Camilleri, cento anni dopo: teatro, televisione e narrativa di un maestro
I professori Catalano e Palmieri raccontano lo scrittore siciliano che ha rivoluzionato il giallo italiano mescolando lingua e dialetto

La sala “Rosa del Vento” della Fondazione dei Monti Uniti di Foggia era gremita, martedì 17 marzo, per il “Dialogo su Andrea Camilleri a cento anni dalla nascita”: un pomeriggio di analisi critica e riflessione collettiva su uno degli scrittori più amati della letteratura italiana contemporanea. L’iniziativa è stata promossa dalla Fondazione e dal Comitato di Foggia della Società Dante Alighieri, in occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita dello scrittore siciliano.
Ad aprire l’appuntamento è stato il presidente della Fondazione, Filippo Santigliano, che ha espresso il proprio legame personale con l’opera di Camilleri, confessando una grande passione per le storie del commissario Montalbano, e ha rivolto parole di apprezzamento al professor Ettore Catalano per la brillante lezione tenuta nella stessa mattinata presso l’Università di Foggia.
A seguire, la presidente del Comitato foggiano della Società Dante Alighieri, Donatella Di Adila, ha ringraziato la Fondazione per il percorso di condivisione culturale che le due istituzioni stanno portando avanti insieme, introducendo quindi i relatori e sottolineando il valore dell’iniziativa nel panorama nazionale delle celebrazioni camilleriane. Ettore Catalano, professore Emerito di Letteratura italiana presso l’Università del Salento, nel suo brillante intervento ha ricostruito la traiettoria personale e professionale di Andrea Camilleri, dagli anni della giovinezza vissuti durante il fascismo fino al momento decisivo della sua formazione, arrivata con l’iscrizione all’Accademia d’Arte Drammatica di Roma nel secondo dopoguerra, quando si orienta verso la regia.
Centrale, nel suo percorso, la passione per il teatro e per Luigi Pirandello, che influenzerà profondamente la sua visione artistica. Ampio spazio è stato dedicato all’esperienza in Rai tra gli anni Sessanta e Settanta, dove Camilleri si afferma come autore e regista, firmando oltre 1.300 regie tra radio e televisione: dalle “Inchieste del commissario Maigret” interpretato da Gino Cervi alla serie del tenente Sheridan con Ubaldo Lay, fino agli adattamenti delle commedie televisive di Eduardo De Filippo. Un apprendistato decisivo, ha sottolineato Catalano, per la successiva stagione narrativa.
Il grande successo, infatti, arriva molto dopo, nel 1994, con la nascita del commissario Salvo Montalbano, protagonista di una fortunata serie di romanzi che consacra Camilleri tra gli autori più letti in Italia e nel mondo. A questo si affianca lo straordinario successo televisivo della serie dedicata al personaggio, interpretato dal popolare attore Luca Zingaretti, che ha contribuito a rendere Montalbano un’icona dell’immaginario collettivo. Catalano ha inoltre posto l’accento su uno degli aspetti più originali della scrittura camilleriana: l’uso del linguaggio, caratterizzato da una sapiente mescolanza di italiano e dialetto siciliano. Una cifra stilistica unica, capace di restituire autenticità e colore alla narrazione, ma anche di incidere profondamente sulla lingua italiana contemporanea, ampliandone espressività e registri.
È così emerso il ritratto di uno scrittore poliedrico, capace di coniugare profondità letteraria e successo popolare, ma anche di un personaggio innamorato della vita, del buon cibo, della sua Sicilia e soprattutto della scrittura, coltivata con dedizione assoluta fino agli ultimi giorni. Di grande interesse anche la relazione della professoressa Rossella Palmieri, ordinaria di Letteratura teatrale all’Università di Foggia, che ha approfondito la figura del Camilleri teatrale, mettendone in luce il dialogo costante con la lezione pirandelliana.
La docente ha evidenziato come il teatro rappresenti non solo una fase iniziale della carriera dello scrittore, ma una chiave interpretativa fondamentale della sua intera produzione, anche narrativa. Particolare attenzione è stata dedicata alla dimensione metateatrale, al tema dell’identità e al rapporto tra parola e scena, elementi che avvicinano idealmente Camilleri a Pirandello, nonché alla sua ultima opera, Conversazione su Tiresia, letta come sintesi alta della sua poetica.
L’incontro ha offerto un quadro articolato e coinvolgente di una figura centrale della cultura italiana contemporanea, capace di attraversare linguaggi e generi diversi, lasciando un segno profondo nella letteratura, nel teatro e nella lingua italiana. Una serata di grande partecipazione, che ha confermato l’interesse vivo del pubblico per l’opera e l’eredità di Andrea Camilleri.
Pubblicato il 20 Marzo 2026



