Cronaca

Archeologi dell’Unifg scoprono a Orvieto reperti del XIII secolo

Il Rettore Lo Muzio: “Grande orgoglio per la nostra Università protagonista di progetti di valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale e storico del nostro Paese”

Sono stati presentati risultati della campagna di scavi condotta nel sito archeologico di Campo della Fiera, sotto la rocca di Orvieto, dove l’Università di Foggia è impegnata nelle indagini di un pozzo medievale. Le attività, condotte dal prof. Danilo Leone, hanno portato, nel corso degli anni, a notevoli scoperte. Tanti, infatti, i preziosi reperti che sono stati mostrati: dal sigillo di Filippo il Bello, alle straordinarie ceramiche policrome. Nel corso della campagna di scavi che si svolge annualmente presso il sito archeologico di Campo della Fiera, a Orvieto, l’équipe di archeologi dell’Università di Foggia, diretta dal prof. Danilo Leone e dal dott. Vincenzo Valenzano, ha riportato, infatti, alla luce un pozzo, profondo 11 metri, che custodiva circa mille brocche in perfetto stato di conservazione, utilizzate tra il XIII e il XVII secolo.

La cisterna, che ancora oggi raccoglie l’acqua proveniente dalla falda sotterranea, rappresentava la riserva idrica del convento medievale di San Pietro in Vetere e fu utilizzata anche dopo l’abbandono del complesso ecclesiastico, nel corso dei mercati stagionali che, come ricordano le fonti, si svolgevano accanto alla chiesa nel XV e XVI secolo. “I numerosi e splendidi reperti che oggi abbiamo potuto ammirare sono la testimonianza viva e tangibile di quanto siano stati  sorprendenti i risultati di questa campagna scavi nel sito archeologico di Campo della Fiera. Grazie all’eccellente lavoro dei nostri ricercatori, coordinati sul campo dal prof. Leone, questo sito archeologico caratterizzato da uno straordinario connubio tra storia e natura si sta rivelando di una bellezza e di un’importanza che accrescono ad ogni campagna di scavi. Un progetto di valorizzazione che ci riempie di orgoglio non solo sotto il profilo della ricerca scientifica ma anche didattico. Alla campagna scavi, infatti, hanno partecipato i nostri studenti che hanno svolto attività di studio e ricerca direttamente sul campo a completamento della loro formazione maturando un’esperienza di alto profilo, che ha offerto loro la possibilità di utilizzare i più moderni strumenti messi a disposizione dalla tecnologia nonché  diverse competenze scientifiche che solo una sede universitaria di eccellenza come quella di Foggia è in grado di offrire.” – ha affermato il prof. Lorenzo Lo Muzio, Rettore dell’Università di Foggia.

“Questa campagna di scavo rappresenta un fiore all’occhiello per questo Dipartimento e per l’Università intera – ha dichiarato il prof. Sebastiano Valerio, Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici -. È l’ennesima riprova dell’eccellenza raggiunta in questo campo dai nostri ricercatori, impegnati per altro su più fronti di ricerca. In questo caso specifico l’importanza e la bellezza dei reperti ritrovati è davvero straordinaria ed è un contributo importante che questa Università offre all’avanzamento degli studi”.

“L’eccezionalità del rinvenimento  – sostiene il prof. Danilo Leone, Coordinatore della campagna di scavo e Delegato del Rettore alla Terza Missione -, consiste non solo nello straordinario stato di conservazione dei reperti, già in fase di restauro, che serbano ancora le decorazioni e i colori intensi degli smalti, ma anche perché si tratterebbe di uno dei pochi contesti ceramici di età medievale e moderna rinvenuti in un complesso extraurbano, indagati secondo le moderne tecniche dell’archeologia stratigrafica”.

Gianna Ferrara – Studentessa del corso di laurea magistrale interateneo in Archeologia che ha così dichiarato: “A pochi giorni dal conseguimento della laurea in Archeologia, sono molto contenta oggi di avere l’opportunità di condividere con voi l’esperienza straordinaria che ho vissuto partecipando a questo scavo archeologico. Questa avventura ha senza dubbio lasciato un’impronta profonda nella mia formazione accademica ma ha soprattutto arricchito la mia comprensione del passato e alimentato ancor di più questa mia passione per l’archeologia. Lavorare a stretto contatto con archeologi esperti, ricercatori e colleghi mi ha insegnato i valori dell’attesa e della scoperta, della metodologia e del lavoro di squadra. Insieme ad altri studenti, abbiamo setacciato la terra con pazienza e attenzione, abbiamo documentato ogni ritrovamento, confrontato le nuove conoscenze sul sito con quelle già esistenti e abbiamo esultato nel riportare alla luce dei reperti di una bellezza straordinaria che oggi possono essere ammirati da tutti. Reperti che sono l’invito rivolto a ciascuno di noi a difendere e preservare il nostro patrimonio culturale che deve essere valorizzato e reso fruibile alla collettività. Ringrazio il prof. Leone e tutti i docenti che mi hanno accompagnato nel mio percorso di studio offrendomi l’opportunità di maturare esperienze sul campo di altissimo profilo scientifico ma anche sul piano personale. “


Pubblicato il 12 Ottobre 2023

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