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Anno elettorale: che cosa si chiede ai candidati credenti

Siamo in un anno elettorale tra Europee, Amministrative e ovviamente (per non farci mancare niente) primarie in ogni schieramento. E allora, quale è il rapporto tra morale, religione e politica? Che cosa si chiede ai candidati credenti? Lo affronta in questa intervista il noto teologo e liturgista barese, don Nicola Bux.

Partiamo dalla giustizia degli uomini, che dovrebbe essere anticamera della politica.  Che cosa ne pensa?

“Il cardinal Caffarra ha ricordato nel suo ultimo intervento, che ebbi la grazia di ascoltare, che quando gli uomini hanno tentato di stabilire la giustizia, hanno commesso abomini. Infatti ancora oggi l’esito dei processi umani è oggetto non di rado di opposte valutazioni. A questo mondo non ci sarà dunque giustizia?”

Qual è la linea di demarcazione tra bene e male nella politica?

“La linea che separa il bene dal male attraversa il cuore dell’uomo. Dal bene al male, dalla verità alla menzogna è un passo solo, dice un proverbio russo. Dunque anche dal male al bene è un passo solo (Solzcenycin, Arcipelago Gulag). Tutto questo non va dimenticato mai, specialmente quando si tratta di politica. Se poi accade, come ai nostri giorni, che i candidati – parola che, dal latino, significa ‘immacolati’ – al potere politico, passino con disinvoltura da un partito all’altro, non solo, ma parlino di giustizia, bene comune, diritti e onestà; allora al danno si aggiunge la beffa.”

Pensa che oggi esista una falsa idea di bene comune?

“Sì, perché Gesù a Pilato disse: “Non avresti nessun potere se non ti fosse dato dall’alto” (Gv. 19,11) e San Paolo ai Romani scrisse: “Non vi è potestà se non da Dio”. Ora, il cristiano dovrebbe sapere che nessun uomo può comandare su un altro uomo senza la legittimazione dall’Alto, che stabilisce se sia giusto che governi. Sbrigativamente, invece, i politici rispondono che si governa per servire il bene comune. Chi stabilisce quale sia? Non gli elettori, i quali al massimo possono decidere chi debba governare. Solo Dio, che è il sommo bene, può fare da garante di chi voglia governare sull’uomo in modo morale. Per questo, una volta, dei sovrani si diceva che regnavano per grazia di Dio e per volontà della nazione. Chi non fosse d’accordo, dovrebbe dire su cosa si dovrebbe fondare il governo dell’uomo sull’uomo, senza diventare sopruso e dittatura totalitaria o assoluta, cioè sciolta da ogni altro vincolo. Senza Dio che stabilisce il bene e il male, nessun ordine o giustizia è possibile e il potere politico non ha alcuna legittimazione morale. L’ignoranza o la confusione tra designazione dal basso e legittimazione dall’Alto, ha portato alla sfiducia nella politica. Si può dire che l’autorità politica, pur designata dal basso, se non fa il bene, non è legittimata dall’Alto. E per questo alla prima occasione, l’uomo cerca di destituirla o rovesciarla, come dimostra la sequenza interminabile di rivoluzioni.”

Qual è il corretto rapporto tra morale e politica?

“La politica, come qualsiasi altro ambito, non solo non è autonoma dalla morale – lo ripetono spesso i politici – ma ha bisogno della religione, non in senso accidentale, come avviene oggi, quando i vescovi si impicciano di ambiente e lavoro nel quale né Cristo né la Chiesa hanno dato loro alcuna competenza (la religione non è un’ambulanza). La politica ha bisogno della religione e della morale per essere vera politica, cioè essere legittimata e non asservita a una parte o all’altra. Quando invece la politica irride o strumentalizza la religione, essa stessa si fa dio. Non pensiamo ai totalitarismi del ventesimo secolo ma al laicismo attuale che è una antireligione. Così, allorché la politica elimina Dio dal suo orizzonte e dallo spazio pubblico, non diventa neutra, come qualcuno crede, ma è faziosa e contro Dio. Come Benedetto XVI ha insegnato, la vera laicità sussiste quando dipende direttamente dalla morale e indirettamente dalla religione. Ma ci sono le religioni – per esempio l’islam – radicalmente in contrasto con la ragione politica; perciò la politica non può mettere sullo stesso piano tutte le religioni, ma deve porsi il problema di quale sia la vera religione: ossia quella che si rifà al diritto naturale e che chiede agli stati di rispettarlo, perché risulta tale anche alla ragione. Pertanto, come dal discorso di Benedetto XVI al Parlamento di Berlino nel 2011, la politica non ha bisogno di una religione integralista che vorrebbe fare della Rivelazione una legge civile, né di una religione irrazionale, senza legami con la ragione politica, ma di una religione che garantisca l’autonomia della politica fondata appunto sul diritto naturale, dipendente direttamente dalla morale e indirettamente dalla religione. La religione cattolica, nella quale la Chiesa tiene distinti il potere temporale da quello spirituale, è la vera religione, che consente alla politica quella legittimazione dall’Alto che limita il rischio di non incorrere in deliri di onnipotenza”.

Che cosa spera dai candidati, specie se credenti?

“I candidati dicano cosa pensano di tutto questo, soprattutto se si ritengono cattolici, e si regolino di conseguenza, prima di intraprendere consultazioni primarie o secondarie, locali, nazionali e europee, amministrative o politiche”.

Che cosa pensa in genere dei candidati e dei politici che cambiano casacca con disinvoltura?

“Se il cambiamento è dovuto alla metamorfosi di un partito che prima fondava il suo programma sulla morale oggettiva e poi l’abbandona, il cambiamento è comprensibile e doveroso. Se, invece, il cambiamento è dettato dall’obiettivo di voler accrescere il consenso personale, che prescinde dal conseguimento degli obbiettivi alti del partito di appartenenza, allora è biasimevole”.

Nel programma dei candidati è opportuno far riferimento a valori come rispetto della vita umana e famiglia formata da uomo e donna?

“Politica vuol dire governo della città-stato con giustizia, dove vivono gli uomini. Pertanto, un vero politico non può nascondere il pensiero che ha sul diritto naturale, a cominciare dalla famiglia e dalla vita, dal concepimento alla morte. Non si può cercare il consenso a ogni costo.

Bruno Volpe

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