“Canto per la città – 1620” al Teatro Arena del Porto Turistico di Manfredonia
Intervista con Stefania Marrone, drammaturga e fondatrice della compagnia degli Apocrifi

A Manfredonia va in scena “Canto per la città – 1620”, il nuovo spettacolo corale della Bottega degli Apocrifi che coinvolge settanta cittadini e quattordici artisti in un grande rito collettivo.Debutto nazionale oggi, domani e sabato 9 agosto al Teatro Arena del Porto Turistico, per la tredicesima edizione di Mille di queste notti. Il progetto nasce dalla riscrittura di un testo del 2003 che segnò l’inizio del legame tra la compagnia e la città. Oggi, a distanza di venticinque anni, questo spettacolo che ha al centro la vicenda del sacco dei Turchi del 1620 dà il via al Cantiere Apocrifi25, un percorso di memoria, teatro e comunità che interroga i primi venticinque anni di attività della compagnia pugliese per leggere il presente. Abbiamo intervistato Stefania Marrone, drammaturga e fondatrice degli Apocrifi.
“Canto per la città – 1620” ritorna in scena dopo ventitré anni. Perché avete sentito l’esigenza di riportare in vita questo testo?
“Nel 2003 lo spettacolo “A un piede e mezzo dal muro”, sul sacco turco del 1620 ha segnato la prima contaminazione artistica tra gli Apocrifi e i cittadini di Manfredonia: con noi in scena c’erano 16 cittadini parte di una corale. Questa la prima ragione che ci porta oggi ad aprire i lavori del nostro Cantiere Apocrifi 25 proprio con questa storia. Abbiamo ripreso in mano il testo e abbiamo sentito il desiderio di modificarlo perché somigliasse a quello che siamo oggi come artisti e come cittadini ormai radicati sul territorio. Lo stesso è avvenuto per le musiche”.
La storia parla del Sacco dei Turchi del 1620, della città di Manfredonia sott’assedio. I rimandi con l’attualità sembrano essere numerosi
Questa è la seconda ragione per cui abbiamo scelto di ripartire da qui, perché il lavoro con i 70 cittadini dai 10 ai 70 anni – che hanno risposto alla chiamata pubblica è che oggi sono il Coro e quindi l’anima di questo spettacolo – ci ha spinto a interrogarci come comunità su questioni che ci stanno a cuore. Quanti modi ci sono per saccheggiare una città, una terra? Come ci si sente a essere assediati? Ad aspettare aiuti che non arrivano? A chiedersi perché non arrivano? Cosa accade quando il posto sicuro che chiamavamo casa non è più il nostro luogo sicuro?”
In scena, oltre a quattordici artisti, ci saranno appunto 70 cittadini del territorio. Il coro perché è indispensabile nella vostra pratica teatrale?
“La produzione di comunità, che è oggi una cifra identificativa degli Apocrifi, è la pratica artistica che abbiamo eletto a strumento di relazione col nostro territorio, e che col tempo è diventata anche occasione d’incontro con altri territori. Il Coro è nei nostri spettacoli un corpo collettivo che prende parola pubblica, e quindi politica, attraverso la scena. Nulla di nuovo rispetto al coro greco, eppure oggi, in questo tempo di solitudini iperconnesse, un atto rivoluzionario”.
Questo progetto inaugura “Cantiere Apocrifi 25”, un modo per raccontare i primi venticinque anni della vostra attività. Di cosa si tratta?
Pubblicato il 7 Agosto 2025



