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“Comunione sacramento banalizzato? Più che altro profanato dall’assenza di fede”

Il cinque ottobre, a Roma, si terrà un importante e interessante convegno di studio sulla Comunione e in particolare su quella amministrata sulla lingua e in ginocchio davanti al proliferare di abusi. Al simposio romano, a Santo Spirito in Sassia, prenderà parte tra i relatori il noto e qualificato teologo e liturgista barese, Monsignor Nicola Bux, che abbiamo intervistato.

Come si riceve la Comunione e qual è il modo preferibile?

“Attualmente il rito ordinario della S. Messa prescrive che la S. Comunione si riceva in piedi, premettendo un gesto di riverenza, ossia un inchino profondo o la genuflessione, sapendo e pensando che si va a ricevere Colui che ha detto: “Nessuno è asceso al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo che è in cielo”(Gv 3,13). Dinanzi a Gesù Cristo, non si dovrà piegare ogni ginocchio – come dice l’Apostolo – in cielo, in terra e sottoterra? E’ vero che oggi gli uomini di Chiesa stanno facendo di tutto per parlare d’altro, invece che di Nostro Signore. Ma le iniziative per un nuovo umanesimo e fratellanze varie, senza Cristo, sono destinate a fallire. Di questo si tratterà al Convegno di Roma, sabato 5 ottobre, presso la chiesa di S. Spirito in Sassia”

Quali i motivi teologici?

“Non ce ne sono. O meglio, taluni liturgisti suppongono che saremmo in realtà già risorti, perciò dovremmo stare in piedi. In verità, ci avviciniamo irreversibilmente alla morte, e la risurrezione per la vita è una speranza del tutto sottomessa alla fede in Nostro Signore, che deve tradursi in opere per meritarla. Tra la rinascita battesimale che ci assimila a Cristo risuscitato e la risurrezione finale, c’è di mezzo il cadere di Pietro alle ginocchia di Gesù: “Allontanati da me peccatore!”. Perciò, prima della Comunione diciamo: “Signore, non sono degno”. Emblematico per noi! O siamo migliori dell’apostolo? Taluni ministri arrivano a eliminare gli inginocchiatoi dalle chiese. Mi auguro che non sappiano quello che fanno, altrimenti sarebbero diabolici. Un padre del deserto dice che solo il diavolo non si inginocchia, perché non ha le ginocchia!”

Che cosa pensa della Comunione data nella mano?

“Si tratta di un indulto strappato a Paolo VI, divenuto consuetudine e addirittura regola, giustificato anche dalla supposizione che il Signore, nell’ultima cena, abbia dato la Comunione in mano agli Apostoli. Al contrario, proprio le parole dette da Gesù riferite al traditore: è quello a cui darò il boccone di pane intinto (cfr Gv 13,26-27), descrivono l’uso amichevole semitico di mettere in bocca ciò che era ritenuto prelibato. Lo attesta anche il codice purpureo di Rossano, V secolo, di provenienza siriaca. Come per la Comunione in piedi, ricevendola in mano o, compiendo un abuso, prendendola da sé, si vorrebbe dimostrare che noi siamo adulti davanti a Dio e non neonati bisognosi del latte spirituale, come scrive Pietro, che è massimamente il Sacramento eucaristico”.

In che modo ci si deve accostare al sacramento della Comunione?

“Nel 2004, Giovanni Paolo II, che durante la sua malattia, con grande fatica, ha ricevuto la S. Comunione in ginocchio e in bocca, volle che la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti pubblicasse l’Istruzione Redemptionis Sacramentum. Questa al n.90 prescrive che i fedeli possono ricevere la S. Comunione in ginocchio o in piedi, e al 92 che ogni fedele ha sempre il diritto di riceverla in bocca o sulla mano. Il medesimo dicastero aveva precisato che i fedeli hanno il diritto di ricevere in ginocchio il Sacramento, anche quando le Conferenze episcopali prescrivessero la postura in piedi (Lettera Prot.n.1322/02/50). I ministri che impediscono ciò, commettono un grave abuso.”

A suo avviso oggi questo sacramento è stato banalizzato?

“Banalizzare, in italiano, vuol dire privare di importanza qualcosa che è originale.  Il Sacramento dell’Eucaristia – che è definito Santissimo – è ritenuto dalla Chiesa, ‘farmaco di immortalità’. Non è un cibo qualsiasi, ma un alimento, anzi un farmaco speciale, che come tale, va assunto con attenzione affinché non si trasformi in veleno. Per questo Gesù chiede di avere l’abito di grazia per avvicinarsi. E così Paolo ha dato le controindicazioni. E la Chiesa ha posto condizioni interne ed esterne: sapere e pensare Chi si va a ricevere, essere in grazia di Dio e osservare il digiuno prescritto. Oggi il sacramento, più che banalizzato, è profanato dall’assenza di fede nella Presenza reale e dall’eliminazione dei gesti di riverenza e di onore che la Liturgia gli attribuisce, in primis l’adorazione in ginocchio”.

Quali sono le circostanze che escludono dal sacramento della Comunione?

“Sono i peccati mortali o gravi, come l’idolatria, l’omicidio e l’adulterio, che escludono sia dalla comunione ecclesiale sia da quella eucaristica, anche se non intaccano l’appartenenza alla Chiesa. Quando questi peccati diventano vizio o condizione stabile, per esempio la pratica della magia, la convivenza more uxorio, il concubinato con partner già sposato, bisogna convertirsi e mutare vita, secondo i comandamenti del Signore. Dopo, si può ricevere l’assoluzione sacramentale della riconciliazione, che consente di accostarsi alla S. Comunione.”

Bruno Volpe

 

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