prima convocazione, estranei finora alle polemiche, hanno ricordato di essere stati il motore della coalizione. “Ma non saremo complici del suo fallimento. Se il campo largo si è trasformato in un deserto, non vogliamo morirci dentro”.

L’opposizione ha subito colto la profonda spaccatura all’interno della compagine avversaria (conclamata, stavolta) ed esortato la sindaca, se non si troverà una soluzione, a rassegnare le dimissioni. “C’è un limite alla pazienza – ha continuato Capozzi- dei cittadini e alla dignità politica. Questo limite è stato superato. Se Pd e M5s non sono più in grado di garantire la presenza, la dignità e la stabilità di questa amministrazione, devono avere il coraggio della verità. Noi non faremo da stampella a chi non ha il coraggio di presentarsi al lavoro. Faremo la nostra parte in un governo serio, non si può governare con i fantasmi. I vertici inconcludenti delle pacche sulle spalle sono finiti. La città ci guarda, e vede Foggia paralizzata dai capricci di chi scappa dal consiglio. Chiedo una posizione netta e immediata”.

Raffaele Di Mauro ha ribadito che, circa le assenze di “blocchi consiliari”, non si può credere ai mal di pancia o ai problemi familiari. D’altra parte, non avrebbe voluto “sparare sulla croce rossa” come si dice, “ma è la maggioranza con le dichiarazioni di Capozzi che spinge a farlo”.

Tutti stupefatti, comunque, e l’hanno sottolineato più volte, dalla presenza compatta della giunta in aula a fronte dei partiti assenti. Forse assessore e assessori seguono la sindaca, il cui atto di sfida al consiglio comunale è sempre più netto; forse tengono il gioco dei loro partiti fino a quando non si verrà a capo della crisi.

Paola Lucino


Pubblicato il 28 Febbraio 2026

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